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TESTO Se aveste fede quanto un granello di senape.

don Simone Salvadore

XXVII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (02/10/2016)

Vangelo: Lc 17,5-10 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 17,5-10

In quel tempo, 5gli apostoli dissero al Signore: 6«Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.

7Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? 8Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? 9Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? 10Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Mi sono sempre domandato se davvero il mondo fosse così sbagliato e temibile, come il sentire comune vorrebbe farci intendere.

Lo stile, l'atteggiamento conoscitivo e relazionale di ciascuno di noi, risente in fondo della maturazione e della riconciliazione qualitativa del nostro più profondo mondo vitale.

Andiamo infatti in cerca di quello che vogliamo conoscere (Gadamer), inconsapevoli dei filtri che distorcono la nostra percezione della realtà e di quello che non sempre è reale come ci appare.

Lungo il corso del nostro viaggio, nelle plurime fasi di interiorizzazione, scopriamo quanto siamo stati capaci noi stessi di pensare e di fare il male, non poche volte mettendolo in secondo piano, nascosto dalla nostra strenua pretesa di sentirci comunque e sempre a posto con la nostra coscienza.

Ogni atteggiamento eccessivo poi, nell'una (del bene) o nell'altra (del male) direzione è sempre fuorviante e non rende giustizia a quello che siamo veramente e alla posizione svantaggiata da cui siamo partiti.

Alle volte carichiamo enfaticamente il bene e il male giudicando gli effetti delle nostre azioni, anziché misurarci sulle vere motivazioni delle nostre intenzioni. Se guardessimo di più a quest'ultime, potremmo risalire, comprendere e risolvere meglio i nodi che bloccano e irrigidiscono la nostra umanità, vivendo e percependo nella maniera più obiettiva e purificata.

La condizione fondamentale che permette ogni inaspettata risurrezione e conversione è la nostra apertura al mondo; qualsiasi mondo, dal più piccolo al più grande e impensabile mondo.

Non c'è misura concepibile per tale apertura ("Accresci in noi la fede" Lc 17,6).

Quella che oggi ci potrebbe apparire come un'apertura grande, come una fede grande, è in realtà il frutto di un progressivo allenamento e di grandi prove non sempre superate brillantemente e con successo se non addirittura incamerando delle sonore sconfitte e delusioni.

Talvolta le svolte significative di fede si dovrebbero misurare in maniera inversamente proporzionale agli effetti visibili.

Ma questo si rende possibile quasi sempre a posteriori, o grazie alla luce gettata da qualche persona amica che ti ama e vuole per te la vita vera e la vita in abbondanza.

Pensiamo alla fede che vive la persona che ricomincia una vita dopo un fallimento, dopo un attentato contro la vita, contro qualcuno che magari ha di più caro a questo mondo, non necessariamente contro il peggior nemico di questa vita.

Scoprirsi poveri e assetati di gioia, può diventare un fattore propulsivo sorprendente, per abbandonare la banalità del male che non ci vuole fare pensare, che non ci vuole fare appropriare di moventi e convinzioni vere per dare una svolta alla nostra vita, per prendere finalmente una posizione, una posizione per la vita mia, per la vita nostra.

E questo è già il principio di una scelta d'Amore, di una scelta tesa a costruire e non più a distruggere o distruggersi.

Questa scelta diventa un riconoscersi in qualcosa che capisci che ti appartiene ma che non puoi esaurire solamente con la tua persona, perché è dentro e fuori di te, perché è anche negli altri, ognuno con la sua croce.

Noi siamo solo un piccolo e al tempo stesso grande e amato pezzetto, per Colui che ha seminato il Tutto nel micro. Forse per questo talvolta ci sembra di entrare in confusione, per l'ebbrezza di un Tutto che assimiliamo nelle coordinate spazio/temporali della nostra natura.

Chi aderisce a questa scelta d'amore, che è già apertura al mondo e scommessa di sé e del mondo, si mette in ascolto di queste parole: "Con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo" "con la fede e l'amore che sono in Gesù Cristo" mediante l'Amore che anima la stessa vita di Dio, "che abita in noi", che è "il bene prezioso che ti è stato affidato" (2 Tm 1,13-14).

Non c'è misura, non c'è risultato che paghi o corrisponda a questa adesione che è la più grande scommessa della vita.

La pazienza nella dedizione, la perseveranza del lavoro e della responsabilità della nostra vita non diventeranno mai una leva per il nostro vano merito ("il giusto vivrà per la sua fede" Ab 2,4).

Sono e rimangono sempre e solamente la pedagogia del Signore Gesù. Il Signore illumina ed abbraccia così la nostra storia e la storia di questo mondo amandola con fedeltà incondizionata; amandola fino al suo compimento che non tarderà ad arrivare anche in piccola misura, ogni giorno della nostra vita, come anticipo di quel Tutto che è già in noi e che ancora non è stato completamente svelato.

 

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