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TESTO La Messa vale se si vive

don Giovanni Berti

XXI Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (21/08/2016)

Vangelo: Lc 13,22-30 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 13,22-30

In quel tempo, Gesù 22passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. 23Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: 24«Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. 25Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. 26Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. 27Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. 28Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. 29Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. 30Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

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"Ma la messa di domenica sera vale per la festa dell'Assunta del lunedì?"

E' stata questa la preoccupazione di molti che a voce o al telefono mi hanno posto questa la domanda nei giorni immediatamente precedenti il 15 agosto.

E' l'interrogativo ricorrente che viene posto a noi preti quando le Solennità di precetto precedono o seguono immediatamente una domenica. Penso che la preoccupazione di sapere se una messa "vale" per questa o quella solennità o domenica sia il segno di uno spirito religioso che non va assolutamente censurato, ma fa sorgere in me qualche interrogativo su quale significato diamo alle celebrazioni domenicali e al nostro stesso rapporto con Dio. Sicuramente è "colpa" di una certa educazione religiosa passata che insegnava che con Dio ci si regola attraverso atti religiosi e la pura osservanza di regole precise e determinate.

Le parole del Vangelo di questa domenica sembrano rimettere in discussione questa visione religiosa e questo modo di intendere il nostro rapporto con Dio.

La domanda posta a Gesù ("sono pochi quelli che salvano?") parte dall'idea ben radicata nella religiosità ebraica che la salvezza di Dio era solo per pochi eletti, e precisamente quelli appartenenti al popolo eletto di Israele. La risposta precisa alla domanda viene data da Gesù quando alla fine del brano dirà che "verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio". Quindi la risposta alla domanda se sono pochi i salvati è un bel "no" secco, un "no" all'esclusività del rapporto con Dio, che invece è possibile davvero a tutti, di ogni luogo e tempo, rompendo appartenenze culturali, religiose, etniche, geografiche ed economiche. La salvezza è per tutti! E l'ordine di questo dono di salvezza rovescia la logica umana dove chi vince è sempre il più forte, il più ricco, il più sano, il più bianco, il più furbo... Sono invece i cosiddetti "ultimi" ad essere i primi che Dio comincia ad abbracciare, e non chi sta in testa alla fila. Dio inizia dalla coda e da chi è ricacciato indietro. Dio ama gli ultimi perché lui stesso si è fatto ultimo in Gesù.

Nel mezzo del discorso Gesù è ancor più provocante, e l'Evangelista Luca ricorda questo discorso del Signore ai primissimi cristiani che già fin dall'inizio rischiavano di calcolare il loro legame con Dio dal numero delle pratiche religiose. Luca vuole provocare anche noi oggi e nello stesso tempo vuole aiutarci con le parole di Gesù a ripensare la nostra fede e il nostro legame con il Signore.

Dio apre la sua porta (non solo quella finale del paradiso ma anche quella quotidiana del suo cuore nella vita presente) non tanto a chi accumula pratiche religiose, ma a chi opera la giustizia. Operare la giustizia nel Vangelo significa mettere in pratica con azioni concrete l'insegnamento di Gesù. Se non facciamo diventare vita concreta quello che preghiamo la domenica e nelle altre feste comandate, allora non serve a nulla e rischiamo davvero di sentire Gesù che ci dice "non ti conosco", come lo diremmo noi a chi non conosciamo e non frequentiamo e a chi non si fa mai vedere nei momenti importanti della vita. Gesù ci riconosce se sappiamo vivere il suo Vangelo e non solo pregarlo e celebrarlo.

Tornando allora alla domanda iniziale "la messa quando vale?". Penso che la risposta più fedele al Vangelo sia che la messa vale non solo nel momento in cui sono dentro e prego, ma inizia a valere se tradotta in vita, se la fraternità che invoco poi si traduce in gesti e scelte. E penso che una messa davvero ben partecipata e pregata (non in modo distratto o formale) non può che portarci a viverla fuori e renderla eterna.

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