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TESTO Commento su Matteo 18,21-35

Carla Sprinzeles  

XXV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (24/09/2017)

Vangelo: Mt 18,21-35 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Mt 20,1-16

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: 1Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. 2Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. 3Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, 4e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. 5Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. 6Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. 7Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.

8Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. 9Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. 10Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. 11Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone 12dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. 13Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? 14Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: 15non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. 16Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Il messaggio delle letture ci porta a fermarci un istante e chiederci: che cos'è il regno di Dio?
Gesù ha annunciato il regno ed è stato ucciso a causa della sua predicazione del regno: non riguarda solo il futuro, ma anche il presente.
Ciò che deriva dal lavoro per il regno è il fiorire delle persone coinvolte, nelle nuove forme di amore che fioriscono, nella qualità di dedizioni agli altri che viene esercitata, nella misericordia espressa e diffusa. I frutti sono quindi le qualità personali che si sviluppano, le relazioni che fanno crescere comunità, le ricchezze spirituali di popoli interi che diventano operatori di pace, inventano i criteri nuovi per la giustizia e la fraternità. Si possono fare le stesse cose in modi diversi: per essere riconosciuti dagli altri, per la gratificazione, per la carriera oppure per il Regno di Dio.

ISAIA 55, 6-9
Nella prima lettura Isaia, mentre il popolo di Israele è in esilio, quindi 600 anni prima di Cristo, dice: cercate il Signore mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino, perché i pensieri di Dio non sono i vostri pensieri.
Non è, come verrebbe spontaneo pensare, che Dio se vuole, si fa trovare e se non vuole no. Noi spesso, anzi sempre, attribuiamo a Dio quel poco che conosciamo di noi. La mente umana è molto piccola, molto fragile e soggetta all'errore. Dio è sempre vicino, mentre scorre la nostra vita. Siamo noi, che non ne siamo consapevoli e viviamo come se Lui fosse lontano. Che ce ne facciamo noi di un pensiero di Dio del quale nulla conosciamo? Ma se noi siamo sinceri, non conosciamo neanche noi stessi!
Isaia scrive per gli Ebrei che erano in schiavitù a Babilonia e che già progettavano di ricostruire, quando fossero tornati a Gerusalemme, il tempio, la città, tutto come era prima e di far vendetta contro gli attuali oppressori.
Invece Isaia ci dice che le vie di Dio sono nuove, non si ricopia il passato; ma non sono enigmatiche, si capiscono come si capisce quando spuntano le gemme dagli alberi. Se non conosciamo il cuore dell'uomo, se non sappiamo come spuntano le gemme dagli alberi cosa possiamo fare? Aprire gli occhi, guardare, accorgerci della meraviglia dell'amore di Dio! Lasciarci commuovere dalla sua bontà, dalla sua amorevole cura, dalle sue premure di cuore innamorato, che vuole partecipare a te, a me l'infinita sua tenerezza! Vi assicuro che se state attenti, nella giornata ci sno mille, mille tenerezze di Dio. Apriamoci a questo amore vero! Dio non ha segretari! La verità non è in possesso di nessun uomo o donna, ma è Dio che si dona a chi lo ama! Apriamo il cuore all'ascolto, in ogni momento, in ogni occasione della giornata, vedrete che lo scoprirete!

