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TESTO Il miracolo e la terra

don Maurizio Prandi

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XXVIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (09/10/2016)

Vangelo: Lc 17,11-19 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 17,11-19

11Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea. 12Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza 13e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». 14Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. 15Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, 16e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. 17Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? 18Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». 19E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Anche questa domenica la Parola di Dio ci invita alla fede. Anche oggi è il tema dominante le letture. Prima lettura e Vangelo ci presentano le figure di due stranieri capaci di gratitudine, e proprio la gratitudine pare essere la discriminante per poter dire: li c'è veramente fede! Sono due stranieri guariti non soltanto fuori, ma anche dentro, salvati dentro.

Naaman, il Siro, quindi non semplicemente uno straniero: è anche (e soprattutto), un nemico! All'inizio del capitolo dal quale il brano che abbiamo ascoltato viene estrapolato, viene detto che Naaman è un alto esponente dell'esercito Arameo le cui bande avevano fatto prigioniera una ragazza d'Israele. Chi è colui che viene miracolato, guarito dalla lebbra? È l'uomo della guerra, il grande generale che ha a che fare con gli eserciti; è l'uomo che ha fatto l'abitudine al sangue, l'uomo cui la guerra aveva impietrito il cuore (A. Casati). Lui viene salvato dentro, guarito dentro, cambiato dentro e dalle parole che pronuncia si capisce che è sfiorato dalla dolcezza, dalla tenerezza, dalla gratitudine. È stato guarito e vuole fare un dono, un'offerta, ed è molto bello che il profeta Eliseo gli dica che non è così che si fa, che con Dio non funziona così, perché quella guarigione, la guarigione di uno straniero, di un nemico, deve essere il trionfo della gratuità. E lui comprende, guarisce; lui, il grande generale abituato ad invadere le terre ora vuol caricare sul proprio mulo un po' di quella terra, la terra del miracolo, per poter, anche dalla sua patria, da quella terra ringraziare il Dio d'Israele. La terra che Naaman porterà con se diventa immagine della sua fedeltà. C'è un particolare che mi colpisce sempre nella vicenda di Naaman: il suo atto di fede è anche un annuncio: egli torna da Eliseo con tutto il suo seguito, con tutta la carovana; ed è in presenza di molte persone che egli, compiendo un cammino, aderisce al Dio d'Israele; il suo è un dire io credo, pubblicamente, non in forma privata, è proclamare di fronte ad altri che qualcosa è cambiato nella propria vita. Ecco che il cammino di Naaman ci conferma in quanto dicevamo la settimana scorsa sulla fede dei piccoli: è necessario scendere, spogliarsi della grandezza, della potenza, del ruolo per riscoprirci bambini (la pelle ritornò ad essere quella di un bambino) pronti a ricominciare un cammino nuovo.

Per quello che riguarda il nostro tema la seconda lettura ci dice che la fede può anche venire a mancare, ma certo non viene meno la fedeltà di Gesù; la sua è una presenza fedele che grazie a Dio va al di là delle nostre mancanze, una presenza che arriva alla comunione più alta, quella del non lasciarci mai soli, nemmeno nel momento della morte che sarà con Lui, insieme a Lui; mi sembra bello, e penso a me, alle mie paure, alle mie domande: nel momento della prova, della passione, quando abbiamo bisogno di qualcuno al nostro fianco, Gesù non ci lascia soli.

