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TESTO Commento su Ger 33,14-16; Sal 24; 1Ts 3,12-4,2; Lc 21,25-28.34-36

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I Domenica di Avvento (Anno C) (02/12/2018)

Vangelo: Ger 33,14-16; Sal 24; 1Ts 3,12-4,2; Lc 21,25-28.34-36 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 21,25-28.34-36

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 25Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, 26mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. 27Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. 28Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».

34State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; 35come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. 36Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Con la festività odierna, prima domenica di Avvento, capodanno del calendario della chiesa cattolica, la nostra vita di fedeli vive un duplice evento: l'attesa della venuta di Cristo, nella carne (il Natale), nella gloria (il Giudizio finale). Duplice evento ma unica speranza. Sia l'attesa che la speranza hanno come centro di riferimento il Cristo. Ma sono anche due manifestazioni, a noi che crediamo, favorevoli perché sono alla base della nostra salvezza: la debolezza del povero bambino sulla mangiatoia e la potenza e la gloria di chi ha i suoi “nemici a sgabello dei suoi piedi... e domina in mezzo ai (suoi) nemici”.

La prima comunità cristiana vissuto la tensione fra le due venute del Signore, in vista della parusia sua ritenuta imminente. Ma già ai tempi in cui San Luca scrisse il suo vangelo (70 dopo Cristo) i cristiani hanno preso coscienza che, la venuta del Signore, non avverrà in un imprevedibile futuro, poiché egli è presente anche ora, nella storia della salvezza. Egli può intervenire, pertanto, per giudicare il comportamento della nostra esistenza al momento della nostra morte.
Da quanto detto sopra, deriva l'invito che la Chiesa rivolge a noi fedeli di vigilare, stando attenti a non peccare, grazie ad una preghiera incessante e a una vita irreprensibile. Fin da ora queste ci rialzano e ci fanno levare il capo, permettendocisi affrettare l'avvento del regno di Dio: Dio può arrivare in ogni momento.
Caratteristica dell'Avvento, nel suo sviluppo, è la nota di attesa nel raccoglimento che caratterizza, nelle celebrazioni liturgiche, l'assenza del Gloria, i paramenti viola - tranne la terza domenica chiamata Gaudete in cui si possono indossare, per le celebrazioni liturgiche, paramenti rosacei - c'è in fine un uso abbondante di letture tratte dai profeti.

La prima lettura che, viene offerta alla nostra meditazione questa domenica, è tratta dal 33° capitolo del profeta Geremia. In questo brano egli ci dice che verranno giorni nei quali Dio realizzerà le promesse di giustizia fatte dagli uomini nella persona dei suoi servi, Abramo, Giacobbe e Davide, perché Dio è fedele. Da ciò deriva che, la giustizia di Dio consiste nel mantenere le promesse fate a favore del suo popolo, consiste nella sua misericordia.
Geremia invita, gli abitanti di Gerusalemme e di Giuda, a collocare la propria speranza in Dio e non con il potente di turno, come ha fatto sino a ora. Egli ricorda al popolo che solo Dio è fedele, mentre i potenti non fanno che cambiare alleanza a seconda del loro tornaconto. Questo avvertimento dell'uomo di Dio è valido a tutt'oggi, perché solo una speranza purificata da tutti gli idoli, da tutti i compromessi, dalle apparenze, da tutti i valori privi di veridicità, può essere una speranza fondata su Cristo. È bene, a mio parere, precisare cosa sia la speranza cristiana: è una speranza audace che ha come oggetto il Dio di Gesù-Cristo.

Il Salmista ci invita ad innalzare l'anima a Dio. Esso ci dice con fiducia che, il perdono dei nostri peccati, ci viene da Gesù, via che conduce al Padre, perché anche noi, nonostante tu ci hai creati poco meno degli angeli, siamo dei poveri peccatori, bisognosi della tua infinita misericordia. Perciò speriamo nella tua salvezza e ci consideriamo tuoi alleati.

La seconda lettura è tratta dal capitolo 3o della lettera di san Paolo ai cristiani della comunità di Tessalonica. In essa l'apostolo ci invita a contraccambiare con fedeltà alla fedeltà di Dio-Amore: “ il Signore vi faccia crescere e abbondare nell'amore vicendevole...per rendere saldi e irreprensibili i vostri cuori”. Egli ci esorta a vivere nelle nostra vita secondo un programma di amore verso il nostro prossimo affinché, preparati a “comparire davanti al Figlio dell'uomo” che è Amore, riempiamo della sua presenza l'intervallo che c'è tra il nostro pellegrinaggio di esilio e la Parusia: il tempo della Chiesa, durante il quale, vivendo la dinamica dell'amore rediamo presente e palpabile il Signore.
La “alleanza” che, nell'antico testamento, era stata snaturata al punto da farne una questione di “santità” legale, Cristo la ricolloca nel suo giusto ordine, facendola consistere nella “carità”, verso Dio e il prossimo. È sempre la carità che sta alla base della giustizia e della pace che si raggiungono solo morendo a se stessi per poi “risorgere” nel “Padre” e nei “fratelli”.

Il Vangelo, tratto dal testo di Luca ci propone, come la scorsa domenica, di meditare, ancora una volta, sulla fine dei tempi. Gli avvenimenti spettacolari e paurosi, non sono descritti per impaurirci, bensì per dare un significato reale a tutte le tragedie umane e per fare da cornice al venire del Figlio dell'uomo su una nube. È verso di lui che si orienta il nostro sguardo, sollevando il capo, con animo pieno di speranza, perché la nostra liberazione è vicina. A questo punto del Vangelo Luca, in confronto con gli altri evangelisti, ci presenta due elementi nuovi: Gesù stesso e il suo ritorno sono il primo elemento nuovo; il secondo è che Gesù ci confida il segreto di un incontro con lui, da considerarti per noi oltre che positivo, molto utile.
Il primo elemento è il mondo nuovo che sta per nascere e sarà innanzitutto lui. Ce lo troveremo faccia a faccia, ci rassicurerà e ci dirà: “Sono io non abbiate paura”
Il secondo elemento è contenuto nelle seguenti parole “Vegliate e pregate in ogni momento, per avere la forza di sfuggire a tutti questi mali che stanno per accadere e di comparire davanti al Figlio dell'uomo”. Se riusciremo a vivere secondo questi elementi renderemo possibile la giustizia di Dio in questa vita e così impediremo alle preoccupazioni di questa vita di condizionare la nostra esistenza.

Revisione di vita
- Perché mai all'inizio dell'Avvento la chiesa ci fa riflettere con la fine del mondi?
- Cosa rispondere a coloro che ci dicono che la fine del mondo è vicina?
- Come interpretare l'immagine della venuta del Figlio dell'uomo su una nube?

Marinella e Efisio Murgia di Cagliari

 

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