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TESTO Gioite con me

don Giacomo Falco Brini  

XXIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (11/09/2016)

Vangelo: Lc 15,1-32 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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In quel tempo, 1si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». 3Ed egli disse loro questa parabola:

4«Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? 5Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, 6va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. 7Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.

8Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? 9E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. 10Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

11Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. 12Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. 13Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. 14Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. 16Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. 17Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; 19non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. 20Si alzò e tornò da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 21Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. 22Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. 23Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.

25Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. 27Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. 28Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. 29Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. 30Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. 31Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Forma breve (Lc 15, 1-10):

In quel tempo, 1si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». 3Ed egli disse loro questa parabola:

4«Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? 5Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, 6va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. 7Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.

8Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? 9E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. 10Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

Se si prendono sul serio (speriamo) le parole di Gesù di domenica scorsa circa le esigenze del discepolato, verrebbe da dire che nessuno è in grado di stargli dietro. Oppure (che è lo stesso) verrebbe da dire che essere discepoli di Gesù è una possibilità riservata a una èlite di persone quali i citati S.Francesco d'Assisi, la novella S.Teresa di Calcutta e altri canonizzati. Ma subito dopo quel vangelo troviamo il cap.15 di Luca evangelista che in questa domenica la chiesa ci offre di meditare integralmente. Luminosa intelligenza delle Scritture: S.Luca ci ha condotto fin qui per renderci consapevoli della nostra incapacità a seguirlo in modo che, disperando di noi, speriamo nella sua Misericordia! La grande ouverture della "sinfonia n.15 in figlio minore" la dice tutta: continuavano ad avvicinarsi a Lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo (v.1). Anche oggi si avvicina veramente a Gesù solo chi guarda a Lui dalla propria realtà di peccato, dalla propria fragile umanità incapace di salvarsi. Si avvicina a Gesù soltanto chi sente la necessità della sua Misericordia, perché tocca con mano la propria miseria. Si allontana da Gesù chi si arrocca nel proprio giusto modo di vedere e confida in virtù proprie per fare il bene. Si allontana da Gesù chi condanna i fratelli ingiusti e crede che Dio faccia lo stesso: i farisei e gli scribi mormoravano: "costui accoglie i peccatori e mangia con loro" (v.2). Del vangelo ho capito pochissime cose soltanto, anzi, mi correggo, penso che Egli me le abbia fatta capire. Una di queste è che Gesù nella sua vita ebbe maggiore accoglienza e comprensione nel cuore dei piccoli, dei poveri e dei peccatori. Per questo troviamo nei vangeli che la maggioranza di quelli che lo seguono si trovano tra questi ultimi. Per questo tra i vari nomignoli che gli affibbiarono troviamo anche mangione e beone, amico dei pubblicani e dei peccatori (Lc 7,34). L'impresa più difficile per il Signore, allora come oggi, è farsi spazio nel cuore dei giusti e convertirli!

Se guardiamo all'intera "economia" delle parabole del cap.15 noteremo che dietro le figure tratteggiate da Gesù del pastore, della donna e del padre, emerge un personaggio coinvolto totalmente nella ricerca di un incontro; e, una volta giunto l'incontro, con una voglia irresistibile di far festa e di contagiare la propria gioia a chi gli sta intorno. Una pecora ritrovata sulle spalle, una moneta recuperata, un figlio che ritorna a casa: il leitmotiv della sua incontenibile gioia è sempre l'incontro con ciò che cercava. Siamo al cuore della rivelazione del volto di Dio nel vangelo di Luca. Gesù spiegherà con la sua vita, ma soprattutto nel modo in cui muore, che quanto ci ha raccontato in quelle parabole, fa emergere l'identikit autentico di Dio. Amore incondizionato. Amore gratuito. Amore che cerca incessantemente l'incontro con tutti i suoi figli. "E' importante questo insegnamento di Gesù: la nostra condizione di figli di Dio è frutto dell'amore del cuore del Padre; non dipende dai nostri meriti o dalle nostre azioni, e quindi nessuno può togliercela, neppure il diavolo! Nessuno può toglierci questa dignità!" (Papa Francesco, catechesi su Lc 15,11-32, Udienza pubblica del 11.05.2016).

