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don Michele Cerutti

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VI Domenica di Pasqua (Anno C) (01/05/2016)

Vangelo: Gv 16,12-22 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Gv 14,23-29

23Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.

25Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

27Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. 28Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. 29Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.

A Gerusalemme la Chiesa si apre ad un confronto su un tema delicato quello della circoncisione oppure della non circoncisione. Molti pagani si convertono al cristianesimo e i convertiti dal mondo giudaico spingono per la circoncisione, ancora legati al formalismo della legge. Questo è il panorama che si presenta ai padri del primo Concilio.
La Chiesa trova la sua sintesi. La Chiesa opera non nella logica della maggioranza, ma nella logica del discernimento che è dono dello Spirito. E' lo Spirito Santo quindi il motore della Chiesa. Non possiamo pensare alla Chiesa nella logica di una organizzazione umana. Lo Spirito Santo manda avanti la sua Chiesa e va a ricercare quella unità che molto spesso gli uomini rischiano di lacerare.
Siamo in un periodo in cui la Chiesa vive momenti difficili caratterizzati da scandali che coinvolgono diversi settori. La Parola di Dio ci dovrebbe oggi confortare. E' lo Spirito che porta all'unità. Invochiamolo più spesso e in particolare perché le divisioni fra cristiani si appianino. La mancanza di confronto ha portato alle divisioni. Nella storia non si è percorso il tracciato calcato dai padri del primo concilio ci si è arrocati su una differenza di visioni portando anche a scontri duri tra cristiani. Le scene girate dai telegiornali che mostrano discepoli di Cristo che si picchiano in Terra Santa per piccole questioni sono uno scandalo. Le divisioni nel secolo scorso nell'Irlanda del Nord sono inaccettabili. Le difficoltà del dialogo con il mondo ortodosso nell'Est Europa, che si stanno smollando con i recenti tra il Papa e i patriarchi, non sono sicuramente edificanti. Invochiamo lo Spirito Santo perché la Chiesa cammini verso l'unità.
Lo Spirito Santo è il dono che Cristo offre all'umanità e lo promette proprio in un momento particolare quello dell'Ultima Cena e quindi in un contesto di tradimento egli non smette anche in quella circostanza di comunicare il suo amore per i suoi amici.
La Conferenza del patriarca greco-ortodosso Hignatios IV Hazim Co-presidente dal C.E.C. Upsala, 1968: Lo Spirito Santo è la presenza di Dio-con-noi, unito al nostro spirito. Senza lo Spirito Santo, Dio è lontano, Cristo resta nel passato, il Vangelo è lettera morta, la Chiesa una semplice organizzazione, l'autorità un potere, la missione una propaganda, il culto un arcaismo, un'evocazione, l'agire cristiano una morale da schiavi, un moralismo. Ma nello Spirito Santo e nell'inscindibile sinergìa, il cosmo è nobilitato e geme nel parto per la rigenerazione del Regno, l'uomo è in lotta contro la 'carné il Cristo risorto si fa presente, il Vangelo si fa potenza di vita, la Chiesa realizza la comunione trinitaria, l'autorità si trasforma in servìzio liberatore, la missione è una pentecoste, la liturgia è memoriale e anticipazione, l'agire umano viene deificato.
Papa Francesco in una sua omelia ha così detto: «Lo Spirito Santo è la presenza viva di Dio nella Chiesa. È quello che fa andare la Chiesa, quello che fa camminare la Chiesa. Sempre più, oltre i limiti, più avanti. Lo Spirito Santo con i suoi doni guida la Chiesa. Non si può capire la Chiesa di Gesù senza questo Paraclito, che il Signore ci invia per questo. E fa queste scelte impensabili, ma impensabili! Per usare una parola di san Giovanni XXIII: è proprio lo Spirito Santo che aggiorna la Chiesa: veramente, proprio la aggiorna e la fa andare avanti. E noi cristiani - ha concluso - dobbiamo chiedere al Signore la grazia della docilità allo Spirito Santo. La docilità a questo Spirito, che ci parla nel cuore, ci parla nelle circostanze della vita, ci parla nella vita ecclesiale, nelle comunità cristiane, ci parla sempre».
L'icona della seconda lettura dice il cammino che dobbiamo fare come cristiani. Il libro dell'Apocalisse ci fa comprendere che dobbiamo tendere alla Gerusalemme del cielo. Questa è la realtà a cui siamo chiamati a tendere. Una realtà che ci parla di ordine da un lato e di sicurezza dall'altro. Gli apostoli sono le colonna e il fondamento su cui si appoggia la grande città di Dio. Questo ci porta inevitabilmente a riflettere e meditare molto sulla forza e la grandezza del magistero dei Vescovi successori degli apostoli.
Il vescovo ha come suo primo impegno l'evangelizzazione perché da essa dipende la fede del popolo di Dio. La parola di Dio, però, ha il suo compimento nella celebrazione dei sacramenti, che sono i segni della presenza e dell'azione santificatrice di Cristo col dono dello Spirito Santo.Il vescovo, quindi, ha anche la funzione di santificare gli uomini mediante la celebrazione dei sacramenti.
Il Concilio Vaticano II afferma: "Il vescovo, insignito della pienezza del sacramento dell'ordine, è ‘il distributore della grazia del supremo sacerdozio', specialmente nell'Eucaristia, che offre egli stesso o fa offrire, e dalla quale la Chiesa continuamente vive e cresce. In ogni comunità che partecipa all'altare, sotto il ministero sacro del vescovo, viene offerto il simbolo di quella carità e ‘unità del corpo mistico, senza la quale non può esserci salvezza'. In queste comunità, sebbene spesso piccole e povere o che vivano nella dispersione, è presente Cristo, per virtù del quale si raccoglie la Chiesa una, santa cattolica e apostolica. Infatti ‘la partecipazione al corpo e al sangue di Cristo altro non fa, se non che ci nutriamo in ciò che prendiamo. Ogni legittima celebrazione dell'Eucaristia è diretta dal vescovo, al quale è affidato l'incarico di presentare il culto della religione cristiana alla divina maestà e di regolarlo secondo i precetti del Signore e le leggi della Chiesa, dal suo particolare giudizio ulteriormente determinante per la sua Diocesi (...). Essi dirigono il conferimento del Battesimo, col quale è concesso partecipare al regale sacerdozio di Cristo. Essi sono i ministri originari della Confermazione, i dispensatori degli ordini sacri e quelli che regolano la disciplina penitenziale, e con sollecitudine esortano e istruiscono il loro popolo, affinché esso nella liturgia e specialmente nel Santo Sacrificio della Messa compia la sua parte con fede e devozione" (LG n. 26).
Quindi guardiamo ai nostri Vescovi e al loro insegnamento. I fedeli devono aderire al vescovo come la Chiesa a Gesù Cristo e come Gesù Cristo al Padre, affinché tutte le cose siano d'accordo nella unità, e crescano per la gloria di Dio.

 

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