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TESTO Non è un sogno ma una prospettiva

mons. Roberto Brunelli

II Domenica di Avvento (Anno A) (04/12/2016)

Vangelo: Mt 3,1-12 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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1In quei giorni venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea 2dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!».

3Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse:

Voce di uno che grida nel deserto:

Preparate la via del Signore,

raddrizzate i suoi sentieri!

4E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico.

5Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui 6e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.

7Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? 8Fate dunque un frutto degno della conversione, 9e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. 10Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. 11Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. 12Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

L'Avvento, cominciato domenica scorsa, è il tempo dell'anno predisposto per rivivere la lunga attesa del popolo d'Israele in vista dell'annunciato arrivo del Messia. Protagonista ne è, con il profeta Isaia e la Vergine Maria, san Giovanni Battista, che il vangelo odierno (Matteo 3,1-12) presenta al suo apparire sulla scena.

Austero l'aspetto e lo stile di vita ("Portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico"), come austero è l'ambiente in cui parla (il deserto della Giudea, sulle rive del fiume Giordano) e severo il monito che rivolge a chi gli si avvicina ("Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all'ira imminente?" "Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco").

Austero, il Battista, eppure umile. Le folle accorrono a lui; egli potrebbe profittare della considerazione di cui gode per trarne vantaggi personali: se proclamasse se stesso come il Messia atteso, tutti gli crederebbero. Invece adempie fedelmente il compito che gli è stato assegnato: egli è il precursore, cioè l'annunciatore di Qualcuno più grande di lui ("Colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali"), apportatore di radicali novità: "Io vi battezzo nell'acqua per la conversione; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco".

L'evangelista vede in Giovanni il realizzarsi di quanto previsto otto secoli prima: "Egli è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse: Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!" E appunto dal libro di Isaia (11,1-10) è tratta la prima lettura, una delle sue pagine più incisive. Anzitutto vi si parla del futuro Messia, preannunciandolo discendente del grande re Davide (designato come figlio di Iesse) e investito di una missione divina: "Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e d'intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza... Non giudicherà secondo le apparenze... La giustizia sarà fascia dei suoi lombi e la fedeltà cintura dei suoi fianchi".

Porterà dunque la giustizia, il cui frutto sarà la pace, per esprimere la quale il profeta ricorre a immagini divenute celebri. Quasi a riprendere quelle sentite domenica scorsa, relative agli strumenti di guerra cambiati in attrezzi di pace ("Le spade diventeranno aratri, e le lance, falci"), qui la pace si esprime nell'armonia della natura: "Il lupo dimorerà insieme con l'agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà. La mucca e l'orsa pascoleranno insieme; i loro piccoli si sdraieranno insieme. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera; il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso".

Tutto questo, aveva predetto Isaia, si sarebbe realizzato con la venuta del Messia. Ora, il Messia è venuto da duemila anni; ma di quanto preannunciato, secondo l'opinione di molti si vedono ben scarse tracce: gli uomini continuano a farsi la guerra, e con strumenti sempre più micidiali; anche nel quotidiano, se il più forte si accosta al più debole, tante volte non è per amicizia, ma per sfruttarlo quando non schiacciarlo. E tuttavia va detto che il profeta non ha raccontato un sogno, un'utopia: ha delineato una prospettiva. Un mondo di pace e di giustizia già esiste nella vita ultraterrena, alla quale quanti lo vorranno potranno accedere; qui, il Messia ne ha piantato i semi, da cui a ben guardare tante piante sono già cresciute (con le cose negative, questo mondo ne presenta anche molte positive). E tante di più cresceranno, nella misura in cui l'umanità vorrà accogliere quei semi, e coltivarli con paziente amore.

 

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