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TESTO Umiltà e umiliazione

padre Gian Franco Scarpitta  

Battesimo del Signore (Anno A) (08/01/2017)

Vangelo: Mt 3,13-17 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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In quel tempo, 13Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. 14Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». 15Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. 16Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. 17Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

"Gli ultimi saranno i primi"(Mt 20, 16)."Chiunque si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato" (Lc 14, 11). Il binomio umiliazione - innalzamento è una costante della vita terrena di Gesù, e se consideriamo la sua Divinità preesistente, anche del suo stesso essere Dio assieme al Padre e allo Spirito Santo. Gesù è infatti il Verbo, Dio stesso eterno, la Parola con la quale Dio ha creato il mondo e ogni cosa, il quale "non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio lo ha esaltato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni altro nome..." (Fil 2, 5 - 11). Umiliato e percosso, deriso e schernito fin sopra il patibolo, ha affrontato la morte per poi averne ragione uscendo vittorioso dal sepolcro e questo gli ha dato modo di essere innalzato al di sopra di tutti gli esseri celesti, terrestri e sotterranei (Fil2, 10). La Lettera agli Ebrei esalta l'obbedienza sofferta di Cristo, la sua sottomissione che non è stata finalizzata a se stessa, ma alla sua esaltazione per la quale egli è elevato al di sopra degli angeli e al di sopra ed è considerato vero sacerdote "capace di compatire". Essendo stato immolato infatti Cristo è adesso in grado di far propri i patimenti e le sofferenze di tutti perché è stato egli stesso vittima sacrificale di espiazione. L'umiliazione volontaria di Cristo è stata così causa della nostra salvezza. I patimenti e la croce sono massima espressione dell'umiliazione e l'umiliazione conduce a vivere e a rafforzare ulteriormente l'umiltà. A nessuno piacerebbe in effetti essere umiliato da altri, nessuno si espone all'ignominia e al ridicolo e a dire il vero, in nome della nostra stessa dignità, l'umiliazione è prerogativa non preferibile, che va evitata per quanto possibile con tutti i mezzi. A noi è chiesto di essere umili, non di essere umiliati. Siamo chiamati ad essere apostoli di umiltà, ma non ad umiliare gli altri. Quando tuttavia si debba subire l'umiliazione, questa diventa occasione propizia perché si acquisisca umiltà o altrimenti perché in essa si perseveri. Di conseguenza va affrontata senza riserve e con molto coraggio e quando la si voglia esercitare quale sforzo nella virtù e nell'acquisto del bene essa diventa foriera di benefici e di vantaggi. Dice il Salmo 118, 71. "Bene per me se sono stato umiliato, perché impari ad obbedirti" e ad esercitare ogni virtù. Umiliazione e umiltà sono esercitate in prima persona da Gesù Cristo, che per l'appunto pur essendo Dio Infinito onnipotente assieme al Padre e al Figlio ha deliberatamente scelto di assumere le nostre miserie, immedesimandosi nelle nefandezze della nostra carne e percorrendo in tutto la nostra storia. Insomma, nella sua incarnazione Dio si è umiliato per noi, acconsentendo al progetto di amore con cui il Padre da Figlio di Dio lo rendeva Figlio dell'Uomo. Presentandosi adesso alle acque del Giordano e sottomettendosi al rito battesimale amministrato da Giovanni, il Signore, Verbo Incarnato realizza forse il più grande atto di umiltà di cui noi possiamo essere illuminati perché riceve un "battesimo per il perdono dei peccati", lui che di fatto non aveva mai commesso peccato e nel quale era stata assente qualsiasi nequizia e falsità (1Pt 2, 22). Pur essendo consapevole di essere egli sapienza di Dio e somma perfezione e Santità, si umilia confondendosi fra la folla di coloro che invece avevano in animo di dover chiedere perdono dei propri peccati per cambiare vita radicalmente. Il bagno in acqua era infatti segno tangibile di avvenuta conversione, un atto esteriore che significava una predisposizione interiore. Gesù vi si sottomette considerandosi peccatore alla pari degli altri e il suo atto di umiltà è un riverbero dell'umiliazione discendente con la quale da Verbo eterno si era fatto carne. Ed è anche il preludio dell'estrema frustrazione che dovrà patire poi sulla croce a vantaggio di tutti i peccatori, quando con il suo sangue ne risolleverà le sorti. "Lascia fare per ora", ribatte a Giovanni che tenta di distoglierlo da tale proposito perché "perché si compia ogni giustizia". Perché in effetti è necessario che in tutto e per tutto si realizzino i voleri del Padre, che prevedono anche l'umiltà ordinaria prima ancora di quella straordinaria. Non sempre si possiede realmente una virtù quando la si esterna nelle grandi occasioni: occorre che essa si palesi sia nei piccoli episodi sia in quelli di grande rilevanza e pertanto Gesù dimostra adesso, in questo piccolo gesto di umile sottomissione quella che sarà la sua grande predilezione per l'uomo sulla croce. Tale è l'adempimento della "giustizia" voluta da Dio Padre: l'abbassamento del Figlio al livello estremo di precarietà umana, il suo annientamento e l'annichilimento che sarà necessario alla nostra salvezza.

Si diceva tuttavia che l'umiliazione e l'umiltà apportano il grande risultato dell'esaltazione e dell'innalzamento, che nella loro piccolezza contengono già la grandezza. Come direbbero alcuni autori medievali, la Quaresima (nella quale riprenderemo i medesimi argomenti) contiene già in se stessa la Pasqua e ne è la via di accesso, come pure la Pasqua racchiude la Quaresima e ne è il compimento. E infatti Gesù, appena battezzato e fuoriuscito dalle acque del Giordano, ottiene il dono speciale dello Spirito Santo che scende "sotto forma di colomba", espressione simbolica (non letteraria) che attesta all'azione lieve, silente e frugifera dello Spirito che innalza il Figlio per volere e secondo il progetto del Padre. Questi prorompe in una voce ineluttabile: "Questi è il Figlio mio, l'amato. In lui ho posto il mio compiacimento." Gesù viene ulteriormente istituito Figlio di Dio e in questa ottica ci rivela il vero Dio di cui egli è testimone e assertore: il Dio Uno in Tre Persone, perché il Figlio viene appunto istituito dal Padre nello Spirito Santo discendente. Sempre secondo il disegno di Dio Padre lo Spirito Santo guiderà Gesù nella sua missione di annuncio e in tutte le sue opere a vantaggio di tutti, specialmente dei poveri e dei sofferenti. Il Figlio dell'Uomo (Gesù incarnato) resta pur sempre Figlio di Dio e tale il Padre lo rivela al mondo; tale sarà lo Spirito Santo a identificarlo in tutta la sua vita terrena e poi dopo Pentecoste. L'umiltà di Gesù diviene quindi motivo di innalzamento e allontana anche da noi ogni dubbio che essa sia utile e fruttuosa. Essa consegue il premio dopo la prova e intanto procura in ogni caso l'approvazione di Dio, quando la si voglia assumere e non ostentare.

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