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TESTO Tu sei il Figlio mio, l'amato

don Luciano Cantini  

Battesimo del Signore (Anno C) (13/01/2019)

Vangelo: Lc 3,15-16.21-22 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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In quel tempo, 15poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, 16Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.

21Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì 22e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Ed ecco
Luca, dopo aver narrato di Giovanni, l'attesa del popolo nei riguardi del Messia, la chiarezza con cui il Battista si pone di fronte alla gente, la sua predicazione e il suo arresto da parte di Erode (Lc 3,15-20, riportati solo in parte nel testo liturgico) mette davanti ai nostri occhi Gesù. Luca non ci racconta il battesimo di Gesù che affida ad un duplice inciso di grande importanza: mentre tutto il popolo veniva battezzato, e ricevuto anche lui il battesimo.
I due incisi si sovrappongono, il primo fa da sfondo al secondo ed entrambi sono premessa di quanto Luca desidera davvero raccontare: stava in preghiera.

Mentre tutto il popolo
Ciò che appare evidente è il significato universale del battesimo amministrato da Giovanni come risposta al bisogno di salvezza di tutto il popolo. È sicuramente una espressione iperbolica ma significativa di quanto l'evangelista racconta.
La parola battesimo, e il verbo relativo, sono una “traslitterazione” di una espressione greca che viene lasciata con il suo suono senza essere tradotta il cui significato è “immersione”. Non si tratta di un bagno di purificazione come nella ritualità ebraica che ognuno compiva per conto proprio, piuttosto un gesto di rinnovamento che viene ricevuto. Entrati nell'acqua ci si abbandona tra le braccia del Battezzatore per essere immersi e sollevati. Il gesto ha in sé una molteplicità di significati tra i quali spicca il fatto che la salvezza è un dono ricevuto, il frutto di una relazione, l'abbandono nelle braccia dell'altro.

Gesù, ricevuto anche lui il battesimo
Contrariamente a come l'iconografia cristiana, sia orientale che occidentale, raffigura il battesimo di Gesù come fatto isolato e solitario, nascondendo o attenuandone la portata simbolica, Luca interpreta il battesimo di Giovanni come prima risposta al bisogno universale di salvezza mentre il battesimo di Gesù sottolinea la sua appartenenza a tutto il popolo e la sua incarnazione in esso. Anche lui, insieme agli altri ha ricevuto il battesimo. Il mistero di Dio che si fa uomo (carne come in Gv 1,14), non è facile da descrivere e da capire, il vangelo di Luca racconta di Gesù che si mischia nell'umanità e non si distingue dalla gente, si accomuna ai peccatori a coloro che sentono il bisogno di conversione, si mette in fila con gli altri per il battesimo. L'inciso lucano è davvero mirabile perché riesce sinteticamente a esprimere la pienezza dell'incarnazione, che il battesimo con e nella umanità peccatrice orienta al compimento sulla croce.

Stava in preghiera
Ci troviamo al centro della frase, alla motivazione che ha generato i due incisi che abbiamo esaminato: Gesù stava in preghiera. Il verbo pregare (al participio presente) indica una azione continua, non un atteggiamento momentaneo, un tempo ritagliato tra altri tempi, lontanissimo dall'idea di un tempo ristretto per dire o recitare preghiere. Non è una preghiera rituale che richiede di indossare un abito (kippà, tallith, tefillin...) e avere un atteggiamento appropriato separato dagli altri atteggiamenti della vita, piuttosto una preghiera ininterrotta una costante immersione nella relazione col Padre, una perfetta comunione con Lui e il suo progetto di salvezza per l'uomo. Luca rivela Gesù nella pienezza dell'umanità che si affida al Padre e riceve la consacrazione per la missione che gli è consegnata.

Il cielo si aprì
La preghiera, in senso autentico, esprime obbedienza incondizionata al progetto del Padre (con tutti i limiti della nostra umanità), apre la porta del cielo, ci mette in comunicazione, esprime la comunione con il Padre, ci permette di comprendere noi stessi come figli amati del Padre, ci dispone ad accogliere il dono dello Spirito.
Discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, paragonandolo al volo di una colomba: il mistero della incarnazione, quello della corporeità, va oltre il Signore Gesù, anche Colui che è Spirito si manifesta corporeamente. L'umanità stessa di Cristo è un dono dello Spirito (cfr. Lc 1,35). La dimensione spirituale dell'uomo è percepita nella sua corporeità e ha bisogno del corpo per manifestarsi; Paolo arriva a scrivere: Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale (Rm 12,1-2).
Lo spiritualismo che sfocia nel sentimentalismo, nella razionalizzazione astratta, che rimane fuori dalla vita reale, che non cerca le persone, che non ha bisogno di una comunità, non ha posto tra le pagine dei vangeli; perché l'amore del Padre passa attraverso Cristo, anche attraverso la sua autentica, non intellettualistica, corporea umanità.

 

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