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TESTO Con occhi nuovi

don Luciano Cantini  

Santissima Trinità (Anno C) (22/05/2016)

Vangelo: Gv 16,12-15 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Gv 16,12-15

12Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 13Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. 14Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. 15Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.

In pace con Dio
Il profeta Michea lo aveva annunciato: Egli stesso sarà la pace! (Mi 5,4), la pace è l'attesa e la speranza degli uomini; la mancanza di pace, in qualsivoglia modo la si interpreti, è percepita come una condanna, un labirinto senza uscita. Cerchiamo la pace tra le persone, le nazioni, nei quartieri, nelle famiglie, nel lavoro, in noi stessi. Si fanno le marce per la pace e poi si litiga per delle sciocchezze. L'uomo ne tenta di tutte, in maniera goffa e sbagliata, anche quella di ingraziarsi la divinità con preghiere e sacrifici, senza nulla ottenere. Prima di ogni cosa e origine di ogni pace dovremmo cercare la pace con Dio. Paolo ci dice: Egli infatti è la nostra pace (Ef 2,14). La pace vera viene da Dio e non dal mondo, nasce dalla nostra relazione col Signore e non dalle situazioni esterne della nostra vita o della storia. Intorno a noi potrebbe andare tutto bene, avere buona salute, risorse abbondanti, sappiamo bene però che tutto è fragile, transitorio. La pace di Cristo è interiore, profonda, ben radicata nella coscienza dell'uomo che sa di ricevere un dono, nasce dalla fiducia in Dio, nella fede nel suo amore, nella sua misericordia. In pace mi corico e subito mi addormento, perché tu solo, Signore, fiducioso mi fai riposare (Sal 4,2). La pace è dono di Dio, frutto dello smisurato amore di Cristo sulla croce, segno della presenza dello Spirito Santo nel cuore dell'uomo.

Mediante la fede
Paolo insiste nel dire che la Fede è la porta della Grazia di Dio. Al popolo ebraico che si pone nel cuore della benevolenza di Dio per discendenza dice che invece è necessaria la Fede; non si è discendenti di Abramo secondo la carne piuttosto perché egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così divenne padre di molti popoli (Rm 4,18).
La Fede non è da relegare nell'ambito dei sentimenti umani, né ad una teorica sottomissione ad una presunta volontà divina, neppure possiamo chiamarla una "virtù" nel senso che ormai ha preso questa parola nella mentalità comune quasi di insensatezza; la Fede muove l'agire dell'uomo, compie le scelte essenziali perché è convinta dell'Amore di Dio. È Dio che salva l'uomo da se stesso, dalle sue miserie, dal suo peccato - Mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo (Rm 5,10) - non per appartenenza (all'etnia ebraica o al mondo occidentale cristiano), non perché buoni e onesti o praticanti, ma in quanto credenti nel suo Amore e impegnati a esprimerlo in una vita coerente.
Per Fede siamo giustificati, capaci di accogliere il perdono di Dio fedele alla promessa, che Cristo Gesù dalla croce ha manifestato nella pienezza dell'Amore: quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora conoscerete che Io Sono (Gv 8,28). Conoscere e riconoscere la Signoria di Gesù significa fidarsi del suo Amore, non il nostro per Lui, ma il Suo per noi! Non le nostre capacità, non il nostro amore altalenante, non le nostre emotività ma il suo Amore certo, determinato, perché forte come la morte è l'amore (Ct 8,6).

Per mezzo dello Spirito Santo
L'Amore di Dio ci è stato messo dentro, nei cuori, come realtà profonda per mezzo dello Spirito. Lo Spirito è la sorgente permanente del nostro amore per Dio e fondamento della speranza. Avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio (Rm 8,15-16).
Il colloquio tra lo Spirito Santo e il nostro spirito, la relazione nel presente con Dio, contiene i semi della vita futura, la speranza. Non tanto quello che vorremmo realizzare, una proiezione dei nostri desideri, quanto la certezza del mondo nuovo contenuto nella Promessa di Dio e che ci impegniamo a realizzare.
Questo è il dono prezioso che lo Spirito Santo porta nei nostri cuori: la vita stessa di Dio, vita di veri figli, un rapporto di confidenza, di libertà e di fiducia nell'amore e nella misericordia di Dio, che ha come effetto anche uno sguardo nuovo verso gli altri, vicini e lontani, visti sempre come fratelli e sorelle in Gesù da rispettare e da amare. Lo Spirito Santo ci insegna a guardare con gli occhi di Cristo, a vivere la vita come l'ha vissuta Cristo, a comprendere la vita come l'ha compresa Cristo (Papa Francesco 08.05.2013).

 

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