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TESTO Lo splendore della città celeste, la città di Dio dove siamo diretti

padre Antonio Rungi

VI Domenica di Pasqua (Anno C) (01/05/2016)

Vangelo: Gv 14,23-29 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Gv 14,23-29

23Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.

25Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

27Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. 28Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. 29Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.

La sesta domenica del tempo di Pasqua ci prepara alla celebrazione dell'ascensione del Signore al cielo che celebreremo domenica prossimo. Il testo del Vangelo tratto da Giovanni ci porta al momento in cui Gesù prepara gli apostoli alla sua imminente dipartita per poi rtornare di nuovo, alla fine dei tempi, per il giudizio universale: "Avete udito che vi ho detto: "Vado e tornerò da voi". Possiamo ben dire che Gesù fa far esperienza al gruppo degli apostoli della certezza della sua prima venuta con la sua costante presenza in mezzo a loro, prima durante e dopo la sua passione, morte e risurrezione, ma anche di alimentare nella loro mente e nel loro cuore la certezza che ritornerà. Nel frattempo non li lascia soli, ma assicura la sua vicinanza mediante il dono del Spirito Santo che effonde su di loro, come ricorda il vangelo di oggi. Nella docilità allo Spirito Santo, il discepolo del Signore, potrà vivere nella vera carità, nell'amore verso Dio e verso il prossimo, realizzando così la sua vera vocazione alla santificazione di se stesso e degli altri.

Il cristiano risorto con Cristo nella Pasqua annuale è davvero una creatura nuova nell'amore e nella dedizione alla causa del Vangelo, come ci attestano gli Atti degli Apostoli che ci presentano, nel testo di questa domenica, Paolo e Barnaba impegni nell'annuncio missionario. Ad essi vengono associati altri apostoli, di provata virtù, Barsabba e Silla, perché possano derimere alcune questioni sorte nel frattempo. Il confronto con gli apostoli e con la chiesa madre di Gerusalemme, la prima comunità dei credenti, guidata dall'autorevole figura di Pietro, diventa obbligatori. Da essa bisogna assumere le direttive per risolvere alcune questioni dottrinali o di comportamento quale quella della circoncisione o meno. I quattro delegati sono inviati come trasmettitori della volontà degli apostoli, mediante una lettera, sicuramente si può definirà una delle prime lettere apostoliche che, da sempre la Chiesa utilizza, per affrontare e derimere questioni dottrinali. In questa lettera si leggeva testualmente e noi la leggiamo, ancora oggi con lo stesso entusiasmo e con la stessa predisposizione dell'anima verso i contenuti racchiusi in essa, con finalità di riportare ordine tranquillità nella comunità cristiana, turbata da falsi discepoli: «È parso bene, infatti, allo Spirito Santo e a noi, di non imporvi altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie: astenersi dalle carni offerte agl'idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalle unioni illegittime. Farete cosa buona a stare lontani da queste cose. State bene!». La novità che viene proposta, il salto di qualità nell'ottica della vita cristiana che si chiede di fare è esplicitato da tre cose necessarie che vengano fate, allora, come oggi, con evidenti significati storici e etici diversi, rispetto a quei tempi: astenersi dalle carni offerte agl'idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalle unioni illegittime, cioè dall'idolatria, dalla violenza e dall'immoralità nei rapporti umani e coniugali, quali le unioni illegittime. Come siano attuali queste raccomandazioni e disposizione morali, lo comprendiamo alla luce di tante leggi civili che vengono approvate nei paesi, compresa l'Italia, che si definiscono laici, quindi senza alcuna religione di stato. L'avanzare dei cosiddetti diritti civili, pone dei seri limiti ad osservare la legge di Dio, che è contraria a tali pseudo diritti della persona umana. Sono i paradossi dei tempi di oggi, ai quali non si riesce a porre freno, perché, in molti casi, sono oltre che riconosciuti come diritti civili, vengono assimilati a veri e propri comportamenti morali veri. Il che non è assolutamente vero, perché l'idolatria è contro ogni vera religione,; la violenza è contro ogni aspirazione di pace e le unioni illegittime sono contro ogni vero discorso serio sul matrimonio o sull'affetto umano, logico tra una donna e un uomo e non più logico in altri casi. Così pure ogni infedeltà al matrimonio o alla moralità comportamentale nell'ambito eterosessuale, pone serie questioni in merito. Un aiuto per capire meglio le molteplici questioni in questo campo è venuto dalla recente esortazione apostolica di Papa Francesco "Amoris laetitia", particolarmente adatta, oggi, per comprendere il tenore e lo spessore morale della parola di Dio di questa sesta domenica del tempo di Pasqua. In definitiva, tutto quello che la parola di Dio, con la docilità allo Spirito Santo, ci chiede di fare è in quella prospettiva della salvezza eterna, di quella Gerusalemme celeste, espressione dell'Apocalisse, che indica il Santo Paradiso, descritto come luogo di preghiera, luce, pace e serenità. La descrizione particolareggiata di questa città di Dio, vista dall'Apostolo Giovanni in una delle sue visioni celestiali è davvero rassicurante per l'anima, per la mente e per il corpo, per la persona umana nella sua interezza che, così descritta, ti invoglia davvero a sperare nell'eternità ed auspicarsi che questa patria celeste giunga presto a coronare il nostro difficile e problematico cammino nel tempo. Perciò, con animo grato a Dio e colmo di speranza e di gioia cristiana, eleviamo a Dio la nostra umile preghiera: "O Dio, che hai promesso di stabilire la tua dimora in quanti ascoltano la tua parola e la mettono in pratica, manda il tuo Spirito, perché richiami al nostro cuore tutto quello che il Cristo ha fatto e insegnato e ci renda capaci di testimoniarlo con le parole e con le opere".

 

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