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TESTO Venite, prendete, imparate

don Giacomo Falco Brini  

XIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (09/07/2017)

Vangelo: Mt 11,25-30 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Mt 11,25-30

In quel tempo Gesù disse: 25«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. 26Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. 27Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.

28Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. 29Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. 30Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Ogni volta che leggo questo vangelo mi sembra, sia pur lontanamente, di provare qualcosa di simile a quella gioia di cui il brano parallelo di Luca ci parla, quando Gesù pronunciò quelle parole di lode a Dio Padre (Lc 10,21). E rivado sempre con la memoria a quel giorno in cui, sui banchi degli studi universitari, il professore di esegesi neotestamentaria ci parlò del significato della parola greca "ευδοκια" al v.26, laddove comunemente viene tradotta con il termine "benevolenza". Il Signore Gesù glorifica Dio perché ha nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti, e le ha rivelate ai piccoli (v.25). Ma nel versetto 26 Gesù espone il motivo più profondo della sua esultanza: sì Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. AOra, se è vero che "ευδοκια" nel suo significato lato può essere tradotta con "benevolenza" o "compiacimento" senza timore di incorrere in errori interpretativi, è anche vero che il significato nativo, per così dire, di questa parola, indica invece prima di tutto il mistero della libertà divina. Cioè sarebbe ancora più appropriato tradurre: sì Padre, perché così hai deciso nella tua libertà; oppure, perché hai fatto questa scelta. L'uomo rivendica sempre la sua libertà, ma anche Dio ha la sua. L'uomo fa le sue scelte, anche Dio fa le sue. L'uomo è attratto naturalmente a scegliere il più intelligente, il più sapiente, il più brillante, il più "forte". Dio è attratto da chi è piccolo e sceglie chi è piccolo, cioè chi non conta davanti agli uomini, chi è insignificante o non ha grande visibilità, chi non può o non vuole fregiarsi di niente davanti a Lui. S. Paolo direbbe: Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti. Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti. Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio (1Cor 1,27-29). Le scelte di Dio, da Abramo fino ad oggi, non si smentiscono mai. E allora che dire di quei grandi spiriti cristiani notoriamente conosciuti per l'elevata intelligenza e l'umana sapienza? Che dire di un Agostino di Ippona, di un Antonio da Padova o una Teresa d'Avila? Forse che questi casi smentiscono il modo di rivelarsi di Dio? Giammai. La Parola di Dio non inganna. Dio nasconde ancora le sue cose, cioè i misteri che lo riguardano, ai sapienti e agli intelligenti. Ma le rivela anche a quei sapienti e intelligenti che si fanno piccoli: in verità vi dico, se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli (Mt 18,3). Nessuna colpa quindi per chi nasce con un bel quoziente di intelligenza e per chi riceve una solida formazione negli studi umani. Basta solo saper ricondurre questi doni ricevuti alla sua sorgente (Dio) e farsi piccoli davanti a Lui. Diversamente, non si entra in relazione con il Signore e si rimane nello spirito del mondo che si oppone al regno di Dio. Il v.27 suggella quanto detto ribadendo la libertà di Dio nel rivelarsi: nessuno conosce il Padre se non il Figlio, e nessuno conosce il Figlio se non il Padre e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Chi non entra in rapporto con Dio come un bambino farebbe con il proprio papà (o mamma), non può incontrarlo.

La seconda parte del vangelo (Mt 11,28-30) è scandita da due inviti. Il primo difficilmente rifiutabile. Eppure c'è anche chi è sordo ad esso. Come si fa a non sentire tutta la tenerezza d'amore in queste parole di Gesù? Il cuore di Dio in Gesù si manifesta attento a coloro che sono stanchi e oppressi. Ancora una volta, il suo cuore è rivolto verso chi soffre, chi non ce la fa, chi si sente schiacciato/deluso dalla vita, verso chi non nasconde a se stesso la propria debolezza, verso chi sperimenta la sconfitta. In una parola, verso chi non teme di essere piccolo e povero. Per loro è l'invito. Infatti, questo invito non può essere sentito da chi è ricco e sazio di sé, da chi vive soddisfatto e centrato su se stesso, da chi pensa che il mondo giri attorno a lui. Io vi darò ristoro è la sua promessa. Non dice che toglierà dal nostro cammino le tribolazioni. Ci assicura che se andremo da Lui, ci sosterrà in esse. Ma non basta andare da Lui. Infatti, quanti ricorrono a Lui nella preghiera e ritornano sempre insoddisfatti! Allora il secondo invito delinea la modalità per trovare ristoro presso il Signore: prendete il mio giogo e imparate da me che sono mite e umile di cuore (Mt 11,29). Prima bisogna accettare e prendere il giogo di Gesù. E sappiamo bene qual è il suo giogo. Poi bisogna stare alla sua presenza come qualcuno che ha da imparare sempre. Lui è l'unico Maestro. Lui solo è mite e umile nel cuore. Il discepolo, se è convinto di essere solo tale, troverà pace e gioia nel Signore Gesù anche sotto il suo giogo. Perché sotto un braccio della croce scoprirà con sorpresa che il Signore è ancora lì a portarne il maggior peso. Solo chi ha deciso di seguire Gesù, prendendo liberamente il suo giogo, può sperimentare e testimoniare la verità che esso è dolce e il suo peso leggero (Mt 11,30).

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