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TESTO La nostra vigilanza: Desiderio e Attesa

don Mario Simula  

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XXXIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) (18/11/2018)

Vangelo: Mc 13,24-32 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Mc 13,24-32

24In quei giorni, dopo quella tribolazione,

il sole si oscurerà,

la luna non darà più la sua luce,

25le stelle cadranno dal cielo

e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.

26Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. 27Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.

28Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. 29Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.

30In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. 31Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

32Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre.

Il tempo della chiamata di Dio è sempre alle porte. La conclusione della nostra vita è sempre una sorpresa.
Anche quando è annunciata da una lunga sofferenza. L'attimo nel quale si chiude un tratto di strada e se ne apre un altro definitivo, rappresenta inevitabilmente un terremoto esistenziale. Ogni legame affettivo si spezza. Il sole si oscura. La luna non dà più la sua luce. Le stelle cadono dal cielo. Lo sconvolgimento della separazione sarà inevitabile e ci segnerà per sempre.
Fino a suscitare in noi interrogativi dolorosi: che senso ha la nostra vita? Quale destinazione tiene accesa la nostra speranza? Ho visto persone agonizzare, incapaci ormai di comunicare, che avevano fortemente incisi su tutto il corpo i segni di queste domande.
Gesù ci invita ad avere gli occhi aperti e il cuore vigilante. Ci chiede di apprendere l'arte della lettura di tutti i segnali della sua venuta. Il tenero albero del fico primaverile diventa il nostro simbolo. Quando le prime foglie si affacciano sui rami, sappiamo che l'estate è vicina.
La vita un po' gli rassomiglia.
Quando vediamo passare i giorni, le ore e gli attimi, è sempre il “momento”.
E' il tempo che appartiene al Signore. Alla sua Venuta. All'incontro con Lui. All'inizio di una festa senza fine. Così ci ha promesso Gesù. Ma quanto è difficile comprenderlo e crederlo, per la nostra fragilità e debolezza mortale. Corpi dilaniati, corpi consumati dalla malattia, corpi stroncati da avvenimenti tragici e improvvisi stanno davanti agli occhi e ci indicano una direzione senza luce e senza fiducia.
Ma Gesù ci parla di “festa senza fine”. Ci chiama a vedere più lontano. Ci chiede un occhio di fede più profondo. Ci domanda un atto di fiducia immenso nei suoi confronti.
Che cosa è vero, allora? La nostra miseria o la sua promessa?
Gesù ci dà una risposta piena di tenerezza. Ci invita ad un incontro di amore col Padre e con Lui. Un incontro possibile, anzi certo, se abbiamo vissuto una vita di amore. Se la nostra piccola e fragile esistenza si è resa feconda e meravigliosa di frutti: la misericordia, la pace, la povertà del cuore, la dedizione incondizionata alla causa della giustizia, l'attenzione alla sofferenza e ai sofferenti, la forza di affrontare la persecuzione per amore di Gesù il Maestro, la mitezza del cuore.
Se questi frutti, insieme alla benevolenza, al dominio di noi stessi, alla gioia, all'amore, alla pazienza, alla bontà, alla fedeltà hanno caratterizzato le nostre scelte, la nostra vita e i nostri rapporti, che paura dobbiamo avere della venuta del Signore? L'incontro con Lui, benché segni, per un istante, un distacco terribile e doloroso da ogni affetto umano, appaga tutti i desideri e ci fa entrare in quel Regno di felicità nel quale capiremo ogni cosa, e ogni persona rimarrà per sempre nella nostra vita, trasfigurata e nuova. Come lo saremo noi, trasfigurati e nuovi, in modo definitivo.
Abbracciati per sempre dall'amore di Dio.
Quale bisogno c'è di sapere il giorno e l'ora della venuta del Signore, se viviamo uniti a Lui in ogni respiro della nostra vita?
Quando Lui busserà alla nostra porta, capiremo che non è stata la prima volta. Già innumerevoli volte Gesù era venuto a farci visita, desideroso che noi gli aprissimo perché potesse stare con noi.
Basta pensare ad ogni visita del Signore quando abbiamo sofferto, quando siamo stati fatti oggetto di ingiustizia e quindi sottoposti ad una sofferenza peggiore della malattia, quando abbiamo sperimentato la gioia inestimabile dell'amore con il nostro sposo e la nostra sposa, quando abbiamo ascoltato una persona in difficoltà e le abbiamo spalancato i cancelli della speranza, quando abbiamo donato senza ricevere e senza aspettarci risposta, quando abbiamo sofferto l'emarginazione, l'arroganza, il lento stillicidio del rifiuto, quando nella preghiera abbiamo potuto fissare negli occhi il Signore.
Stiamo camminando verso la conclusione dell'Anno Liturgico. Siamo presi dal pensiero dell'Avvento.
La Parola di Dio diventa maestra e guida. Ci illumina, domenica dopo domenica, lungo i sentieri di una conversione alla misericordia. Affannarci per organizzare, fino all'esasperazione, ciò che proporremo alla comunità del Popolo di Dio, non è necessario. L'atteggiamento liberante, misericordioso, lungimirante ci chiede, in maniera più vera ed efficace, di cercare l'incontro con Gesù, Colui che salva, e di lasciarci cercare da Lui.
Signore, liberami dall'ansia del tempo che mi scivola tra le mani. Liberami dalla paura dell'incontro con Te. Insegnami, invece, a riempire il tempo di attesa di Te, nostra unica e certa Speranza. Come farebbe un fidanzato pazzamente innamorato della sua fidanzata.
Aiutami a cercarti e desiderarti di notte, quando non sono capace di riconoscerti se bussi alla mia porta; quando non sono fedele agli appuntamenti con te e sono costretto a camminare, a rincorrerti, ad implorare e rischiare lungo le strade, domandando se per caso qualcuno ti ha visto.
Aiutami a cercarti quando mi allontano e mi lascio portare fuori dietro desideri malati, inseguendo i miei peccati, le mie insulse voglie di comandare e di godere.
Aiutami a cercarti quando la prova mi accartoccia in me stesso e non mi lascia vedere oltre e non mi dà tregua e mi tenta facendomi apparire la vita senza futuro.
Aiutami a cercarti e desiderarti quando la solitudine mi fa vedere gli spettri di una vita misera, lamentosa e povera.
Gesù desidero vivere oggi, questo tempo, questa storia, questa mia vicenda umana, senza perderti mai di vista, ma tenendo lo sguardo sempre proteso, come fa un uccello notturno che scruta la notte e vede in lontananza ciò che il buio sembra nascondere a me.
Gesù amo la vita debole e semplice di oggi. Amo, ancora di più, la vita che mi attende e che verrà.

Quando? Attraverso quali vicoli? Per quali asperità? Non lo so. Forse non lo voglio sapere. Forse è bene che non lo sappia, perché ogni attimo ti appartiene e in ogni attimo ti appartengo e puoi rivolgermi la tua dolcissima chiamata: “Vieni. Vieni, benedetto, nel Regno. E' preparato per te.
Impara, già da adesso, che il mio Regno è in mezzo a voi, ne puoi già sentire la gioia e la dolcezza. Io ho comunque e infinitamente nostalgia di Te”.
Gesù, ti cerco. Ti desidero. Non ho paura della tua venuta. Non temo di smarrirti perché sono certo che tu mi cercherai e ti farai ritrovare. Io, sempre con Te, fino ad essere una sola cosa con Te.

 

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