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don Luciano Cantini  

Tutti i Santi (01/11/2018)

Vangelo: Mt 5,1-12 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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In quel tempo, 1vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. 2Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

3«Beati i poveri in spirito,

perché di essi è il regno dei cieli.

4Beati quelli che sono nel pianto,

perché saranno consolati.

5Beati i miti,

perché avranno in eredità la terra.

6Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,

perché saranno saziati.

7Beati i misericordiosi,

perché troveranno misericordia.

8Beati i puri di cuore,

perché vedranno Dio.

9Beati gli operatori di pace,

perché saranno chiamati figli di Dio.

10Beati i perseguitati per la giustizia,

perché di essi è il regno dei cieli.

11Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi.

Vedete

Giovanni ci invita a stupirci... vedete quale grande amore ci ha dato il Padre. Capita troppo spesso di dare tutto per scontato, per ovvio, normale; l'invito è quello di aguzzare la vista, entrare nel mistero, andare oltre le apparenze, i luoghi comuni.
E' vero, siamo chiamati figli di Dio, lo diciamo di noi stessi perché riconosciamo Dio come creatore: egli ci ha fatti e noi siamo suoi (Sal 100,3), ma che senso diamo a questa appartenenza?
S. Agostino, scrive: “Chi di figlio ha soltanto il nome, non è vero figlio, che vantaggio ha da tal nome, se nulla significa per lui? Quanti si dicono medici ma non sanno curare i malati! Quanti hanno il nome di guardia, ma dormono tutta la notte! Allo stesso modo molti si dicono cristiani, ma in definitiva non lo sono, non sono ciò che il loro nome significa, non lo sono nella vita, non nei costumi, nella fede, nella speranza, nella carità” (commento alla lettera di san Giovanni, omelia 4).
Per dirci figli di Dio dobbiamo meravigliarci del grande amore con il quale da lui siamo amati; questa meraviglia però non viene da una ispirazione, o da una ascesa spirituale, ma è un dono che ci ha dato il Padre.

Fin d'ora
Il messaggio di Giovanni non è per comunicare una ovvietà, piuttosto ci invita ad andare oltre l'immaginazione, le aspettative, il pensiero dell'uomo. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri (Is 55,9). È un salto di qualità incredibile che ci viene chiesto nel tentativo di intuire appena la dimensione dell'amore di Dio che ci ha reso figli. Tra le frasi della lettera troviamo questa fatica che prima ci dice di essere chiamati figli di Dio per poi affermare fin d'ora siamo figli di Dio; ma il cammino non si ferma qui, la prospettiva è ben maggiore ciò che saremo non è stato ancora rivelato.
Il nostro futuro rimane nella oscurità, però ogni presente è rivelazione del successivo futuro, perché già lo contiene. Il nostro sguardo è breve e con dei limiti possiamo programmare e prevedere, immaginare e sognare; l'esistenza dell'uomo è tesa tra presente e il futuro, tanto più per il cristiano che ha coscienza di quanto futuro è già nel presente e quanto dell'oggi giungerà a compimento (“fin d'ora” e “non ancora”). Da qui nasce l'imperativo di leggere i segni dei tempi nella storia che viviamo nel presente.

Lo vedremo così come egli è
Ciò che percepiamo del nostro presente, la dimensione della storia, è solo la punta dell'iceberg di ciò che è in serbo per il futuro: Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano (1Cor 2,9). La prospettiva è senza misura saremo simili a lui.
Eppure, questa prospettiva è “già” nostra se nel racconto della creazione si dice: Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò (Gen 1,27). Giovanni ci annuncia il compimento di quanto è iniziato.
Occorre fare attenzione alle scorciatoie, è il racconto del primo peccato e il peccato di sempre: quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio (Gen 3,5). L'uomo con il peccato ha chiuso gli occhi e perso la capacità di guardare negli occhi di Dio - «tu non puoi vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare in vita» (Es 33,20).
È questione d'amore, di stupore per l'amore, di pienezza dell'amore: La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato (Rm 5,5).

Chiunque ha questa speranza
La nostra relazione con Gesù, il nostro sguardo su di lui, l'ascolto attento della sua Parola, la conversione quotidiana ai suoi insegnamenti, ci prepara alla visione finale di quella gloria il cui bagliore intravediamo nel volto di Cristo, oggi nascosto nel volto del povero, del malato, del forestiero (cfr. Mt 25,35): Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui.
La fede è vita: è vivere l'amore di Dio che ci ha cambiato l'esistenza. La fede è questione di incontro, non di teoria. (Papa Francesco@Pontifex_it· 28 Oct 18)

 

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