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TESTO Prima la salute o la salvezza?

don Giacomo Falco Brini  

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XXVIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (09/10/2016)

Vangelo: Lc 17,11-19 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 17,11-19

11Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea. 12Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza 13e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». 14Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. 15Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, 16e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. 17Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? 18Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». 19E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

"La prima cosa, la più importante, è la salute". "Quando hai la salute, hai tutto". Sono solo alcune delle espressioni che sin da piccolo sento sulla bocca di tanti. Sembrerebbe proprio così, se consideriamo che le parole salvezza e salute hanno la stessa radice: il latino salus. Ma il vangelo non sembra allinearsi con il comune modo di pensare. Per carità, non che le due realtà non possano coincidere, ma ricordiamo il vangelo di un paio di domeniche fa. Un uomo ricco e satollo, senza problemi di salute; un povero invece pieno di problemi con il corpo coperto di piaghe, privo di salute. Nel post-mortem raccontato nella parabola, solo Lazzaro, che non aveva buona salute in terra, raggiunge la salvezza. Cosa se ne fece invece quel ricco della sua salute? Però voglio chiarirlo subito: questo commento non è né un elogio della sofferenza, né un invito al disprezzo della salute corporale.

Gesù incontra sul suo cammino verso Gerusalemme dieci lebbrosi che gridano a Lui. Lo chiamano per nome e lo riconoscono anche maestro (v.13). Il Signore ordina loro: andate a presentarvi ai sacerdoti (v.14). L'ordine dato rispetta le norme del libro del Levitico circa la purificazione dei colpiti da lebbra: questa è la legge da applicare al lebbroso per il giorno della sua purificazione. Egli sarà condotto al sacerdote... (Lv 14,2ss.).
Osserviamo che Gesù ha ascoltato il grido e ha visto la condizione di quegli uomini ma, nel suo pronto intervento, si è limitato a ordinar loro di fare quello che la parola di Dio già dice in proposito. Due piccole annotazioni al riguardo:
1) nella vita tante volte, per problemi di natura spirituale che non si ha più il coraggio di chiamare "peccati", c'è chi fa giri interminabili qua e là tra santoni, guru e presunti specialisti in umanità che offrono soluzioni suggestive spesso a caro prezzo, ma a lungo andare privandosi di una vita più serena e felice. Quante cose comincerebbero a sistemarsi nella propria vita, quale pace ritornerebbe nel proprio cuore se si andasse con fiducia dal sacerdote per una sincera confessione sacramentale e per ricevere le indicazioni di un cammino personalizzato!
2) i 10 lebbrosi, obbedendo alle parole di Gesù, vengono guariti mentre sono in cammino (v.14). Segno che conferma quanto detto sopra al punto 1. Le nostre infermità interiori di cui la lebbra è figura, guariscono all'interno del cammino di fede che intraprendiamo. Ed è l'obbedienza alla parola di Dio che ci guarisce! Inoltre, questo significa che per seguire Gesù non bisogna aspettare di essere prima puri, sani e santi. La guarigione e la salvezza sono doni consequenziali alla decisione di dar fiducia a Gesù e alle sue parole.

E veniamo al nucleo più importante del messaggio evangelico. Uno dei dieci vedendosi guarito tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un samaritano (vv.15-16). Dieci vengono guariti, ma uno solo ritorna verso Gesù per ringraziare e per giunta samaritano, cioè uno doppiamente escluso dalla salvezza secondo il pensiero religioso del tempo: perché era lebbroso e per il suo status di cittadino etnicamente impuro. Gesù lo chiama straniero (v.18). Ancora una volta il vangelo ci mette di fronte al tema della fede che il Signore incontra laddove non dovrebbe manifestarsi (cfr. Lc 9,53). Le domande che Gesù si pone davanti a quell'uomo sono in sé stesse la strada migliore per cogliere il nocciolo del suo insegnamento. La salvezza della nostra vita non consiste nel guarire dalla propria lebbra, ma incontrare Chi ci guarisce. La salvezza non coincide con una buona salute, anche se è sempre auspicabile averla. Se, come diceva un antico padre (S. Ireneo di Lione), il fine della vita dell'uomo è dar lode e gloria al suo Creatore, allora possiamo comprendere il risalto delle domande e l'affermazione finale nel vangelo. E' la relazione con Gesù che ci salva. La salute è uno dei tanti doni che può farmi ricordare il Donatore, ma me ne può anche allontanare se diventa più importante di Lui! Ecco quanto il credente deve ricordare.
Alzati e cammina; la tua fede ti ha salvato! (v.19) Se è la fiducia nel rapporto con Gesù a salvare la mia vita, allora la salute può esserci ma può anche non esserci. Come la stessa esperienza umana ci insegna quando incontriamo persone (e quante ce ne sono!...) che pur non godendo affatto di buona salute ci sono di esempio nella fede. La salvezza, salute interiore dell'anima, con o senza una buona salute, è vivere grati a Dio, anche su una sedia a rotelle! Per il discepolo di Cristo il dono più importante, il dono che Dio ci ha già fatto, il dono da accogliere ogni giorno nella preghiera, è incontrare e riconoscere il Donatore nel proprio cuore. Chi ha orecchi per intendere, intenda.

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