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TESTO Commento su Marco 13,24-32

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XXXIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) (18/11/2018)

Vangelo: Mc 13,24-32 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Mc 13,24-32

24In quei giorni, dopo quella tribolazione,

il sole si oscurerà,

la luna non darà più la sua luce,

25le stelle cadranno dal cielo

e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.

26Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. 27Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.

28Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. 29Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.

30In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. 31Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

32Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre.

COMMENTO ALLE LETTURE

Commento a cura di padre Gianmarco Paris

Per alcune settimane abbiamo accompagnato Gesù nel suo viaggio dalla Galilea a Gerusalemme e abbiamo accolto gli insegnamenti che con pazienza Egli offriva ai suoi apostoli sul valore del servizio e del dono di sé come cammino per diventare grandi. Giunto a Gerusalemme Gesù ha trascorso alcuni giorni insegnando nel tempio e ritirandosi di notte sul monte degli ulivi con i suoi discepoli. Nel tempio abbiamo accompagnato il dialogo con uno scriba sul comandamento più importante e l'insegnamento che Gesù dà circa il gesto umile e nascosto della vedova che offre a Dio tutta la sua vita.

Oggi siamo con Gesù e i discepoli sul monte degli ulivi. Il suo insegnamento nel tempio è giunto al termine; Gesù comprende che si avvicina il tempo in cui verrà consegnato ai pagani per essere condannato a morte e poi risorgere. Mentre contempla la città di Gerusalemme e il grande tempio che la sovrasta, rivolge ai discepoli il suo ultimo discorso, che riguarda “gli ultimi giorni”, cioè la fine del tempo e della storia umana.

Per fare questo Gesù si ispira alle immagini usati dai profeti. Alla fine il sole e la luna e gli altri corpi celesti smetteranno il compito che era stato loro assegnato dal Creatore, quello cioè di segnare il ritmo quotidiano del tempo. La fine del mondo rimanda al suo inizio e a colui che gli ha dato la vita. Al centro di tutti i segni che manifestano la fine c'è un evento: la venuta del “figlio dell'uomo” con potere e gloria. Quando Gesù parla di sé nel vangelo usa sempre questa espressione (figlio dell'uomo): essa indica allo stesso tempo la sua umile condizione di uomo e la sua missione divina, quella di portare a compimento l'alleanza d'amore tra Dio e l'umanità. Alla sua venuta il Figlio dell'uomo radunerà gli eletti, cioè riconoscerà coloro che hanno accolto l'alleanza di Dio. Come ascoltiamo nella prima lettura di Daniele, la venuta finale di Dio sarà un tempo di giudizio e discernimento: vita eterna per gli uni, vergogna e infamia per altri.

Come il progetto della creazione è cominciato dal cuore di Dio, così esso cammina verso una fine e un compimento, che sarà l'incontro con il Figlio di Dio. La creazione, la vita del mondo e la storia dell'umanità hanno avuto inizio per volere di Dio; esse camminano verso una fine, sono orientate verso una conclusione che indica il loro significato. Il Figlio dell'uomo, la storia umana di Gesù, ciò che ha fatto e ha insegnato, rivelano a noi credenti il senso della nostra vita e di tutto ciò che esiste nel mondo. Ci dicono da dove veniamo, verso dove andiamo, chi siamo chiamati ad essere. Per questo Gesù dice: “i cieli e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”.

Le parole di Gesù ci rivelano che la nostra vita è un cammino verso l'incontro con lui. Ciò che indica il senso (la direzione) del cammino di tutta l'umanità, che in un certo modo “anticipa” la fine, è ciò che Gesù ha fatto. Nella seconda lettura la lettera agli Ebrei ci dice che Gesù ha offerto un unico sacrificio per i peccati e si è seduto alla destra di Dio (è il senso della sua morte e risurrezione). Gesù ha donato amore dove c'era odio, luce dove c'era oscurità, unione dove c'era divisione. A partire da Gesù, ogni volta che qualcuno fa questo con i suoi gesti concreti, sta mostrando la direzione verso cui il mondo cammina, prepara la venuta del Figlio dell'uomo, anticipa il compimento della storia.

Gesù esorta i suoi discepoli a riconoscere i segni che parlano della sua venuta finale, come riconoscono i segni della natura che annunciano l'estate. E dice anche che gli eventi di cui parla avverranno prima che passi la sua generazione. La morte e risurrezione di Gesù sono il compimento della storia anticipato dentro la storia stessa, in un certo senso come il suo centro. Noi, come la generazione di Gesù, vediamo e accogliamo questo “centro della storia” nell'Eucaristia, nella quale Gesù dona la sua vita per noi e ci invita a fare la stessa cosa per gli altri. Tutti noi battezzati celebrando l'eucarestia riceviamo questo dono e questa consegna. In questo cammino facciamo esperienza della nostra debolezza e dei nostri limiti. E a volte nasce la domanda: è possibile vivere realmente come ha vissuto Gesù? È possibile attraversare la nostra storia nella speranza di incontrare alla fine il Figlio dell'uomo? Gesù ci dice che non solo è possibile, ma è anche il modo per comprendere il vero significato di tutto ciò che esiste.

 

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