Infatti, nel centro del cap.15, concepibile come un'unica grande parabola in tre racconti, c'è un padre che vede meglio chi è lontano, che si commuove, che corre incontro e compie i gesti più materni che ci siano al riabbracciare il figlio che non era più in casa; un padre che non sopporta di sentirsi dire "non sono più degno di essere tuo figlio" e che si affretta piuttosto a restituirgli tutti i segni della sua dignità (anello, vestito e calzari), avviando poi una festa di famiglia a base di filetto di vitello ben foraggiato. Gesù non tratteggia un papà offeso che chiede prima conto al figlio delle sue malefatte, ma un papà concentrato a esprimere la sua gioia di averlo di nuovo in casa salvo (Lc 15,20-24). Come è bello questo papà! Che forza si sprigiona nella gioia di avere davanti ai propri occhi il proprio figlio perduto! Perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato (v.24).

Ma in questa gioia trascinante c'è una persona che non si riesce a coinvolgere. E' il fratello maggiore che è sempre stato in casa. E' curioso che nelle tre parabole è l'unico personaggio che rifiuta l'invito alla gioia: un figlio che vive in casa e dovrebbe conoscere bene il papà. Anzi, giustifica il proprio rifiuto trasformandolo in una poco velata accusa al padre (Lc 15,30). Quanto è diverso questo figlio dal suo papà! Qui scopriamo chi veramente ha più bisogno della Misericordia di Dio. "Vediamo il disprezzo: non dice mai "padre", non dice mai "fratello", pensa soltanto a se stesso, si vanta di essere rimasto sempre accanto al padre e di averlo servito...Il figlio maggiore, anche lui ha bisogno di misericordia. I giusti, quelli che si credono giusti, hanno anche loro bisogno di misericordia. Questo figlio rappresenta noi quando ci domandiamo se valga la pena faticare tanto se poi non riceviamo nulla in cambio. Gesù ci ricorda che nella casa del Padre non si rimane per avere un compenso, ma perché si ha la dignità di figli corresponsabili. Non si tratta di "barattare" con Dio, ma di stare alla sequela di Gesù che ha donato se stesso sulla croce senza misura." (Papa Francesco, catechesi su Lc 15,11-32, Udienza pubblica del 11.05.2016).

Ho davanti agli occhi del mio cuore due persone. Una più giovane e una più avanti negli anni. La giovane un giorno mi confessò: "sai, i miei, molto preoccupati, pensano che non frequenti più la parrocchia perché sto mettendo in dubbio la mia fede. Ma in realtà non l'ho mai fatto, tutto quanto ho cominciato ad imparare da piccola circa la fede non l'ho rifiutato. Ho riflettuto. In verità io non frequento più la mia chiesa perché lì non mi sento a casa". La signora più avanti negli anni un giorno mi raccontò: "ho fatto un sogno strano. Scorrevano davanti all'altare della mia chiesa tante persone. Sacerdoti, suore, fedeli che frequentano la parrocchia con il volto piuttosto spento. Poi ad un certo punto appare Gesù dietro di loro che mi guarda sofferente dicendo: "sono tutti qui, ad un passo da Me, ma non vengono da Me...ed è così da tanto tempo!".

L'appello del Giubileo a riscoprire il cuore del vangelo nell'amore misericordioso e gioioso di Dio è più che mai urgente. Perché il cammino del discepolato è divenire misericordiosi e gioiosi come il Padre; è riflettere come comunità cristiana questo volto, l'unico volto, di Dio Padre. In chiesa, fuori della chiesa, tutti ne abbiamo bisogno.

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