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TESTO Commento su Ger 23,1-6; Sal 22; Ef 2,13-18; Mc 6,30-34

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XVI Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) (22/07/2018)

Vangelo: Ger 23,1-6; Sal 22; Ef 2,13-18; Mc 6,30-34 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Mc 6,30-34

30Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. 31Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. 32Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. 33Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.

34Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Questo commento vuol essere una piccola riflessione su tre verbi portanti della Parola: “Sbarcando, VIDE molta folla e si COMMOSSE per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise ad INSEGNARE loro molte cose.”
VIDE, COMMOSSE, INSEGNARE, questi sono i tre verbi che illuminano la parola di questa domenica, e che potremmo definire come i verbi del Pastore.
Il primo verbo VEDERE lo troviamo spessissimo nei testi biblici, a partire dalla Genesi 1 “4Dio vide che la luce era cosa buona”, all'Apocalisse, nell'Epilogo “8Sono io, Giovanni, che ho visto e udito queste cose...”. Gesù VIDE...che non è il nostro vedere, anzi spesso il nostro non voler vedere, soprattutto quando il vedere ci pone davanti la fragilità umana nei suoi diversi aspetti sociali e familiari. Ricordiamoci che Dio non è come i nostri “idoli” che hanno occhi ma non vedono: Lui vede e provvede, nonostante le miserie umane.
Il secondo verbo COMMOSSE. Se ci pensiamo bene l'accoppiata “Vedere e Commuovere” si trova spesso nei testi evangelici, vedasi: la vedova di Nain, il buon Samaritano, il Padre misericordioso”... Interessante poi che il termine “commuoversi” è un termine tipicamente femminile, che letteralmente dovrebbe tradurre “sentirsi smuovere il grembo”, un po' come quando esprimiamo le sensazioni date da “un pugno nello stomaco, sentirsi le farfalle nello stomaco, mi ha preso lo stomaco...” che sono tutte forme per esprimere il termine commuoversi.
Infine il terzo verbo: INSEGNARE. Non è un insegnare cattedratico, dall'alto verso il basso, perché Gesù, se notate bene, si pone sempre a sedere per due buone ragioni pedagogiche e psicologiche: la prima è mettere chi ascolta nelle migliori condizioni di ascolto (non si sta forse noi seduti nelle panche, più o meno comode, quando ascoltiamo la Parola o l'omelia?), e la seconda è che Gesù si pone alla stessa altezza di chi lo ascolta per non farlo sentire in soggezione, pur mantenendo tutta la sua autorevolezza e autorità umana/divina. Gesù educava la folla con la Parola espressa in parabole, per far passare il messaggio d'amore e di condivisione, il tutto chiamata “relazione”.
Quindi tutto ci porta alla “relazione” binaria, noi con Dio, noi con il prossimo (famiglia, chiesa, società). Dio/Gesù è quindi il Pastore che ha una relazione con tutti, per tutti, in tutti, ma personalizzata con ognuno di noi, per ognuno di noi, in ognuno di noi. Sta solo a noi accettarla e viverla con pienezza ogni giorno, per tutti i nostri giorni, fino alla fine dei tempi.
Per la riflessione di coppia e di famiglia.
- Io, come persona, so VEDERE oltre le mie convenienze le necessità del prossimo?
- Io, come coppia, famiglia, so COMMUOVERMI di fronte ad altre realtà familiari in crisi e essere per loro consolazione umana e spirituale?
- Io, come comunità, so INSEGNARE la condivisione attraverso gesti concreti di carità, che non siano solo formali, ma di continuità sostanziale nella realtà umana?

CPM di Pisa

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