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TESTO Commento su Giovanni 20,1-9

don Walter Magni  

Domenica di Pasqua (16/04/2017)

Vangelo: Gv 20,1-9 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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11Maria invece stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro 12e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. 13Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». 14Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. 15Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». 16Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». 17Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». 18Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Fratelli, sorelle, è la Pasqua del Signore, nella quale facciamo memoria di un passaggio, di un traghettamento messo in atto da Gesù di Nazaret: dalla morte alla vita, dalle tenebre alla luce. Gesù che era morto, ora è qui, vivo, in mezzo a noi. Questo è il senso della veglia che abbiamo celebrato nella notte. Questa è la bella notizia, l'evangelo che percorre tutte le liturgie del giorno di Pasqua. Intanto anche il nostro cuore si riempie di speranza e il volto si illumina di gioia.

Cristiani senza resurrezione?
Si può essere cristiani senza resurrezione? Capita di sentire dei battezzati che non accettano facilmente la resurrezione. Eppure, Paolo afferma chiaramente che se Cristo non è risorto, la nostra fede è vana (1 Cor 15,17). E' come se gli stessi credenti non avessero più famigliarità col termine resurrezione. Non lo pronunciassero perché non appartiene al loro linguaggio abituale. Mentre nei vangeli gli angeli, le donne o i Suoi discepoli ne fanno piuttosto un uso attivo, verbale: "È risorto, non è qui" (Mt 20,6). Il fatto è che ci è più facile sostare sulla Sua morte, che credere che dalla morte Lui se ne sia andato definitivamente da duemila anni. Come Maria di Magdala, in quel mattino di Pasqua. Lei, che era accorsa al sepolcro del Maestro "quand'era ancora buio", per venerare il Suo corpo. Quasi volesse darsi ragione di quella Sua morte tragica. Maria di Magdala è soprattutto una donna sconsolata: "stava all'esterno, vicino al sepolcro, e piangeva". Non la convincono gli angeli e neppure quello Sconosciuto, mentre le chiede: "Donna perché piangi? Chi cerchi?". E quando poi s'accorge che la pietra era stata rimossa dall'imboccatura del sepolcro e lo vede vuoto, viene presa dall'angoscia. Forse qualcuno aveva trafugato il corpo del Maestro: Cosa Gli avevano fatto, oltre quanto la morte era riuscita a combinare? Maria è fissa sul corpo morto di Gesù, caricandosi di una tristezza inconsolabile. C'è una frase che il curato di Torcy dice al giovane curato di campagna nell'omonimo romanzo di G. Bernanos: "Il contrario di un popolo cristiano è un popolo triste".

Gesù sbuca da tutte le parti
Cosa avviene di sconcertante a Pasqua? Che Gesù sbuca da tutte le parti. Questo testimoniano, in modi diversi, tutti gli episodi evangelici che raccontano di Gesù risorto. Descrivendo lo stupore, la sorpresa di sensazioni provate, di parole, di fatti che rompono il normale fluire delle cose. Come Maria di Magdala che si sente riabitare dentro da quella voce che col suo timbro inconfondibile già l'aveva conquistata. Come se la voce del Maestro, che l'aveva chiamata per nome tante volte, rimbalzasse all'improvviso dal sepolcro. Così ri volta verso di Lui, mentre il cuore le sobbalza dentro: "Gesù le disse: ‘Maria!'. Ella si voltò e gli disse in ebraico: ‘Rabbunì!' - che significa: ‘Maestro!'". Cos'è la resurrezione di Gesù? Non è l'ultimo miracolo compiuto da Gesù; neppure una sorta di premio che il Padre dall'alto concede a Gesù, Suo Figlio. È piuttosto la gioia di una relazione ritrovata. Una pienezza d'amore che ti scalda il cuore e, dopo che ti preso, non ti abbandona più. Accorgersi che l'amato, che credevi morto, d'improvviso ti sbuca da tutte le parti, mentre la Sua voce risuona e già ti è vicino, prendendoti la mano: "Una voce! Il mio diletto! Eccolo, viene saltando per i monti, balzando per le colline. Somiglia il mio diletto a un capriolo o ad un cerbiatto. Eccolo, egli sta dietro il nostro muro; guarda dalla finestra, spia attraverso le inferriate. Ora parla il mio diletto e mi dice: «Alzati, amica mia, mia bella, e vieni!" (Cc 2,8-10). Che Gesù risorto sbuchi ancora proprio là dove più pesante è la fatica e intensa è la disperazione. Lasciamo che ancora ci chiami per nome.

Seminatori di speranza
Così Maria di Magdala si rimette a correre per quella stessa strada che all'alba aveva percorso carica di angoscia e di pianto: "andò ad annunciare ai discepoli: ‘Ho visto il Signore!' e ciò che le aveva detto". Sappiamo che "la risurrezione non è una cosa del passato; contiene una forza di vita che ha penetrato il mondo. Dove sembra che tutto sia morto, da ogni parte tornano ad apparire i germogli della risurrezione. È una forza senza uguali" (Ev.G. 276). Ma come annunciare la resurrezione di Gesù oggi? Dove trovare ancora oggi i testimoni del Risorto? Oso dire: in coloro che sanno ricucire la speranza. Che non si spaventano delle debolezze e non approfittano dei nostri limiti. Che con pazienza fanno tesoro del pianto, chinandosi sulle ferite di coloro che incontrano per strada. Mentre nel mondo dilaga una paura che paralizzare l'intelligenza, siamo invitati a fare come Gesù a chiamare per nome la gente, regalando identità e coraggio a tutti coloro che incontriamo. Esercitando una trasparenza dello sguardo, una curiosità dell'intelligenza, che sa scorgere ovunque e sempre germogli di speranza, bagliori di luce, sprazzi di grazia. Cristo risorto non va cantato solo nelle chiese. Va seminato e curato nel cuore della gente che cammina accanto a noi. Diceva Tonino Bello: "Come vorrei togliervi dall'anima, quasi dall'imboccatura di un sepolcro, il macigno che ostruisce la vostra libertà, che non dà spiragli alla vostra letizia, che blocca la vostra pace! (...). Di fronte a chi decide di amare, non c'è morte che tenga, non c'è tomba che chiuda, non c'è macigno sepolcrale che non rotoli via. Auguri. La luce e la speranza allarghino le feritoie della vostra prigione" (Pasqua 1986).

 

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