L'altro straniero, quello del vangelo: un Samaritano. Uomo della spontaneità e del non fare calcoli; si può vivere la fede facendo dei calcoli: un tot da dare al sacerdote per l'avvenuto miracolo oppure capire che la cosa bella non è dare qualcosa, la cosa bella è dare se stessi. Lo esprime con un gesto, quella della venerazione profonda descritta così dal testo in greco: cadde sulla faccia! Mi piace, perché dice bene che anche nel buttarsi a terra, nel prostrarsi, non ha preso nessuna precauzione. La parola di Dio ci aiuta a crescere nella relazione con Dio e quella frase di Gesù: la tua fede ti ha salvato non può non interrogarmi: la mia fede è una fede che mi salva dentro oppure che modifica soltanto qualcosa fuori? (A. Casati) Non per giudicare, ma com'era la fede dei nove lebbrosi che non sono tornati indietro, perché anche la mia fede forse è così: una fede dominata dalla Legge che si muove dentro l'arco delle cose prescritte. Era prescritto presentarsi ai sacerdoti: ci vanno. Era prescritto fare un'offerta: la fanno. Siamo a posto, la norma è rispettata. Il Samaritano però è capace di un cambio di passo nella sua vita perché è uno che non ha il cuore spento dalle regole ma acceso dall'amore.

Il vangelo ci dice altre cose belle e importanti:

1) i lebbrosi chiamano Gesù maestro, ed usano una parola in greco che l'evangelista Luca mette in bocca solamente ai discepoli. Ancora una volta Luca sottolinea la grande dignità che hanno gli ultimi, gli ammalati, gli esclusi (e i lebbrosi a maggior ragione lo erano!): sono equiparati ai discepoli, possono rivolgersi a Gesù con la stessa intimità dei discepoli.
2) Poi il glorificare Dio: anche qui l'evangelista usa un verbo tipico per dire la reazione di coloro che con Gesù hanno avuto un incontro particolare, significativo, vero. Oltre al lebbroso è messo sulla bocca dei pastori la notte di Natale, del paralitico, della donna curva raddrizzata, delle folle, del centurione che riconosce nella morte dell'uomo Gesù il figlio di Dio!
3) Non è meno importante il termine con il quale Gesù definisce il lebbroso: uno straniero e in greco usa una parola unica in tutto il vangelo, solo qui la troviamo, è colui che ha una origine diversa, che proviene da altrove; è l'universalismo della salvezza di Gesù: anche lo straniero è capace di un rapporto con Gesù, è capace di fede genuina, di gratitudine di adorazione. Qui addirittura, per quello che riguarda la relazione con Lui diventa un modello!
4) La domanda che fa Gesù: E gli altri nove dove sono? Che io ricevo non come un rimprovero, ma come un mistero al quale nemmeno Gesù vuol dare risposta. Intanto ancora una volta la prima preoccupazione di Gesù è per quelli che si allontanano, che si perdono, che mancano, e poi il rispetto di Gesù che si fa una domanda e non dà nessuna risposta lasciando così nel mistero ciò che concerne la fede e la salvezza (don Giovanni Nicolini). La seconda è l'invito che secondo me il vangelo ci fa ad aprire gli occhi, ad riconoscere come ricevuto tutto ciò che la bontà di Dio ci offre. Un punto importante, in questo senso, è quel: vedendosi guarito. Il lebbroso vede il dono che ha ricevuto, capisce che è stato raggiunto, che la guarigione gli è venuta dal di fuori e allora ritorna. Gli si sono aperti gli occhi e comprende chi è Gesù. Si rende conto che c'è una cosa più importante della salute ed è la relazione con Gesù e l'andare con Lui a Gerusalemme!

Condivido anche (mi pare bello) un pensiero di don Angelo Casati sull'eucaristia, sul rendimento di grazie quindi: Penso all'Eucaristia domenicale: dovrebbe essere questo ritornare, correre a ringraziare, ma anche l'eucaristia può diventare un'osservanza, un precetto senza gioia, un rito senz'anima, senza dolcezza, senza passione, un momento di ordinaria amministrazione, un monumento di indifferenza. Oppure, Dio lo voglia, l'Eucaristia può diventare la terra su cui ringraziare, la terra del miracolo, perché è la terra della croce; il senso della gioia, della fede deve abitare nelle nostre celebrazioni, deve risplendere negli occhi e sui volti di tutti noi quando usciamo. Non entrano nelle chiese e ascoltano il vangelo, la buona notizia che dà gioia al cuore. Possano gli uomini e le donne d'oggi leggerla sui nostri volti, nei nostri occhi, quando camminiamo e quando sediamo con loro.

 

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