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TESTO Affidarsi alla Provvidenza

don Michele Cerutti

II domenica dopo Pentecoste (Anno B) (03/06/2018)

Vangelo: Gv 8,31-59 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 12,22-31

22Poi disse ai suoi discepoli: «Per questo io vi dico: non preoccupatevi per la vita, di quello che mangerete; né per il corpo, di quello che indosserete. 23La vita infatti vale più del cibo e il corpo più del vestito. 24Guardate i corvi: non séminano e non mietono, non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. Quanto più degli uccelli valete voi! 25Chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? 26Se non potete fare neppure così poco, perché vi preoccupate per il resto? 27Guardate come crescono i gigli: non faticano e non filano. Eppure io vi dico: neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. 28Se dunque Dio veste così bene l’erba nel campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, quanto più farà per voi, gente di poca fede. 29E voi, non state a domandarvi che cosa mangerete e berrete, e non state in ansia: 30di tutte queste cose vanno in cerca i pagani di questo mondo; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. 31Cercate piuttosto il suo regno, e queste cose vi saranno date in aggiunta.

Meditando questi pochi versetti del Libro del Siracide viene esaltata in particolare la Sapienza di Dio per le meraviglie che Opera nella creazione. La Parola ci invita, in questi pochi versetti, a togliere quella sorte di mito che la creazione porta in sé.
Mi spiego meglio: Nessuna creatura ha uno spirito proprio perché tutte le cose sono create e poste in essere dal Creatore per un loro scopo da sempre fissato.
Collegando questo brano con il brano del Vangelo impariamo come discepoli del Signore a testimoniare la fiducia nell'amore del Padre. Ci viene chiesto quindi una vita liberata da ansia, inquietudine e paure. Se non ci affidiamo alla Provvidenza subiamo 4 tentazioni:
-CAUSALITA' in cui tutto è caso.
-FATALISMO in cui tutto ci si rassegna.
-PESSIMISMO in cui ci si aspetta che il bene arrivi da solo.
-TENTARE DIO ovvero pretendere da Dio quello che si vuole.
Di contro l'affidamento alla Provvidenza ci apre alla generosità perché cresciamo nella consapevolezza che Dio non ci lascia soli.
I Santi sono maestri dell'affidamento alla Provvidenza. Le loro opere nascono e crescono con questa consapevolezza che è “Dio che fa”. Tanti anedotti della loro vita mettono in evidenza questo loro affidamento.
Giovan Battista Peruzzo, che fu poi arcivescovo di Agrigento, soleva raccontare che, quando era semplice frate passionista, fu incaricato di reperire i fondi per la costruzione d'un convento a Caravate, in provincia di Varese. Aveva avuto però ordine di non fare collette là dove c'erano benefattori di altri conventi, perché i suoi superiori non solo non volevano saperne di sovvenzioni, ma erano anche molto guardinghi dei rispettivi orticelli dove assolutamente non volevano che qualcuno andasse a raccogliere in vece loro.
Padre Peruzzo non sapeva da che parte incominciare e si recò da un suo vecchio amico che aveva costruito la chiesa del Corpus Domini a Milano, pregandolo di indicargli qualche persona disposta ad aiutare un'opera benefica.
L'amico lo guardò come se gli avesse chiesto la luna e gli disse, mettendosi il pollice della mano aperta sulla punta del naso:
- Chiappa il merlo! Se vai a mietere tu dove semino io, bella coppia facciamo! Quelli poi si mettono ad aiutare te e mi lasciano con un palmo di naso!
Padre Peruzzo, desolato e mortificato, non ebbe nulla da rispondere; sfogliando il bollettino La Divina Provvidenza che stampava Don Guanella, gli venne in mente d'andare a trovare questo sacerdote di cui aveva saputo con quanta rapidità aveva fondato tante case di accoglienza.
Lo andò a trovare e fu ricevuto con grande cordialità. Don Guanella ascoltò tutti i suoi motivi, le difficoltà, quindi lo condusse in cappella a fare una visita al Santissimo Sacramento. Lo tenne quindi a mangiare e a dormire discutendo vari aspetti dell'impresa. Finalmente quando seppe che non aveva neppure uno spicciolo per dar mano ai lavori, disse:
- Ma, Padre Peruzzo, questo è il modo migliore per iniziare un'opera: così ci fidiamo solo della Provvidenza e ci convinciamo che è Dio che fa per noi e non noi che facciamo per lui!
Don Guanella, prima di congedare Padre Peruzzo, gli fece una lista di persone generose alle quali poteva rivolgersi e l'indomani lo accompagnò in una visita presso coloro che più potevano aiutarlo e consigliarlo.
Con questo primo giro le cose cominciarono ad avviarsi bene e Padre Peruzzo, al colmo della riconoscenza, ricordando quel: Chiappa il merlo! chiese a Don Luigi se la sua richiesta non lo avesse danneggiato.
- Ma non sono io che fo un piacere a lei; è lei che fa un piacere a me! Non poteva farmi proposta migliore, perché chi crede che la Provvidenza aiuti fino a un certo limite, non crede nella Provvidenza! Per ogni benefattore che faccio trovare a lei, la Provvidenza ne manderà cento a me; o comunque quanti ne avrò bisogno... Centuplum accipietis! L'ha detto il Signore e non c'è che da credere a Lui!

(tratto da “Parabole di un buon samaritano” - Edizioni Nuove Frontiere)

 

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