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TESTO Commento su Giovanni 8,1-11

don Walter Magni  

Penultima domenica dopo Epifania (anno A) (19/02/2017)

Vangelo: Gv 8,1-11 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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1Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. 2Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. 3Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e 4gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». 6Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. 7Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». 8E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. 9Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. 10Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». 11Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Anche nel vangelo di questa domenica Gesù ci regala un segno capace di farci intuire, immaginare concretamente cos'è l'amore di Dio, la divina clemenza della quale parla la liturgia di questa domenica. È appena trascorsa la festa di san Valentino (14 febbraio). A. Camus, non credente, ci potrebbe ricordare che "non essere amato è una sfortuna; non saper amare è una tragedia". E come ama Dio? Cos'è la divina clemenza?

"Al mattino si recò di nuovo al tempio"
Dopo aver passato una notte in preghiera presso l'Orto degli ulivi, Gesù torna a Gerusalemme: "al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro". Dunque, all'alba, attorniato dal viavai di tanta gente che varca il portale del tempio, attraversa i suoi portici, tra chi vende e chi compra, tra chi grida e chi prega, Gesù sta per avviare un insegnamento. Sta per regalarci un insegnamento nuovo. Fresco come l'aria del mattino, fecondo come la pioggia che cade sulla terra. Come avesse in mente un passo famoso del rotolo di Isaia: "Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?" (43,19); o già anticipasse il finale dell'Apocalisse: "Ecco, io faccio nuove tutte le cose" (21,5). Intanto, in quella confusione ecco, una povera donna. Gli viene trascinata a forza davanti. I suoi accusatori si arrestano davanti a Lui, interpellandoLo con tono sfrontato, di sfida: "Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?". L'intento di questi sedicenti garanti della Legge è subdolo e calcolato. Non sono interessati ad ascoltare o a dialogare con Gesù; non c'è in loro alcuna gentilezza, non ci sono buone maniere. Si servono in modo pretestuoso della Legge di Mosè (sklerokardìa) "per metterlo alla prova", mentre sfruttano la condizione precaria di questa donna "per avere motivo di accusarlo".

"Si mise a scrivere col dito per terra"
Tutti s'aspettano che Gesù risponda. Invece "si chinò e si mise a scrivere col dito per terra". Un particolare registrato due volte: per dire anzitutto che Gesù tracciava dei segni per terra (8,6) e poi per scrivere nella polvere delle parole (8,8). Non sappiamo nulla di quei segni o di quelle parole. S. Girolamo ipotizza che Gesù scrivesse col dito i peccati degli accusatori della donna; altri che stesse scrivendo il verdetto che avrebbe pronunciato a voce subito dopo. Come stesse riscrivendo la Legge di Mosè. Non più però sulla pietra, ma affidando il tutto a un grande silenzio e a un profondo rispetto, a una discrezione divina. Come volesse dire che prima della Legge incisa sulla pietra, c'è la legge che si radica nel cuore di Dio. Che non possiamo pretendere di afferrare e irrigidire in poche parole, in uno schema, in un teorema. Così Gesù rompe con la saccenteria e la presunzione di chi, prima dell'uomo mette una legge scritta dalle nostre mani. Prima del cuore di Dio, antepone i sillogismi della mente degli uomini. Del resto, basterebbe anche solo affidarsi alla forza della pietas, a quell'apertura immediata e istintiva dell'uomo all'uomo, per ritrovarsi già immersi nell'orizzonte della misericordia di Dio. Di un Dio che accarezza e consola, chinato anzitutto sulle ferite e le fragilità di una donna. Che sa ripartire dalla sua situazione, dalle sue fatiche, dai suoi bisogni più profondi. Senza violare la sua sete d'affetto e d'amore, senza metterla alla gogna. Come dice anche il salmo: "Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito, egli salva gli spiriti affranti" (34,19). Perché un uomo, una donna altro non è che un grumo di terra raggiunto dal soffio, dal cuore innamorato di Dio.

"Chi sono io per giudicare?"
"Tuttavia, poiché insistevano nell'interrogarlo, si alzò e disse loro: ‘Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei'". Gesù non solo solleva lo sguardo, ma si alza per proclamare una sentenza che forse avrebbe potuto scalfire il cuore arido dei Suoi interlocutori. Un atto che chiede forza, perché le difese che ci portiamo dentro sono davvero molte complesse. Ci è dato così di comprendere meglio quel passo del discorso del Monte, quando Gesù afferma: "Non giudicate, per non essere giudicati; perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati" (Mt 7,1-2). Questo è l'epilogo: "udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani". Qualcuno ricorderà la risposta che papa Francesco diede a chi lo interrogava circa la questione di una lobby gay in Vaticano: "se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla? Il catechismo della Chiesa cattolica dice che queste persone non devono essere discriminate ma accolte" (29/07/2013, tornando dal Brasile). Non intendeva avviare un magistero incapace di giudizio, ma riaffermare la dottrina evangelica dell'accoglienza e della non discriminazione propria del cuore di Dio, che precede il giudizio. Se Dio è per il primato della persona questo comporta che la Chiesa, che pure ha il compito di insegnare, si eserciti in giudizi umili, pieni di discernimento paziente e continuo. In grado di continuare a trasmettere ad ogni uomo la clemenza e la misericordia propria del cuore di Dio.

 

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