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TESTO Vita, morte e Amore

padre Gian Franco Scarpitta  

V Domenica di Quaresima (Anno A) (02/04/2017)

Vangelo: Gv 11,1-45 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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In quel tempo, 1un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. 2Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. 3Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».

4All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». 5Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. 6Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. 7Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». 8I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». 9Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».

11Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». 12Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». 13Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. 14Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto 15e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». 16Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».

17Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. 18Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri 19e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. 20Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. 21Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». 23Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». 24Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». 25Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». 27Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

28Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». 29Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. 30Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. 31Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.

32Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». 33Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, 34domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». 35Gesù scoppiò in pianto. 36Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». 37Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».

38Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. 39Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». 40Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». 41Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. 42Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». 43Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». 44Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».

45Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

 

Forma breve: Gv 11, 3-7.17.20-27.33b-45

In quel tempo, 3le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».

4All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». 5Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. 6Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. 7Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!».

17Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. 20Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. 21Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». 23Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». 24Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». 25Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». 27Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

33Gesù si commosse profondamente e, molto turbato, 34domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». 35Gesù scoppiò in pianto. 36Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». 37Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».

38Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. 39Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». 40Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». 41Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. 42Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». 43Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». 44Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».

45Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

La liturgia di oggi ci invita indirettamente al prosieguo della Parola della scorsa Domenica, perché a proposito della guarigione del cieco nato si interrogava espressamente Gesù intorno alle ragioni del suo malessere: "Chi ha peccato lui o i suoi genitori perché sia nato cieco?" Com'è noto era infatti convinzione comune nel popolo ebraico che ogni infermità fisica fosse stata causata da un peccato commesso da chi ne era interessato o dai suoi progenitori e che ad ogni malattia fosse associata una mancanza morale. La risposta di Gesù debella questa mentalità a dir poco demoralizzante e introduce l'argomento della fiducia in Dio anche nella prospettiva del dolore, come del resto si evince anche nella letteratura dell'intero testo di Giobbe. "Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio" invita infatti a considerare la malattia fisica come una circostanza in cui è possibile sperimentare la vicinanza di Dio all'uomo e la sua misericordia. Certamente il dolore fisico è assillante e, seppure da parte nostra non si possa approvare il ricorso alla pratica del "suicidio assistito"(peraltro accessibile ai soli che possano permettersi viaggi all'estero), sebbene la morale cattolica non può non condannare l'eutanasia e l'interruzione volontaria della vita biologica, non si può tuttavia restare indifferenti all'assillo atroce al quale sono costretti parecchi sofferenti di mali irrimediabili, la sofferenze lancinante che provano tanti soggetti costretti a rinunciare all'uso degli arti, il senso di disagio e di dipendenza che provano quanti sono costretti a dipendere dagli altri anche nei minimi movimenti, la spietatezza del dolore fisico e dell'angoscia che provano altri costretti alla perenne degenza a letto... La malattia è difficile a sopportarsi e solamente chi ne vive il dramma può veicolarne la pesantezza e l'atrocità. La suddetta espressione di Gesù costituisce un invito alla speranza nelle circostanze del male irrimediabile, un invito alla costanza nel dolore nella certezza che Dio non abbandona coloro che soffrono e che anzi la malattia è un'occasione di esperienza della vicinanza di Dio. Dio poi è sempre l'onnipotente e può ricompensare il nostro dolore anche con appropriati interventi miracolistici perché la "gloria di Dio è l'uomo vivente" (Ireneo).

Cosi pure, poco prima di descrivere l'evento della resurrezione di Lazzaro, Giovanni mette in bocca a Gesù un'altra espressione simile alla precedente: "Questa malattia (di Lazzaro) non è per la morte, ma per la gloria di Dio" a identificare che Dio vince anche quando alla malattia non c'è più un rimedio naturale. Come sul dolore, così Dio ha potere sulla morte. Anch'essa, nel suo Figlio Gesù Cristo, è occasione perché Dio manifesti le sue opere gloriose che vertono sempre alle finalità di misericordia e di amore. Anzi, la nostra fede ci illustra che nella stessa circostanza del morire troviamo la realizzazione dell'amore e della gioia piena, se è vero che "le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà"(Sap 3,1). Dicevamo: ce lo illustra la nostra fede. Determinate certezze sono in effetti materialmente inconcepibili quando siano guardate dal solo punto di vista umano senza che ci si soffermi sull'adesione alla rivelazione di Dio, senza che ci si immedesimi nel mistero della Resurrezione di Cristo assumendolo nella forma totalizzante della nostra vita. Senza cioè aprire il cuore alla speranza e alla certezza che ci proviene nient'altro che dalla Parola rivelata e dal Cristo morto e risuscitato. Senza la risorsa della fede l'esperienza del dolore e della morte può diventare frustrante e dar luogo anche alla disperazione e all'abbandono. Senza la fede radicata nel Risorto, l'esperienza della morte nella scomparsa prematura di un nostro caro può diventare deleteria non offrendo alcuna possibilità di appiglio. Nelle parole di Gesù: "Io sono la Resurrezione e la vita, chiunque vive e crede in me anche se muore vivrà" vi è la certezza della Rivelazione di quella che abbiamo riconosciuto nelle scorse Domeniche come la "Verità", la quale a sua volta diventa "Vita" e nel risorto possibilità di vittoria sulla morte. Il Dio dei vivi che ridona vitalità alle ossa inaridite che in forza dello Spirito vanno ricomponendosi e riacquistando carnagione e con questa la dinamicità (I Lettura), mostra nei confronti della disfatta e della morte un potere che solamente il suo Amore può giustificare e ciò soprattutto in un evento concreto: il Risorto Gesù Cristo suo Figlio. Questi certamente piange per la scomparsa dell'amico Lazzaro dando la prova che il dispiacere e lo smarrimento caratterizzano inesorabilmente la vita umana, ciononostante si accosta alla sua tomba ben sapendo che il cadavere è tumefatto "da quattro giorni" e maleodorante, si intrattiene in conversazione con il Padre Dio dei vivi e non dei morti e al suo invito Lazzaro esce prodigiosamente dal sepolcro nonostante il vincolo delle bende e del sudario. L'episodio della resurrezione di questo personaggio che desterà stupore anche in seguito, durante una cena, è emblematico dell'annuncio del Cristo vincitore sulla morte in nome dell'Amore, quale si presenterà una volta fuoriuscito dal sepolcro e la stessa rianimazione del cadavere dell'amico è un saggio della medesima resurrezione dopo la morte di croce. Essa ci ragguaglia che anche la morte è il luogo del manifestarsi delle grandi opere di Dio, in tal caso del prevalere della Vita sulla morte e appunto la fede ci dischiude a questa possibilità di speranza che diventa certezza. In Cristo non c'è morte che non diventi occasione di fede per aprirsi alla prospettiva della vita, perché nella fede siamo illuminati sul fatto che oltre alla morte c'è il Dio Amore. La fede non è tuttavia un concetto astratto o un'utopia o un farmaco atto a lenire il dolore per chi è morto, ma un vivere in sintonia con il Risorto e anzi un vivere anche noi la vita nell'ottica della risurrezione senza vivere da morti la vita.

 

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