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TESTO Venite a me

don Luciano Cantini  

XIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (09/07/2017)

Vangelo: Mt 11,25-30 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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In quel tempo Gesù disse: 25«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. 26Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. 27Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.

28Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. 29Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. 30Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Signore del cielo e della terra
Corazìn, Betsàida, Cafàrnao: tre villaggi intorno al Mare di Galilea, luoghi della predicazione e diprodigi (Mt 11,21.23) ma anche del fallimento del Signore. Si erano interessati alla sua predicazione, tra di loro aveva scelto i suoi discepoli,... poi il paragone con i bambini che giocano «Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!» (Mt 11,17). Gesù arriva a paragonare gli abitanti di quei villaggi ai pagani di Tiro e Sidone e alla ostinazione di Sodoma. Da quel fallimento però nasce una preghiera nello stile delle Benedizioni tipico della tradizione ebraica, cui l'espressione Signore del cielo e della terra.
Noi ci saremmo ribellati, avremmo chiesto il perché dell'abbandono da parte di Dio, ci saremmo appellati alla nostra fede, avremmo chiesto aiuto e protezione. No, Gesù benedice Dio Padre; la sua invocazione è espressa col greco «exomologoûmai» che insieme ha il senso della confessione di fede nella potenza di Dio e della lode che dall'uomo sale a Dio.
Ciò che all'uomo appare come una sconfitta, nel piano di Dio non lo è; noi ci fermiamo alle apparenze, siamo condizionati dall'idea di successo, dalla abbondanza, dagli indici di ascolto. Lo sguardo di Dio entra più profondamente nella storia e nel cuore degli uomini, la comunione tra Gesù e il Padre gli permette di vedere oltre l'apparenza, di avere lo stesso sguardo di Dio e da quel punto di vista nasce la benedizione che diventa lode e ringraziamento.

Le hai rivelate ai piccoli
Dal fallimento di fronte alle folle, dalla sconfitta davanti a chi sembrava sapere di più, Gesù scopre quanto quel gruppetto di piccoli, quegli uomini di Galilea che aveva scelto come discepoli invece di demoralizzarsi si siano stretti ancor di più a lui. C'è un uso distorto dell'intelligenza di chi cerca la superiorità o il prestigio, di chi è così certo di se stesso da non intuire l'evoluzione della storia, i cambiamenti delle dinamiche relazionali che invece si fondano sull'amore. A chi non si fida dell'amore di Dio ma di se stesso, a tutti questi Dio si nasconde. Troppo spesso ci sentiamo dalla parte della ragione da credere che Dio sia dalla nostra parte, siamo tentati di addomesticare la Fede e l'esperienza religiosa alle nostre esigenze; le nostre capacità intellettive ci impediscono di essere così semplici e liberi da accogliere l'azione di Dio che fa camminare la storia verso il Suo Regno.
Non vale il comodo criterio del "si è fatto sempre così". Non vale. Ripensate gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi della vostra missione (cfr EG, 33). Stiamo vivendo un tempo in cui è necessario ripensare tutto alla luce di ciò che ci chiede lo Spirito. Questo esige uno sguardo speciale sui destinatari della missione e sulla realtà stessa: lo sguardo di Gesù, che è lo sguardo del Buon Pastore; uno sguardo che non giudica, ma scruta la presenza del Signore nella storia; uno sguardo di vicinanza per contemplare, commuoversi e rimanere con l'altro quante volte sia necessario; uno sguardo profondo, di fede; uno sguardo rispettoso e pieno di compassione, che guarisca, liberi, conforti (Papa Francesco, 26.05.2017)

Sono mite e umile di cuore
Gesù dice di se stesso di essere mite e umile di cuore, Matteo usa due termini: praýs, mite (come nelle beatitudini: 5,5) e tapeinòs, umile ma anche misero, disprezzato: umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce (Fil 2,8). Gesù si è abbassato a tal punto da raggiungere il punto infimo dell'umanità così da accogliere ogni uomo e perché nessuno si potesse sentire escluso.
Entrare nella dinamica della piccolezza significa riconoscere negli scartati del nostro mondo che si ritiene superiore, nei poveri, nei deboli, negli emarginati, il luogo privilegiato in cui Dio ha depositato la sua rivelazione. Andare dal Cristo è imparare da lui per diventare come lui è, mite e umile; solo facendosi piccoli ci è possibile accogliere, e si può cogliere, la rivelazione di Dio.
C'è una sorta di vocazione alla piccolezza nella natura umana che il peccato dirige altrove: cerchiamo bellezza e ci fermiamo alla vanità, desideriamo la pace ma la violenza prende il cuore, aspiriamo all'amore ma il tradimento ci affascina, vorremmo serenità ma l'incapacità di perdonare ci tormenta, inseguiamo l'universalità e creiamo confini, inseguiamo la semplicità ma ci complichiamo la vita...
Ancora oggi risuona questa Parola di salvezza: Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.

 

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