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TESTO Nel cuore della SS.ma Trinità

mons. Antonio Riboldi

Santissima Trinità (Anno C) (22/05/2016)

Vangelo: Gv 16,12-15 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Gv 16,12-15

12Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 13Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. 14Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. 15Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.

Oggi facciamo ‘memoria', cioè riviviamo, perché Dio è l'Eterno Presente, il grande Mistero di Amore, in cui ha voluto coinvolgerci, se solo lo accogliamo: la SS.ma Trinità. L'uomo di oggi difficilmente sa riferirsi alla grandezza, che gli viene dalla Santissima Trinità. Difficilmente sappiamo volgere la nostra attenzione sul grande Amore, di cui siamo onorati e circondati.

Così Gesù ha annunciato e continua ad annunciare questo grande Amore:

"In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: ‘Molte cose ho da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito, e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio: per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà". (Gv. 16, 12-15)

È tanto grande la verità contenuta nel Mistero della Santissima Trinità, da rimanere sbalorditi, non solo per ciò che è, ma per il Suo divino degnarsi di abbassarsi fino a farsi dono per noi!
Viene proprio da chiedersi quanto prega il Salmista:

"O Signore, nostro Dio, quanto è grande il Tuo Nome su tutta la terra.
Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissato,
che cosa è mai l'uomo, perché di lui ti ricordi,
il figlio dell'uomo, perché te ne curi?". (Salmo 8)

Dobbiamo ritrovare l'innocenza e la fiducia che ci caratterizzava da bambini, per accogliere con cuore aperto e puro, quello che - si spera - sia stato per tanti il primo insegnamento uscito dal cuore delle nostre mamme, cioè di educare la nostra mano ed il nostro cuore a farsi il segno della croce.

Era il ‘segno' che apriva e chiudeva la giornata, vissuta così nell'amore della SS.ma Trinità.

Eravamo ancora incapaci di camminare sicuri, ma la nostra manina si lasciava condurre da quella sicura di chi ci aveva donato la vita, e tracciava sulla nostra fronte, sul cuore e sulle spalle, fino a disegnarla con chiarezza, come segno di tutta l'esistenza, la croce, quella di Gesù, il Vivente, accompagnando il segno con le parole ‘Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo'.

Una brevissima professione di fede che avrebbe dovuto segnare ogni passo del nostro pellegrinare: ogni inizio di giornata, di lavoro, di sacrificio, di riposo, vero distintivo e professione di ciò che siamo diventati con il Battesimo: figli di Dio, figli di un Padre, che si è donato gratuitamente e da cui siamo creati e a cui apparteniamo; fratelli del Figlio di Dio, Gesù, mandato dal Padre per salvarci e talmente vicino a noi da essere ‘pane di vita', ‘abitati' dall' Amore stesso di Dio, lo Spirito Santo, ricevuto nel Battesimo, effuso su di noi nella Cresima, che ci assiste e dà forza nella difficile nostra vita.

Tracciando il segno della croce, se siamo attenti, professiamo le principali verità di fede: Dio Uno e Trino, Padre, Figlio e Spirito Santo e la morte e resurrezione di Gesù, espressione concreta di quanto sia infinito l'Amore.

Come ha detto Papa Francesco, la solennità liturgica di oggi "mentre ci fa contemplare il mistero stupendo da cui proveniamo e verso il quale andiamo, ci rinnova la missione di vivere la comunione con Dio e tra noi sul modello di quella trinitaria. Siamo chiamati a vivere non gli uni senza gli altri, sopra o contro gli altri, ma gli uni con gli altri, per gli altri, e negli altri...". La Trinità, ha aggiunto Francesco, "è anche il fine ultimo verso cui è orientato il nostro pellegrinaggio terreno: lo Spirito Santo ci guida alla piena conoscenza degli insegnamenti di Cristo, del suo Vangelo; e Gesù, a sua volta, è venuto nel mondo per farci conoscere il Padre, per guidarci a Lui, per riconciliarci con Lui... Cerchiamo, pertanto, di tenere sempre alto il "tono" della nostra vita, ricordandoci per quale fine, per quale gloria noi esistiamo, lavoriamo, lottiamo, soffriamo; e a quale immenso premio siamo chiamati".

C'è da confondersi! Eppure troppi sono come sul lastrico della vita a mendicare gioie che non ci sono, con nel cuore voglia di ricchezza, di gloria, svendita di vita, dignità e tentazione di violenza: ‘Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno'. Purtroppo sembra difficile vedere oggi gli uomini farsi il segno della croce, accompagnandolo con una vera professione di fede, di vita: o non lo sanno più fare o, ancora più triste, non ne conoscono il contenuto.

Il ‘segno della croce' raccoglie le tante lacrime, che in Gesù acquistano il sapore dell'amore e ci ‘innesta' nella Vita stessa del nostro Dio Trinità.

Nella lunga vita della mia mamma, durata 99 anni, non si potevano contare i segni di croce che aveva fatto ed aveva aiutato i figli a fare. Tanti come i passi della sua vita, così come sono diventati l'alfabeto della mia vita su cui Dio ha composto la mia esperienza. Ed ogni segno di croce esprimeva tanta fede, che era come dire, anche in situazioni, che avrebbero fatto gridare di disperazione: ‘Io ti amo, Signore, si faccia di me secondo il Tuo Cuore'. Anche quando vide morire - allora non vi erano le cure di oggi - un figlio piccolo, che si chiamava Francesco, e mi aveva preceduto nella nascita; o quando morì un'altra figlia, una bambina a cui aveva dato il nome di Maria Redenta, in onore dell'anno della Redenzione, il 1933; o quando seppe del terremoto nel Belice ed io ero là, senza poter comunicare con lei, per rassicurarla; o nominato vescovo ad Acerra, sotto scorta. Era sempre lo stesso abbandono all'amore del Padre, che la guidava, anche se spesso... faceva un gran male.

Conservo nel cuore l'ultima benedizione e la stessa solennità nel fare il segno di croce, l'ultimo giorno della vita, quando mi chiese di benedirla. Era la croce il suo incessante credo, che ornava e sosteneva la sua vita. Quanto amore contiene la Trinità, quando la lasciamo ‘incarnare' nel nostro vissuto!

E' così rassicurante e bello sapere di essere amati da Dio: è il vero senso di tutto ciò che viviamo in ‘questo esilio di lacrime', attendendo di incontrarlo nella ‘pienezza della Vita'.

 

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