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TESTO Commento su Ez 34,11-12.15-17; Sal 22; 1Cor 15,20-26.28; Mt 25,31-46

CPM-ITALIA Centri di Preparazione al Matrimonio (coppie - famiglie)  

XXXIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) - Cristo Re (26/11/2017)

Vangelo: Ez 34,11-12.15-17; Sal 22; 1Cor 15,20-26.28; Mt 25,31-46 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Mt 25,31-46

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 31Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. 32Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, 33e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. 34Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, 35perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, 36nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. 37Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? 38Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? 39Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. 40E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. 41Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, 42perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, 43ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. 44Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. 45Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. 46E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

La tentazione diffusa e purtroppo spesso praticata è di fare di questa festa l'esaltazione della gloria, della regalità a cui si devono inchini e incensamenti, di esaltazione di una regalità in nome della quale si issano bandiere e si fissano confini sia fisici che intellettuali per tenere fuori chi a nostro avviso non si adegua ai nostri riti, o anche solo dentro i quali ci chiudiamo per godere da soli i benefici della nostra situazione.
Quante immagini costellano il panorama religioso della cattolicità in cui si vede Cristo trionfare dall'alto in guisa di monarca circondato da schiere di angeli serventi che sovrastano una umanità lontana e piegata.
Forse un equivoco sul significato vero di questa festa comincia dal suo nome: la dicitura corrente è incompleta perché meglio sarebbe dire :Cristo Re dell'Amore .
Tutte e tre le letture scelte per questa ricorrenza in modo più o meno esplicito ci richiamano alla esigenza primaria dell'amore che solo può essere il fondamento della potenza e dell'autorevolezza
Ezechiele ci presenta il Signore che esprime un amore profondo e generoso verso le sue pecore che va a cercare ovunque si siano disperse e per le quali solamente desidera il poterle radunare insieme e a se, senza recriminare e punirle per essersi allontanate ma piuttosto dando la colpa di ciò ai cattivi pastori( Eccomi contro i pastori: a loro chiederò conto del mio gregge.....Ez. 34,8) che spesso possiamo essere noi chiusi nelle nostre certezze o nella discussione sterile che ci fanno dimenticare la cura dei deboli
“Andrò in cerca della pecora perduta.....fascerò quella ferita.....curerò quella malata (Ez.34, 16)

Anche le parole di Paolo che a prima vista parrebbero esaltare solamente la potenza miracolosa di sconfiggere la morte, in realtà esaltano l'Amore più grande possibile che è quello di desiderare la Vita per tutti :
“....in Cristo tutti riceveranno la vita...(1a Corinzi 15,22)
ecco non noi possiamo offrire doni al CRISTO RE ma Lui ci fa dono del bene più grande LA VITA, una vita ancora migliore di questa che pure Dio per mezzo dei nostri genitori ci ha donato, ma una vita piena senza dolore né paura

E infine la liturgia di questo giorno ci propone le parole stesse di Gesù che alla vigilia della sua passione, con l'urgenza di indicare la vera via verso la verità di Dio, ci indica chiaramente l'unica fonte di salvezza e di gloria nell'AMORE VERSO I FRATELLI specialmente quelli che si sono smarriti o allontanati come le pecore della prima lettura, fratelli che egli considera come se stesso tanto che esalta l'Amore dato a loro come dato a Lui stesso anche se chi ha amato non lo ha conosciuto
“...in verità vi dico tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me...(Mt 25,40)

L'augurio che dobbiamo fare ad ognuno di noi e alla Chiesa tutta è che questa festa non diventi mai l'esaltazione della potenza, della forza e della regalità secondo la mentalità di questo mondo ma al contrario sia per noi occasione di riprendere con tutte le nostre forze ma in umiltà l'unica via che ci può portare verso la verità di Dio che è soltanto l'Amore praticato qui ed ora e sperando che questa festa sia davvero
La festa di
CRISTO RE DELL'AMORE

Revisione di Vita
Spesso nelle nostre attività, anche di tipo religioso e formativo, siamo inclini a richiuderci nel gruppo che conosciamo da più lunga data, nel giro degli amici che la pensano come noi, delle persone benpensanti e “ in regola”; per dirla con le parole del profeta e di Gesù stesso ci fermiamo volentieri nel recinto dell'ovile insieme alle pecore che non sono mai uscite, magari pensando a volte che quelle che si sono smarrite in fondo hanno scelto loro di uscire.....
“...guai ai pastori d'Israele che pascono se stessi.....non avete reso forti le pecore deboli, non avete curato le inferme, non avete fasciato le ferite, non avete riportato le disperse.... “

- Abbiamo a volte perso l'occasione di uscire dal recinto per andare là dove sono gli altri, magari feriti dalla vita, smarriti seguendo falsi sentieri, allontanatisi per paura del giudizio o del rimprovero?
- Avvicinando i cosiddetti “lontani” che cosa mostriamo per primo: Amore o Giudizio?

Marinella e Enrico Gualchi - CPM Torino

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