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TESTO Un Amore forte e tenero

don Mario Simula  

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Battesimo del Signore (Anno C) (13/01/2019)

Vangelo: Lc 3,15-16.21-22 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 3,15-16.21-22

In quel tempo, 15poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, 16Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.

21Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì 22e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Se Dio non consola il nostro cuore, la nostra vita, il mondo che ci circonda, significa che non è più in grado di riconoscere se stesso. E' come se fosse un altro Dio senza vibrazioni interiori verso l'uomo, sua creatura. Un Dio gelido, lontano. Un Dio indifferente. E un Dio indifferente, sarebbe come una bestemmia!
Il suo cuore è, invece, sempre pieno di tenerezza. E' accanto al nostro. Registra i battiti del nostro cuore col suo cuore. Il nostro e il suo cuore cantano all'unisono. “Consolate, consolate il mio popolo”.
Come mi sento amato! Come mi sento cercato! Come mi sento riconciliato! Nemmeno i miei peccati lo distolgono dall'amarmi.
Da che cosa comprendo la dolcezza misericordiosa di Dio? Dal fatto che Dio manda nel mondo il suo Volto umano, il Figlio. E io voglio preparargli la strada perché si riveli, traboccante, la bontà del Signore. Voglio alzare la mia voce con forza e con gioia incontenibile, perché il mio Dio, Gesù di Nazareth, viene con potenza. E' Lui il pastore che, instancabile, segue il suo gregge e conosce ad una ad una le pecore. Le chiama per nome. Le raduna. E ognuno di noi si sente al posto giusto quando il Signore lo stringe forte al suo petto e gli fa sperimentare il calore della sua premura e lo conduce delicatamente, come fa con le pecore madri.
Paolo non riesce a non manifestare al suo amico e discepolo Tito, questa felicità incontenibile: “Figlio mio, è apparsa la grazia di Dio che porta tutti gli uomini alla salvezza e all'amore. Lui suscita in noi la speranza, perché ogni volta che viene lo possiamo riconoscere Uomo Glorioso e nostro grande Dio”.
L'entusiasmo di Paolo è un fiume in piena. Dando forza, incisività, fuoco alle sue parole, continua a raccontare la sua esperienza inenarrabile dell'incontro con Gesù: “Amico mio, Tito. Amico mio, fratello, chiunque tu sia. Amica mia, sorella, nella tua bellezza e nella tua sofferenza, Gesù ha dato se stesso per noi, per liberarci dalle catene e fare di noi una comunità pura, desiderosa di compiere le opere dell'amore. Gesù, amico, fratello, nostro liberatore ci ha salvati purificandoci con l'acqua dello Spirito Santo, che ormai attraversa le nostre vene, le nostre cellule, i nostri pensieri, i nostri sentimenti”.
Riusciamo, noi, a comprendere a quale esperienza interiore ci sta chiamando il Padre, attraverso il Figlio visibile, uomo fragile come noi, attraverso il fuoco dello Spirito Santo? Se lo comprendessimo la nostra vita sarebbe un continuo grido d'amore, un'instancabile donazione d'amore; la vita delle nostre comunità sarebbe una testimonianza di fraternità senza confini, senza sgarbi, senza sgambetti, senza tranelli, senza parole cattive e distruttive.
L'evangelista Luca, per confermarci in questa sublime vocazione, ci mette a confronto con l'umiltà di Giovanni: “Io non sono il Cristo, io sono un povero penitente che guardando la mia esperienza non so fare altro che incoraggiare anche voi alla penitenza. Chi vi cambierà la vita sarà Gesù, nato da donna. Lui vi battezzerà con la forza dirompente dello Spirito Santo”. Gesù stesso, umile, non conosciuto da nessuno, uno dei tanti, uno dei peccatori in fila anche lui come gli altri in quel deserto infuocato della Giudea, si immerge nel Giordano e piega la testa sotto il flusso dell'acqua che il battezzatore versa sul suo capo.
E' il momento della manifestazione. Avviene l'inatteso, l'incomprensibile, il meraviglioso, ciò che nessuno si aspettava di poter vedere con i propri occhi, di poter sentire con le proprie orecchie. Su Gesù scende lo Spirito Santo come una colomba e il Padre fa sentire la sua voce: “ Tu sei il Figlio mio, l'Amato in te ho posto il mio compiacimento”.
Adesso capisco perché Gesù ci ama pazzamente. Perché Lui è l'Amato. Perché Lui suscita nel Padre il compiacimento che soltanto un Figlio unico e santissimo può suscitare. Perché Lui è dimora unica dello Spirito, e dal suo cuore scaturiscono continuamente le fonti inestinguibili dell'amore, come sulla croce. E da allora sempre.
Se io fossi capace di commuovermi! Se tutti insieme, fratelli nella fede, riuscissimo a commuoverci! Diventeremmo la novità e la forza irresistibile del mondo. Di un mondo nuovo. Di cieli nuovi e di terra nuova, come li desidera Dio.

Gesù, le mie orecchie hanno sentito la voce del Padre. Tu sei veramente l'Amato. Tu sei il Volto del Padre che rispecchia ad ogni bagliore di luce l'amore.
Tu, Gesù, sei l'acqua viva dello Spirito. Tu sei l'acqua e il sangue che distillano dal Tuo cuore come fonte di vita e di bellezza, come fonte di amore condiviso.
Tu, Gesù, sei colui che aspettavo. Eppure tante volte mi passi davanti, mi stai accanto, entri nel mio cuore, e io non ti riconosco.
Gesù, ti aspettavo e adesso che ci sei, non ti riconosco. E' il dolore più atroce della mia vita. E' la delusione più amara del mio cuore. E' il peccato più cocente che non riesco a perdonarmi. Perché ho vergogna di dirtelo. Di dirti che Tu ci sei e io non ti riconosco.
Quando imparerò l'ebbrezza della Tua consolazione, la maternità Tua che mi stringe al petto, la Tua forza che mi conduce per non smarrirmi?
Gesù, sicuramente tante volte sei entrato dentro di me. Ti sei guardato attorno e hai trovato freddo perché impedivo al mio cuore di amarti.
Gesù, tu sai come sono fatto: per Te, un prodigio; per me, un poco di buono che non ha il coraggio di guardarti negli occhi.
Io, Gesù, non riesco a dirtelo, ma voglio che Tu faccia quello che desideri ardentemente fare: entrare nel mio cuore malato, corrotto, fragile, incerto, senza amori stabili per Te. Entra. Io tendo a sbarrarti la porta in faccia, ma Tu sei più forte di me. Entra perché so che non mi fai violenza, ma col tuo amore favorisci la mia resa.
Gesù, fa' che io mi arrenda alla Tua manifestazione.
Gesù, fa' che io non opponga ostacoli al Tuo amore.
Gesù, rendi la mia vita capace di piegarsi ai tuoi piedi per sciogliere i legacci dei tuoi sandali. E' l'atto più grande d'amore di cui, oggi, sono capace. Tutto il resto mi sembra troppo, una pretesa, un atto di orgoglio. Ma Tu prendi tra le mani il mio volto e mi dici: “Guarda, scruta la tenerezza che provo per te! Accogli la misericordia che voglio donarti a piene mani”. Poi mi stringi e sento il flusso del Tuo amore e dei Tuoi doni gratuiti. E poi mi parli: Parole di vita, Parole per me, Parole da custodire e da meditare, Parole da gustare. Parole da raccontare. Si, Parole da raccontare. Io, che ti ho perseguitato, che mi sento come un aborto, posso raccontare di Te e di me. Anche se tanti segreti rimangono nel nostro scrigno.

 

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