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TESTO L'Uomo visto dal basso

don Mario Simula  

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Vangelo: Mc 10,35-45 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

La tentazione insolente e fastidiosa, anche se molto lusingata, si affaccia di nuovo tra gli amici di Gesù. Si esprime in una richiesta: “Maestro, possiamo occupare un posto di privilegio nel tuo regno, io e mio fratello?”.
La sete è sempre la stessa: far prevalere anche una briciola di dominio, di autorità, di potere indiscusso. Come se in questo territorio franco del primo posto, risiedesse la nostra dignità, la grandezza e la realizzazione personale.
Attenzione. Nessuno di noi dichiarerà mai questo desiderio, irrefrenabile e un po' vergognoso, di contare qualcosa più degli altri. Saprà sempre camuffare la presunzione nascosta, dietro “parole corrette”: custodire l'unità, favorire la comunione, costruire la comunità. Si invoca ogni documento della Chiesa. Anche il Vangelo viene scomodato come avvallo alle nostre piccole e meschine ambizioni di grandezza.
Avviene nei laici. Avviene in chi è stato ammesso ad un ministero, cioè ad un servizio. Avviene tra i
sacerdoti. Tutti, senza scrupoli ma con sotterfugi, proviamo a farci strada. Noncuranti del bene di tutti,
Il vaccino contro questa malattia influenzale o è fuori commercio o è inefficace.
L'unica terapia ce la offre la Parola di Dio.
Gesù è straordinariamente grande e bello perché è uomo libero. Non dice mai ciò che non è. Non nasconde le difficoltà della strada stretta.
Non addolcisce mai ciò che è giusto per competere contro ciò che può essere più comodo e gratificante.
Parla dritto alla nostra vita. Mette a nudo il nostro cuore. Ci ristruttura profondamente, se ci fidiamo di Lui.
“Amici miei, non ho il potere di collocarvi nei ministeri più importanti. Soprattutto, fare questo non corrisponde al mio modo di pensare e al modo di pensare del Padre”. Così il capitolo del discorso mondano è chiuso. Senza equivoci, senza sconti.
Rimane il “che cosa fare?”. Le risposte di Gesù sono sostanzialmente due.
La prima: “Siete disposti a bere il calice che io berrò? Siete disposti a percorrere con me la strada dell'immolazione, del servo sofferente, sfigurato e disprezzato?”.
Se non diamo risposta a questi interrogativi, cade il discepolato. Non siamo “di” Gesù, ma siamo “del mondo”.
La seconda: “Chi vuole essere il primo tra voi, deve essere il servo di tutti. L'ultimo. L'ultimo per modo di dire, perché il mio regno è soltanto un regno per servire. La regalità che io conosco è una regalità di servizio, che si esprime simbolicamente e di fatto nella lavanda dei piedi. Parte dal gradino infimo. Da terra. Dal basso”.
Ci aspettavamo qualcosa di diverso? No, affatto. Se il prezzo della venuta del Signore è l'amore incondizionato, questo amore si rivela nel dono totale della propria vita, fino all'ultimo rantolo, fino all'ultima goccia di sangue, fino all'ultimo frammento di “dignità”. Ogni altro itinerario porta ad essere potere mondano, bramoso soltanto di dominare e non di servire; porta alla corruzione più che al bene comune; porta all'apparire a qualsiasi costo, fosse anche il prezzo di sacrificare gli altri, invece che se stessi.
La Signoria di Gesù è veramente un controsenso per il nostro piccolo cabotaggio.
Sconfigge e umilia ragionamenti come questo: “Chi l'ha deciso? Ma io non sapevo nulla! A queste condizioni (poco spazio per il mio potere!), fatevelo voi”. Altri ragionamenti: “Ma io sono lettore, ma io sono accolito, ma io sono diacono, ma io ormai sono prete”. Ministeri come minacce, ministeri come ricatti, ministeri come piedestalli già sprofondati prima di essere calcati. “Quindi...?”, ci direbbe Gesù. “Cosa vuoi? Che io scenda a patti con la tua ridicola presunzione? Piega le ginocchia e inizia a lavare i piedi di tutti, senza mai alzare gli occhi oltre le ginocchia. Il tuo trono regale conosce soltanto questa altezza. Vertiginosa”.
Amabile Signore, prendi atto della nostra incorreggibile voglia di contare, di apparire, di essere i primi, di venire scritturati come attori principali e indispensabili. Sii paziente e buono con noi. Ti accorgi, Gesù, come il mondo sia malato di protagonismo? Vedi come anche le nostre comunità si frantumano a causa delle rincorse verso piccoli avanzamenti di “carriera”, fino a volersi reciprocamente male? Gesù, mentre ci accompagni con la tua tenacia di educatore esperto e paziente, che ci prende per mano e cerca di trarre da noi il bene autentico che Tu hai seminato a piene mani, insegna a noi la logica della lavanda dei piedi. Gesù, per adesso, riesco soltanto ad immaginarla una comunità nella quale tutti sono sinceramente al servizio. Riesco soltanto a sognarla una Chiesa nella quale l'onore più grande e ambito è essere collocati all'ultimo posto, ma con stima, con benevolenza, non come pezze da piedi. Gesù, è quello che tu vuoi, l'unica grande lezione che ci hai dato con le parole e con la vita. Fino all'ultimo posto della croce, stranamente collocata nel posto più alto. Per adesso, oltre a questo traguardo del desiderio e del sogno non riesco ad andare. Gesù, se ci metteremo insieme ma con Te, potremo vedere una Famiglia di Dio tutta splendente, senza macchia e senza ruga.

 

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