MATTEO 20, 1-16
Il passo del vangelo, in parallelo con la prima lettura, non corrisponde affatto alla nostra piccola mentalità. Matteo racconta una parabola di Gesù dopo che Pietro gli ha domandato: “Noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito, che cosa dunque ne otterremo?” Povero Pietro! Non si era ancora reso conto che aveva trovato la perla preziosa! Era già lì il tesoro! Non c'è nient'altro da ottenere di più prezioso. Alzi la mano chi non la pensa come Pietro, non vedo mani alzate, tutti pensiamo di meritare qualcosa. Ci hanno insegnato così! Ci hanno educato così! Ebbene non è così per Gesù, che è venuto a rivelarci come la pensa Dio.
La parabola parla di un padrone di una vigna che deve raccogliere l'uva. La giornata di lavoro era di dodici ore, dalle sei del mattino alle sei di sera. Il padrone prende lavoratori alle sei del mattino, alle nove, a mezzogiorno, alle tre del pomeriggio e ancora alle cinque, quando c'era solo più un'ora di lavoro: probabilmente ha visto il brutto tempo e voleva terminare la vendemmia in un giorno e dà lavoro ai disoccupati. Pattuisce con i primi il compenso di un denaro, che era il guadagno minimo per una famiglia palestinese. E fin qui, nulla da eccepire, il bello viene quando li paga.
Inizia da quelli che hanno lavorato un'ora e dà loro un denaro. Poi a tutti, compreso quelli che hanno lavorato dodici ore dà un denaro, proprio come era stato pattuito. Vi sembra giusto? Dov'è il sindacato? Cosa ci vuole dire Gesù con questa parabola? Siamo sicuri che sia giusto quello che pensiamo noi? Sento molte persone che si vantano di non perdere una messa, di compiere bene ogni dovere, di fare nulla di male e così pensano di guadagnare il paradiso, ossia la compagnia di Dio! Spero di non scandalizzarvi ma è quanto dice la parabola. Gesù ci invita a credere all'amore del Padre, che vuole il bene di tutti gratuitamente, avete sentito gratuitamente. Non dobbiamo meritare con la buona condotta un amore a nostra immagine, gretto e limitato. Se l'operaio che ha lavorato un'ora viene pagato quanto quello che ne ha lavorate dodici, non è lo sforzo che viene ricompensato, ma la fiducia nella giustizia dell'amore, che consiste nel donarsi a tutti pienamente. Dio si è già donato! E chi siamo noi per giudicare cos'è giusto? Un professore di scuola da i voti, pensate che sappia perché il meno capace è rimasto emarginato? Cosa c'è dietro l'impotenza di un bambino, un difetto di doti naturali o una storia personale di sofferenze e di insufficienti affetti? Con questo non voglio dire che bisogna stare con le mani in mano. Usiamo gli strumenti che abbiamo, ma rimaniamo consapevoli che sono relativi e limitati.
Qual è veramente il punto? E' il nostro sguardo, come guardiamo le cose, le persone. Di solito noi siamo il centro del mondo, ci facciamo un'immagine di noi come uno specchio e viviamo nell'incubo di non essere conformi allo specchio. Se invece, ci lasciamo guardare dall'amore di Dio, che vede il profondo del cuore (che noi non vediamo), facciamo l'esperienza di essere amati, perdonati, accolti così come siamo da chi ci ha fatti e che ci rende simili a lui. Lo specchio della perfezione, sognata con i nostri sforzi o dello sguardo altrui con il quale ci misuravamo, viene frantumato.
Siamo amati per quello che siamo, senza paragoni né preferenze e nella vigna di Dio c'è posto per tutti!
Come dicevo già all'inizio a proposito di Pietro, come anche del fratello maggiore del Padre misericordioso, è già così bello, così gioioso stare insieme con lui che non so cosa si può volere di più. Quindi, non bisogna aspettarsi altro. E poi come tra due innamorati certamente ci sarà una gara per fare piacere uno all'altro. Il punto di partenza è sentirsi amati, guardati da Dio. Questo sguardo sarà il motore di avviamento che toglierà il peso, la fatica, senza escludere il sacrificio: mi viene in mente l'amore di una mamma per il suo piccolo. Amore genera amore.

Non vi pare una domenica impegnativa? Lasciamoci contagiare dalla bontà di Dio! Per correggere le visioni sbagliate che abbiamo, occorre trascorrere del tempo con il padrone della vigna. Anche mentre lavoriamo, qualunque lavoro facciamo, dai lavori casalinghi a quelli più intellettuali ad altri manuali, non perdiamoci la gioia della consapevolezza che siamo in ottima compagnia, in compagnia di un amore che si dona senza misura. Cristo vive e opera in me, è più intimo a me di me stesso. Certo non mi posso vantare del bene che posso fare, ma neanche devo abbattermi per le mie povertà, perché sono amata così come sono, siamo amati da un Dio che ci rende buoni.
Di cosa dobbiamo lamentarci? Quale merito aspettiamo? Cominciamo a vivere nella gioia dell'amore e non angustiamoci per nulla, perché il Signore è vicino!
Auguro a tutti di esperimentare questa gioia e vivere contagiando anche gli altri con il nostro sorriso!

 

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