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TESTO SS. CORPO E SANGUE DI CRISTO

mons. Antonio Riboldi

Santissimo Corpo e Sangue di Cristo (Anno C) (29/05/2016)

Vangelo: Lc 9,11-17 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 9,11-17

11Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.

12Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». 13Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». 14C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». 15Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. 16Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. 17Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

Celebrando la Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, credo sia necessario in tutti noi risvegliare la bellezza dell'incredibile dono che Gesù ci ha fatto, non un dono qualsiasi, ma un Dono sublime, divino: ‘il Suo Corpo e il Suo Sangue'.

Ed è lo stesso Gesù che si incarica di introdurci nella grandezza del dono, partendo da una realtà che è vita quotidiana, ossia la necessità del pane come nutrimento per questa vita terrena.

Ascoltiamo tutti un'infinità di discorsi su proposte che hanno il solo fine di migliorare la vita qui... ed è troppo poco - per dire nulla - se si pensa all'eternità. È già difficile sapere cosa veramente può migliorare la vita di una persona. Se poi per vita intendiamo lavoro, ricchezza, benessere, possiamo rispondere che oggi, per molti, non solo è molto difficile, data la crisi, avere il giusto per vivere... ma anche ci troviamo tante infelicità addosso, che fanno discutere sul tanto conclamato benessere.

Ed in secondo luogo, esiste veramente un miglioramento per tutti? Quanta gente vive una povertà che non appare più sui giornali, perché pare non si voglia la si conosca... ma c'è!

Gesù era sempre circondato dalla povera gente, da chi aveva veramente SETE e FAME di Chi dicesse parole di speranza, che desse un volto alla vita, che fosse Verità e felicità. Gesù percepiva perfettamente la voce dell'uomo, quella senza veli o maschere, che si faceva implorazione... soprattutto quando il nostro cuore è confuso, non sa cosa dire, come esprimere la profondità dei suoi desideri. E Gesù ci prende per mano, partendo dalle cose semplici, che si capiscono di più.

Come ci narra Luca, nel Vangelo di oggi, il Maestro come sempre era circondato da tanta gente che si lasciava affascinare dalla Sua Parola di vita, al punto da non preoccuparsi delle necessità immediate.

L'attenzione di Gesù, apparentemente sollecitata dalla ‘praticità' dei Dodici: ‘Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in zona deserta' interpreta i bisogni, anche materiali, e invita gli apostoli a farsene carico: ‘Voi stessi date loro da mangiare' e, davanti alla loro impotenza, ‘cinque pani e due pesci', per ‘cinquemila uomini' è Lui a provvedere, moltiplicando pani e pesci! ‘Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste'. (Lc 9,11-17)

Gesù sa molto bene che senza ‘pane' l'uomo non può vivere. È sempre davanti al nostro cuore la dura realtà di milioni di uomini, donne e bambini, nei Paesi poveri - ma che ora con un eufemismo sono diventati Paesi in via di sviluppo - .

E sappiamo tutti che se la giustizia, lo sviluppo non si fermassero alle sole nazioni ricche, ci sarebbe cibo per tutti. Lo dicono le statistiche. È davvero una grande responsabilità che grava sulle coscienze, se pensiamo che Gesù è arrivato ad affermare: ‘Avevo fame e non mi avete dato da mangiare... Andate, maledetti!'.

Ma Gesù, nel Suo immenso amore per noi, poteva fermarsi al pane che nutre il corpo?

Sarebbe stato un tradire la Sua missione di salvarci e la stessa nostra grandezza di figli, chiamati a condividere con Lui la bellezza e felicità del Cielo.

Dio ci ama veramente ‘alla grande', come è nella natura di Dio.

Gesù sa che, anche quando vi è il pane terreno, occorre qualcosa di più per la vita dello spirito, che certamente è un valore superiore a quello del corpo.

Per questo Gesù, dopo la moltiplicazione dei pani, continua, possiamo dire, a manifestarci tutta la verità, cioè qual è la vera forza dell'uomo: la salute e vita del cuore.

Ed è in questa dimensione che c'è bisogno del ‘pane', che Dio offre dal Cielo: il grande dono dell'Eucarestia, che allora come oggi, non tutti sanno accogliere con fede.

Il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci ha un chiaro riferimento all'Eucarestia: un dono gratuito, frutto della compassione nei confronti di un'umanità ‘affamata' di divino!

È il cuore del Vangelo e della nostra vita da cristiani, che dovrebbe suscitare gioia, meraviglia, sapendo che nella vita ora non dobbiamo solo più contare sulle nostre deboli forze, quando vogliamo essere buoni discepoli di Gesù, perché il Signore si fa una cosa sola con noi nell'Eucarestia.

Mistero della fede, che dovrebbe sempre fermarci in adorazione, eppure spesso troppo grande per la nostra corta intelligenza e piccolo cuore. Scriveva il beato e caro Paolo VI:

‘La mente si perde, perché ha difficoltà a capire, i sensi dubitano, perché si trovano dinnanzi a realtà note, il pane e il vino, i due elementi più semplici del nostro vivere quotidiano... Se l'Eucarestia è un grande mistero che la mente non comprende, possiamo almeno capire l'amore che vi risplende. Possiamo almeno riflettere sull'intimità che Gesù vuole avere con noi".

Senza il sostegno dello Spirito, impossibile ‘credere' che Dio non solo abita in noi, ma si fa ‘pane di vita' con la nostra vita. Sono tanti gli anni del mio sacerdozio e da vescovo, e posso confessarvi che mai e poi mai ho rinunciato alla Messa quotidiana. Troppo necessaria l'Energia divina di Gesù per affrontare la vita con i suoi impegni e sopperire ai nostri limiti e alle nostre contraddizioni.

E davvero non riesco a capire come troppi, che si dicono cristiani, guardino alla S. Messa come un obbligo o, peggio ancora, una formalità che si può tralasciare con estrema facilità.

Che cosa è più importante di Gesù? Forse la gita, le cose da sbrigare, chissà... Di fatto per un nulla troppi sacrificano il Tutto che dà la vita: il vero Pane della Vita.

Mamma non badava a sacrifici, pur di ricevere la S. Comunione ‘perché senza di Lui, come affrontare serenamente i problemi della famiglia?'. E voleva che anche noi facessimo la comunione ogni mattina, digiuni, così era un tempo, dicendo sempre: ‘Meglio una buona Comunione che una buona colazione!'.

Che Gesù ci faccia innamorare tutti, fino a non lasciarLo mai fuori della porta della nostra vita

 

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