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TESTO L'Epifania non è la festa dei re magi

mons. Roberto Brunelli

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Epifania del Signore (06/01/2019)

Vangelo: Mt 2,1-12 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Mt 2,1-12

1Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme 2e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». 3All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. 4Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. 5Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:

6E tu, Betlemme, terra di Giuda,

non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda:

da te infatti uscirà un capo

che sarà il pastore del mio popolo, Israele».

7Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella 8e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».

9Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. 11Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 12Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Solennità dell'Epifania del Signore. Il vangelo (Matteo 2,1-12) è quello notissimo dei magi, i misteriosi sapienti che dal lontano oriente si recano in visita al neonato bambino Gesù e gli offrono ricchi quanto simbolici doni. L'episodio si presta a fascinose rappresentazioni e a interrogativi senza fine: da dove venivano? chi e quanti erano? come si chiamavano? perché hanno portato in dono proprio oro, incenso e mirra? a guidarli fu una stella o una cometa? e semmai, quale? eccetera. Tali domande non avranno mai risposta certa; servono soltanto a distogliere l'attenzione dall'autentico significato della festa. Va ricordato infatti che quella di oggi non è "la festa dei re magi": si legge questo episodio solo come spunto, tra i tanti possibili, per chiarire il significato del termine Epifania, cioè "manifestazione".

Dopo aver celebrato con il Natale il fatto della nascita di Gesù, la festa di oggi invita a riflettere sul perché. Perché il Figlio di Dio si è fatto uomo? Non per restare nascosto, non per ragioni sue private, ma appunto per manifestarsi, per farsi conoscere. E lo fa sin dalla nascita: ancor prima dei magi sono invitati a visitarlo i pastori di Betlemme. I pastori e i magi: vale a dire, gli ebrei e i non ebrei, i poveri e i ricchi, i socialmente irrilevanti e i dotti ricevuti a corte; insomma tutti, perché per tutti il Figlio di Dio si è incarnato, e tutti invita a conoscerlo e riconoscerlo e così fruire dell'opera che è venuto a compiere. Allo scopo, non solo la nascita ma l'intera vita terrena di Gesù è la sua epifania: qui sta la ragione prima dei suoi insegnamenti, delle sue tante guarigioni fisiche e spirituali, e infine della sua risurrezione.

Dio si fa uomo per mettersi al nostro livello, per rivolgersi a noi con parole e comportamenti da noi comprensibili. Per dirla con le parole stesse della Bibbia, "Molte volte e in molti modi Dio aveva parlato ai nostri padri per mezzo dei profeti, e infine ha parlato a noi per mezzo del Figlio": questi è l'apice della rivelazione di Dio, la sua piena epifania, la parola ultima dopo la quale non ce ne saranno di nuove, almeno sino a quando gli uomini giungeranno a Lui e potranno contemplarlo "faccia a faccia".

Si capisce allora l'importanza della festa di oggi. Essa richiama l'attenzione sull'indicibile magnanimità di Dio: l'Eterno, l'Infinito, l'Onnipotente, il Creatore e Signore dell'universo, Lui che non ha bisogno di niente e di nessuno, ha voluto entrare in contatto con le povere misere indegne creature quali noi siamo. Lo ha fatto per il nostro bene, come espressione del suo amore senza limiti; ma se l'ha fatto, significa anche un'altra cosa: che ci ha voluto in grado di dialogare con Lui. Ecco perché ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza: l'ha dotato, unica tra tutte le creature terrene, di intelligenza e di libertà, anzitutto proprio perché possa dialogare con Lui.

Con la propria intelligenza l'uomo sa lanciarsi in meravigliose avventure: esplora l'universo, inventa macchine e medicine, dà forma a bellezza e poesia. Ma può trovare avventura più esaltante del ricercare Colui che l'intelligenza gliel'ha data? E, meraviglia delle meraviglie, tale suprema avventura non è riservata a pochi temerari o mentalmente superdotati: Dio appaga chiunque, per ricercarlo, liberamente impegni quel tanto di intelligenza che possiede. Si può andar per mare su una barchetta come su un transatlantico; secondo il mezzo, si potrà giungere in America o sull'isolotto di fronte alla costa: in ogni caso, comune sarà l'ebbrezza del navigare, la soddisfazione di raggiungere la meta. Eloquente, in proposito, è la richiesta che a nome di tutti il sacerdote formula sul finire della Messa odierna: "La tua luce, o Dio, ci accompagni sempre e in ogni luogo, perché contempliamo con purezza di fede e gustiamo con fervente amore il mistero di cui ci hai fatti partecipi".

 

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