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TESTO Il grande Dono di Dio: la Sua Misericordia

mons. Antonio Riboldi

XXIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (11/09/2016)

Vangelo: Lc 15,1-32 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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In quel tempo, 1si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». 3Ed egli disse loro questa parabola:

4«Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? 5Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, 6va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. 7Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.

8Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? 9E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. 10Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

11Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. 12Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. 13Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. 14Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. 16Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. 17Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; 19non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. 20Si alzò e tornò da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 21Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. 22Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. 23Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.

25Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. 27Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. 28Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. 29Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. 30Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. 31Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Forma breve (Lc 15, 1-10):

In quel tempo, 1si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». 3Ed egli disse loro questa parabola:

4«Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? 5Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, 6va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. 7Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.

8Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? 9E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. 10Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

Oggi Gesù ci svela la grande, incredibile, fedeltà di Dio nell'amore per il suo popolo - che siamo noi - in un modo che ha dell'inaudito e che dovrebbe annullare la tentazione della sfiducia in chi ha peccato.

Il Vangelo racconta che Gesù viene rimproverato, perché si avvicinava facilmente ai peccatori: ‘Costui riceve i peccatori e mangia con loro'

Ecco allora che il Maestro fa un ‘primo passo' per introdurci nel divino mondo del Padre.

Così racconta il Vangelo: "Allora Gesù disse loro questa parabola: ‘Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? Ritrovatala se la mette sulle spalle tutto contento e va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: ‘Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora perduta. Così vi dico: ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione".

Davvero incredibile questa Gioia. Non è nella nostra mentalità avere lo stesso comportamento verso chi agisce male... anzi, prendiamo subito le distanze, preoccupati forse che ‘la nostra immagine ne risenta'! E per chi ha sbagliato è difficile cercare la via per recuperare... ‘l'immagine perduta'.
Forse è una sorte toccata a qualcuno di noi.

Ed è veramente doloroso vedere tutte le dita puntate contro, ogni stima allontanata, e poca voglia di farsi vicini per aiutare a riprendersi...anche da parte degli ‘amici'!

Gesù, volendo andare ancor più in profondità, per farci comprendere la differenza sostanziale tra noi e il Padre, a questo punto svela la grandezza insondabile della Sua Misericordia, che cerca la dracma smarrita, accoglie il figlio prodigo che ha sperperato ogni bene offertogli!

Dio è fatto così! Ci dà tutto il Suo Amore, la gioia della vita, tanti doni che formano la nostra personalità, insomma tutto ciò che siamo è Suo, tanto che possiamo raggiungere la nostra piena realizzazione solo se impariamo a vivere ‘nella casa del Padre', ossia sottomessi alla Sua volontà, che è la nostra sola e possibile vera felicità... anche se non vogliamo crederlo o, per arroganza, pensiamo di poter ‘fare tutto da soli'.

E quando così è, Dio si preoccupa per noi, perché sa che è ‘una strada senza uscite'.

Così è l'Amore. Vuole donare il senso vero della vita: siamo figli del Padre, che ci ama, sempre, incondizionatamente, con fedeltà, nonostante.... noi stessi!!!

Egli sa benissimo, anche se noi spesso lo dimentichiamo, che un figlio senza casa, senza più amore, perché ha preferito il nulla del mondo, senza regole, alla fine può ridursi a ‘rubare le ghiande ai porci'. È la triste vicenda di tanti, ma tanti, troppi!

È davvero una grande grazia quando si ritorna alla riflessione, per poi affidarsi alla bontà del Padre. Si ritorna a sperare, ad avere fiducia in Dio... ma, a volte, consci del nostro rifiuto assurdo, non osiamo credere di poter avere ancora un posto nel Cuore del Padre.

Oggi la Parola di Gesù ci infonde fiducia piena: ‘Quando era ancora lontano, il Padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò'.

Incredibile per noi, che siamo abituati a ben altro modo di accogliere, se accade, chi sbaglia. Noi recriminiamo, giudichiamo, condanniamo, poniamo limiti... per questo ci è così difficile ‘comprendere' Dio, la Sua Paternità.

Dio non è un giudice, alla maniera umana, ma è Misericordia, sempre e comunque. Va oltre le offese. Gli importa solo che si torni da Lui, perché sa che è l'unica via per ritrovare noi stessi e la nostra pace profonda.
Ma lo capiamo questo dono?

Chiediamo di comprenderlo e viverlo con gioia, attraverso l'intercessione della nostra Madre Teresa, ora Santa.

Lei ha scritto: "Se mai diventerò santa, sarò certamente una santa del nascondimento: mi assenterò in continuazione dal Paradiso per recarmi sulla terra ad accendere la luce di quelli che si trovano nell'oscurità"... la Luce, che solo la certezza della Misericordia del Padre per ciascuno di noi, può far brillare nei nostri cuori, perché poi si diffonda nei cuori dei nostri fratelli, vicini e lontani.

Abbiamo tanto bisogno di sentirci amati e tutti dobbiamo sapere che lo siamo, infinitamente, eternamente!

 

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