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TESTO Nella certezza della precarietà

don Luciano Cantini  

XIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (26/06/2016)

Vangelo: Lc 9,51-62 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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51Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme 52e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. 53Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. 54Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». 55Si voltò e li rimproverò. 56E si misero in cammino verso un altro villaggio.

57Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». 58E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». 59A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». 60Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». 61Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». 62Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».

Mentre camminavano per la strada
Siamo ad una svolta decisiva che porterà Gesù e i suoi discepoli a Gerusalemme dove si compiranno i giorni. La decisione è presa con fermezza, letteralmente si dice che il volto di Gesù si fece duro. I discepoli seguono il Signore ma viene qualche dubbio sulla consapevolezza di questa decisione e sulla prospettiva che comporta.
Come per ciascuno di noi che diciamo di seguire Gesù ognuno con i propri perché, le proprie prospettive, desideri, sogni. Mettersi sulla stessa strada non è sufficiente se non se condividono le motivazioni e la meta. Sono quelle che ci fanno decidere i percorsi, rendono ricchi o inutili gli incontri. Sulla strada c'era un villaggio della Samaria che si rifiuta di incontrare Gesù, ma viene anche qualche dubbio su come i discepoli abbiano presentato l'incontro misurando la loro reazione colma di sacro zelo ma anche di violenza. Gesù si voltò e li rimproverò decidendo di cambiare direzione; quando siamo mossi dall'amore nessuna chiusura è definitiva e nessuna reazione può compromettere il futuro. Quale immagine di Gesù offriamo a chi si incontra? Quale prospettiva offriamo? Siamo davvero certi nel dare agli altri la responsabilità della mancata accoglienza? della freddezza o della noncuranza?

«Ti seguirò dovunque tu vada»
È pieno di entusiasmo questo tale incontrato per strada, si è espresso di getto, animato da buon spirito, spinto da chissà quale prospettiva, forse senza una attenta valutazione: Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? (Lc 14,28). Forse i discepoli non hanno capito, e noi con loro, che Gesù è un perdente nella storia degli uomini, che l'andata a Gerusalemme sarà una sconfitta. Noi vorremmo essere vincitori, su tutto, nello sport come nella politica, nella vita, invece Gesù si presenta come uno che non ha dove posare il capo. A lui non sono destinati né i palazzi del potere né un nido come gli uccelli del cielo. Il Regno di Dio non si manifesta nella vittoria sugli uomini quanto nella fragilità, nel fallimento, nella pazienza della misericordia di Dio.

I morti seppelliscano i loro morti.
È Gesù a chiamare un altro a seguirlo; dalla conversazione si capisce che gli è appena morto il padre, sembra essersi così liberato dalla storia che lo teneva legato al passato, avrebbe potuto anche lui dare una svolta alla sua vita, mettersi in cammino con lui. Sembra quasi una contraddizione perché andare a Gerusalemme significa essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso (Lc 9,22), lasciarsi alle spalle una morte per andare incontro a un'altra morte. Chi può sapere se il vivere non sia morire e se il morire non sia vivere? (Euripide). C'è da domandarsi se il culto dei morti, la frequentazione dei cimiteri, sia più espressione di una nostalgia del passato che non è più o affermazione della vita eterna, Gesù, da questo punto di vista è chiarissimo: Lascia che i morti seppelliscano i loro morti. Dobbiamo decidere se stare dalla parte della morte o della vita che va oltre: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla (Lc 12,4).

Quelli di casa mia
Gesù impegna ad amare, non all'interno di doveri, di logiche consolidate come il gruppo familiare, sociale o religioso, ma liberi da vincoli che limitano il raggio d'azione. Al terzo non permette di congedarsi da quelli di casa. Seguire Gesù è abbandonare rimpianti, nostalgie, ricordi che fanno guardare indietro. Gesù è radicale nelle proposte perché nessuno lo segua per comodità o tornaconto personale, chiede di essere profetici, non legati a poteri o affetti che generino ricatti, compromessi, interessi di parte. Gesù apre davanti un mondo nuovo per il quale vale la pena rompere con il passato. Dobbiamo guardare al regno di Dio senza rimpianti, nella consapevolezza che i cambiamenti che provoca sono una necessità storica; che la nostra vita è proiettata continuamente in avanti nella incertezza e nella precarietà della Fede, nella fiducia che il Signore sostiene il nostro cammino.

 

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