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TESTO Commento su Gv 19,31-37

Monastero Domenicano Matris Domini  

Giovedì Santo (Messa in Cena Domini) (29/03/2018)

Vangelo: Gv 19,31-37 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Gv 13,1-15

1Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. 2Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, 3Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, 4si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. 5Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. 6Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». 7Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». 8Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». 9Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». 10Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». 11Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».

12Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? 13Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. 14Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. 15Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi.

Lectio
31Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato - era infatti un giorno solenne quel sabato -, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via.
Soggetto di questo versetto sono i Giudei, cioè i sommi sacerdoti, i principali responsabili della morte di Gesù. Il popolo di Israele per la sua sensibilità non sopportava l'uso romano secondo il quale i crocifissi restavano esposti allo sguardo dei passanti per parecchi giorni dopo la loro morte. La legge di Mosè ordinava di seppellire i cadaveri prima di sera, perché la maledizione che li aveva colpiti non contaminasse il paese di Israele (Dt 21,22).
Giovanni motiva la richiesta delle autorità giudaiche con la coincidenza con il giorno della Parasceve cioè il venerdì vigilia della Pasqua. Da questa indicazione sappiamo che Gesù fu condannato in giorno il 14 di Nisan, venerdì.
Per portare via i corpi dei condannati era necessario fossero morti, per cui i Giudei chiesero che fosse loro inflitto il crurifragium, una pena supplementare che non era sempre applicata. Per accelerare la morte per soffocamento dei condannati venivano spezzate loro le gambe con delle sbarre di ferro.

32Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all'uno e all'altro che erano stati crocifissi insieme con lui. 33Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe,
Gesù era nel mezzo dei tre patiboli, ma i soldati si dedicano prima ai suoi due compagni di sventura. Questo prepara l'attesa a ciò che accadrà al corpo di Gesù.

34ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.
Questo soldato è stato chiamato dalla tradizione Longino, da logkhé: lancia. Egli colpì con la lancia il fianco destro di Gesù, non per dargli il colpo di grazia, ma per assicurarsi della sua morte. Giovanni non specifica se si trattasse del fianco destro o sinistro. La tradizione ha privilegiato il fianco destro rifacendosi a Ez 47,1 cioè alla simbologia dell'acqua che esce dal tempio dal lato destro. E' attestato che i Romani portavano il colpo mortale al cuore introducendo la lancia in modo trasversale a partire da destra. I medici ritengono che in questo modo la lancia raggiungesse esattamente il cuore.

L'esito di questo colpo è lo sgorgare di sangue e acqua. Il verbo sgorgare (exelthen) è lo stesso che si trova nella profezia di Ezechiele (47,1) in cui l'acqua esce dal tempio. Questo dà l'idea di una fonte nascosta che sgorga da Gesù.

35Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate.
Questa insistenza sulla testimonianza oculare non implica che l'evangelista attribuisca allo sgorgare di sangue e acqua un carattere miracoloso. Non è normale che da un cadavere escano sangue e acqua. A questo riguardo sono state avanzate diverse teorie mediche. Giovanni riferisce certo un evento vero ma lo riporta a causa del suo significato Cristologico. Chi ha visto ci riporta il simbolo di una realtà appartenente all'ordine della rivelazione. Il suo scopo è quello di suscitare la fede. Tenendo conto di altri passi del vangelo di Giovanni, si può vedere che l'acqua è simbolo dello Spirito Santo che Gesù è venuto a portare (cf. Gv 7,37.39 e 4,14). Il sangue è il dono della vita, e il suo essere versato significa l'amore che egli ha avuto verso tutta l'umanità. E' qui che si innesta la devozione al Sacro Cuore di Gesù, che festeggiamo in questo giorno.

36Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso.
Giovanni ci dona anche un'interpretazione scritturistica di questo fatto. Il riferimento alle ossa può essere preso dalle indicazioni riguardanti il consumo dell'agnello pasquale: “Non ne spezzerete alcun osso” (Es 12,46). Quindi Gesù è il vero agnello pasquale, anzi l'agnello di Dio indicato da Giovanni Battista, non solo la vittima sacrificale, ma soprattutto colui che libera gli Ebrei schiavi in Egitto, colui che libererà definitivamente il suo popolo.
Un altro testo è Sal 34,21: “Il Signore custodisce tutte le tue ossa, neppure uno sarà spezzato”. Il salmista perseguitato ma sicuro della sua vittoria può essere considerato una figura di Gesù. Secondo la mentalità giudaica, l'integrità dello scheletro era una garanzia, anzi una condizione per la futura risurrezione.

37E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto.
Il secondo testo della Scrittura interpreta insieme il colpo di lancia e lo sgorgare del sangue e acqua. Proviene dal libro del profeta Zaccaria (12,10). In una profezia riguardante la fine dei tempi (capitoli 9-14) questo profeta parla di un misterioso personaggio che gli Israeliti hanno combattuto e ucciso, ma la cui morte condurrà alla conversione dei cuori. Egli porterà la pace definitiva. Questo testo fu applicato sin da subito a Gesù.
Ciò che avvenne dopo la morte di Gesù ha dunque un valore simbolico molto importante. Agli occhi dei credenti Gesù non è un cadavere destinato alla dissoluzione, bensì il corpo prossimo alla resurrezione, quello del Signore vivente che dona lo Spirito.

 

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