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TESTO Convincerci non aspetta tempo

padre Gian Franco Scarpitta  

II Domenica di Avvento (Anno C) (09/12/2018)

Vangelo: Lc 3,1-6 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 3,1-6

1Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’Abilene, 2sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. 3Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, 4com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia:

Voce di uno che grida nel deserto:

Preparate la via del Signore,

raddrizzate i suoi sentieri!

5Ogni burrone sarà riempito,

ogni monte e ogni colle sarà abbassato;

le vie tortuose diverranno diritte

e quelle impervie, spianate.

6Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!

Il profeta minore Baruc, segretario di Geremia nei tempi della deportazione, annuncia tempi di novità e di gioia imminente con il rientro prossimo degli Israeliti in patria; un evento del tutto gioioso e ricco di grandi realizzazioni a coronamento della speranza, che anima e sollecita sempre più i deportati. Perché in questo caso, omesso ogni intervento penalizzante da parte del Signore, si vede come Questi sia davvero egli stesso a prendere le iniziative a favore degli uomini che a lungo sono rimasti scoraggiati e sfiduciati dalle oppressioni e dalla cattività del popolo nemico. Si annuncia ora che Dio interviene con un atto di liberazione e di riscatto, per cui si invita alla letizia e alla gioia, perché le speranze non resteranno deluse.

Il passo è allusivo a un avvenimento già avvenuto e inciso dalla storia, ciò nonostante il suo contenuto è destinato a perdurare a lungo e anche ai nostri giorni siamo invitati a non demordere nella speranza, poiché Dio interviene sempre a nostro vantaggio.

Dio è Colui che viene a spezzare le catene di ogni tipo di schiavitù, sostenendoci costantemente e rinnovando la sua amicizia nei nostri confronti. Particolarmente a noi vicino come il Dio che viene, il Signore si mostra solidale nelle nostre apprensioni, condividendo i nostri assilli e i nostri problemi e liberandoci dalle nostre angosce, nel continuo sostegno nelle difficoltà, ma soprattutto viene a liberarci dal comune morbo distruttivo, che corrode i nostri rapporti oltre che distaccarci da lui: il peccato, che è il vero fautore di ogni sottomissione e di ogni schiavitù.

Essere schiavi dei nostri peccati è la ragione principale per cui, secondo Sant'Agostino, Dio ha voluto raggiungersi facendosi uomo e prima ancora nostro medico e maestro:

“Ma ecco, venne quell'Unico che era senza peccato per eliminare tutti i peccati: infatti un uomo meritevole di castigo non avrebbe potuto sciogliere chi era legato; un uomo colpevole non avrebbe potuto liberare chi meritava condanna.”. Da uomo innocente, Cristo Figlio di Dio, ci ha raggiunti per liberarci dalla soggezione del peccato e se noi fossimo consapevoli della perniciosità profonda di questo male comprenderemmo senza riserve quanto sia esaltante questo suo intervento a nostro favore. Dio ci libera dal peccato perché questo è la causa di ogni male e di ogni altro decadimento.

Anche inconsapevolmente, noi tuttavia avvertiamo una necessità reale di liberazione e di riscatto poiché siamo vittime di una oscura inquietudine e di un'occulta preclusione verso il bene che si presenta con subdole e ingannevoli apparenze di emancipazione.

Siamo succubi di noi stessi nella forma della presunzione e del falso orgoglio, oppressi dalla soggezione delle illusioni del successo e del guadagno facile, della ricerca di denaro non di rado gratuita e illecita che è alla radice di tutti i mali sociali. Siamo in costante ricerca inconsapevole di ideali e valori da coltivare con radicalità. Ci illudiamo di trovarli nei costumi e nelle mode passeggere, nell'ingannevole propaganda di false virtù e in questi ultimi secoli nella tendenza sempre più dilagante, divenuta anch'essa una moda, a relativizzare o addirittura a combattere oggi riferimento all'etica e alla verità assoluta. Non solamente siamo invischiati dal peccato e dalle varie strutture di peccato, ma vi è anche una certa cultura che legittima il peccato e l'immoralità, presentando il disordine morale come un valore imperante. Una tendenza che si può riassumere ( e di fatto è questo il su slogan): “Chi è senza peccato, rimedi al più presto).

Fu una situazione del tutto similare a questa appena descritta a meritare agli Israeliti il castigo della deportazione a Babilonia, ma adesso come allora Dio reagisce alle nostre ostinazioni con la promessa di affrancamento e di emancipazione dal peccato e da ogni tipo di male, che viene prima preannunciata nella promessa del Battista: “Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio.” Sarà il Messia il nostro liberatore, che non verrà a riscattarci nonostante i nostri peccati, ma appunto perché vittime del peccato. Solo un Dio capace di entrare nella vita dell'uomo e di camminare passo dopo passo con lui percorrendo i suoi stessi sentieri è capace di riscattarci dal tarlo che maggiormente ci corrode come uomini e di restituirci così la nostra vera dignità, che è quella di essere figli di Dio.

Nel suo Cristo Verbo Incarnato Dio verrà a riscattarci e irromperà nella nostra vita facendosi egli stesso partecipe della nostra condizione e diventando uno di noi, in tutto uomo, sebbene pur sempre Dio onnipotente e infinito.

A noi non resta che gioire prestando attenzione alla promessa che Giovanni Battista ci rivolge dal deserto, che non è solamente il luogo geografico delle asperità, ma anche la dimensione di assoluta privazione e di degrado spirituale in cui siamo sommersi: il deserto dell'assenza e dalla manchevolezza procurataci. Il esso il Battista ci risolleva nell'annuncio della salvezza universale ventura e allo stesso tempo ci invita a predisporci ad essa: “Preparate la strada del Signore, raddrizzate i vostri sentieri”. Un appello caldo e accorato a considerare seriamente la nostra situazione di peccato per potervi porre rimedio innanzitutto con un atto di umiltà che ci indica alla conversione e di conseguenza con la concretezza di atti speculari di avvenuto ravvedimento.

Ma fin quando si rimanda a domani, non ci si convincerà mai perché convincersi dell'amore di Dio comporta il decidersi adesso, senza procrastinare. E questo è il tempo in cui siamo chiamati a convincerci della grandezza di questo amore, per deciderci risolutamente per lui.

 

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