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TESTO Giustizia e compassione

Paolo Curtaz  

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XXV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (24/09/2017)

Vangelo: Mt 20,1-16 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Mt 20,1-16

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: 1Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. 2Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. 3Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, 4e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. 5Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. 6Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. 7Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.

8Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. 9Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. 10Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. 11Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone 12dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. 13Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? 14Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: 15non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. 16Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

No, certo, Dio non la pensa come noi.

E per quanto ci sforziamo non riusciremo neanche lontanamente ad afferrare la sua visione delle cose.

Così Isaia scuote i deportati in Babilonia indicando loro la corretta logica di Dio: se saranno riscattati, se potranno tornare in Israele, se infine, ritorneranno liberi, non sarà per loro merito ma per iniziativa gratuita del Signore!

Paolo, commosso, riceve da Filippi, la più amata fra le sue comunità, la prima “europea”, Epafrodito che gli porta consolazione e denaro. È una visita inattesa che aiuta Paolo a sostenere le angustie e la prigionia di Efeso e lo convince a resistere anche se tutto, apparentemente, sembra precipitare nel caos come, forse, sta accadendo a molti fra noi in questo mondo che pare dissolversi.
Come possiamo, allora conoscere la logica di Dio?

Scrutando la Parola, meditandola, celebrandola perché, davvero, diventi lampada i nostri passi.

Come accade, oggi, con l'incomprensibile parabola degli operai dell'ultima ora.
Il padrone della vigna
È il padrone il protagonista della parabola.

È di lui che Gesù vuole parlare, e della sua idea di giustizia e di merito.

Perché in Israele tutti erano convinti, anche gli apostoli!, che la salvezza si dovesse meritare, e che la fede fosse una sorta di contratto fra dare e avere. E anche noi, spesso, pensiamo qualcosa del genere.

Nonostante Gesù, nonostante il vangelo, nonostante duemila anni di cristianesimo.

gli operai della prima ora, e anche noi lo abbiamo pensato: questo padrone esagera pagando gli operai dell'ultima ora come quelli della prima. Non è giusto.

Dio ci invita a superare la giustizia e ad entrare nella sua logica che è ben più ampia.

È giusta, la giustizia, ci aiuta nei comportamenti umani ma, ad un certo punto, raggiunge un limite che non riesce a superare. È allora che c'è bisogno di qualcosa di più grande della giustizia.

Resta, la giustizia, ma non è più sufficiente. Intervengono il perdono, la misericordia, la compassione.
No, la giustizia non basta.
Good news

La splendida notizia della parabola è che il Dio di Gesù ama anche gli ultimi e non soltanto i primi, come dicevano i farisei. E che Dio vuole che tutti siano primi!

È un'altra la giustizia di cui parla Gesù, va più a fondo, supera la proporzionalità, porta gli ultimi al livello dei primi. Seguendo questa logica anche noi discepoli possiamo capire qualcosa di Dio e di noi stessi. Sì, certo, la giustizia fa parte dell'edificio, ma non ne è la pietra angolare.

Davanti a questa sovrabbondanza, a questa savia follia, si respira aria di conversione.
Si convertono i peccatori, capendo che non sono più ultimi.

Si convertono i giusti, che non chiudono più Dio dentro la gabbia della giustizia.

Non è per i nostri meriti che siamo amati da Dio. Ma per i nostri bisogni. E questo amore ci spalanca allo stupore.
I servi

Anche noi fatichiamo ad uscire dalla logica del merito e del giudizio e, quel che è peggio, rischiamo di proiettarla addosso a Dio. Uscita dalla porta, la visione meritoria della fede in qualche modo rientra dalla finestra, opprimendoci sotto pesanti sensi di colpa e di inadeguatezza.

Da questa visione dobbiamo convertirci per credere nel Dio che Gesù è venuto ad annunciare.

Non il merito, ma l'amore gratuito di Dio ci salva. Perciò, accogliendo questo amore, compiamo opere meritorie.

Il padrone, inizialmente protagonista della parabola, viene, durante il colloquio, chiamato correttamente Signore, identificandolo così con Dio. Dopo avere dato ascolto ai servi e spiegato le sue ragioni, insinua un dubbio, come dicevamo.

Non fa una piazzata, non batte i pugni sul tavolo, non fa pesare la sua autorità (può fare quel che vuole del suo denaro!) ma mette una piccola pulce nell'orecchio dei servi.
E, rileggendo il testo, ha di che farlo.

Vedendo gli operai dell'ultima ora ricevere un denaro, quelli della prima ora pensano: «a noi darà di più». Ma, vedendosi pagare solo un denaro mormorano, non hanno nemmeno il coraggio di parlare apertamente!, e dicono: «a loro devi dare di meno». Non dicono quello che pensano, sarebbe stato più onesto. Sono pavidi, chiedono per gli operai delle cinque del pomeriggio meno. Meno di un denaro.

Meno del necessario per sfamare una famiglia. Chiedono per gli altri la fame. Forti con i deboli. Deboli con il forte. Immondi.

Certo, si nascondono dietro alti principi di giustizia, e hanno ragione.

In realtà celano un cuore piccolo che, invece, di reclamare di più, come vorrebbero, si vendica sugli altri perché abbiano di meno. Terribile.
Che fatica
Fatico ad accettare questa parabola disarmante, lo confesso.

Mi sento anch'io come l'operaio se non della prima, della seconda ora. Fatico soprattutto nel superare la giustizia.

Verso me stesso, sempre pronto, come credente, a confrontarmi con ciò che potrei essere, o diventare. A pesare col bilancino i miei difetti e le mie mancanze, come se a Dio importasse qualcosa dei miei peccati, sempre attento a mostrare di me il lato migliore, più evangelico, più luminoso.
Preoccupato della mia immagine, anche spirituale.

A volte intransigente con me stesso, fiero di poter apparire giusto agli occhi di Dio. Che idiota.

Fatico nel superare il senso della giustizia verso i miei fratelli. Sempre accogliente, certo, ma a certe condizioni. E più accogliente verso le persone più brillanti e simpatiche, più interessanti. Meno verso quelle che considero goffe, o superficiali, o arretrate nel cammino della conoscenza e della fede. A loro, certo, non darei un denaro, non metterei sullo stesso piano un martire della fede con una pia devota infarcita di fede superstiziosa!

Questo è il Dio di Gesù.
Questo è il Dio cui mi sono arreso.

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• Conferenze di Paolo Curtaz: Desenzano 30/09 ore 16,30 - 01/10 ore 8,30 e 10,30, Meditazione durante l'eucarestia, Cappellania dell'Ospedale di Santa Croce - Bari 07/10 ore 20: Chiesa di pietre vive, Parrocchia Sacro Cuore - via Cardessi - Brescia 12/10 ore 20,30, Convertirsi alla gioia, Auditorium Bcc piazza Roma - Ghedi - Salerno 13/10 ore 20, In coppia con Dio, Pza Amendola - San Valentino Torio - Ariccia 14 e 15/10: Continua a tenermi per mano. Quando il dolore segna il passo della vita coniugale; Info: Luisanna 06 9854598 - Breganzona (CH) 21/10 ore 14-17, Il battesimo: redenti dal peccato, Via Polar 45. INGRESSO LIBERO

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