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TESTO Commento su Giovanni 13,31-35

fr. Massimo Rossi  

V Domenica di Pasqua (Anno C) (24/04/2016)

Vangelo: Gv 13,31-35 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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31Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. 32Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. 33Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. 34Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. 35Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

"Conoscendo Cristo, conosceremo anche noi stessi, uomini e donne, capaci di amare Dio e il mondo, come Dio li ama.": sono le ultime parole della riflessione sul Vangelo di domenica scorsa. Ritornano oggi, uscite dalla bocca di Gesù: "Amatevi gli uni gli altri, come io vi amo.".

È impressionante la capacità di Gesù di reagire alle emozioni recuperando il controllo di sé; cito testualmente: dopo aver lavato i piedi agli apostoli - a tutti e dodici! -, "Gesù si commosse profondamente e dichiarò: In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà.": Giovanni usa la stessa espressione - si commosse profondamente - per descrivere la reazione di Gesù quando Marta lo condusse al sepolcro di Lazzaro; in altre parole Gesù scoppiò in lacrime.

Ma l'umanità di Gesù cede immediatamente il passo alla (sua) divinità! Il disegno di Dio va portato a termine; l'amore infinito del Padre va manifestato a tutti i costi. Il tradimento di Giuda e, più tardi, il rinnegamento di Pietro non possono pregiudicare il compimento della salvezza; al contrario (tradimento e rinnegamento) costituiscono l'occasione per mostrare che l'amore può vincere l'odio. E, in Cristo, l'amore vince! L'incongruenza tra il gesto di Giuda e il comando di Gesù ad amarci gli uni gli altri, è solo apparente. La novità evangelica consiste proprio nel rispondere all'odio, all'ambiguità, alla violenza,... con l'amore disarmato e disarmante.

Detto così, sembra la solita frase retorica del tipo: "Mettete dei fiori nei vostri cannoni!", "Fate l'amore e non la guerra!", slogan che imperversavano nell'America fine anni 60, primi anni 70 e varcarono l'oceano per diventare una moda tra i giovani di 50 anni fa...

I giovani di oggi, mi perdonino: desidero cogliere questa opportunità per mostrare che il primato dell'amore cristiano non si può confondere con l'amore libero predicato e praticato dal movimento Hippie; due parole due, per identificare questo importante filone di pensiero: il termine "hippie" deriva da "hipster", inizialmente utilizzato per descrivere i ‘beatnik'; l'aggettivo spregiativo ‘beatnik' (Herb Caen, 1958) identificava i rappresentanti della Beat Generation, i quali intendevano prendere le distanze - ecco l'assonanza con il satellite russo Sputnik - dalla società statunitense, strizzando l'occhio alle idee comuniste. Potete immaginare lo scandalo suscitato negli States al tempo della Guerra Fredda. I Beatnik si trasferirono a San Francisco e diedero vita a una rivoluzione culturale, fondando comunità, dedite al rock psichedelico, alla trasgressione sessuale e all'uso di stupefacenti, allucinogeni e cannabis, al fine - dicevano loro! - di esplorare e allargare lo stato di coscienza...

Per figli dei fiori si intendono gli aderenti al movimento hippie, riconoscibili per i vestiti decolorati con fiori e fantasie vivacissime. Il loro ideale di pace è sintetizzato negli slogan suddetti inneggianti all'amore, in evidente controtendenza rispetto alla politica americana guerrafondaia di quegli anni.. La ricerca sfrenata della libertà era insita nel loro stile di vita. Questo movimento di pensiero, vera rivoluzione culturale, che influenzò i costumi sociali della seconda metà del secolo scorso, ispirando tutte le discipline artistiche, fu reso famoso da alcune opere cinematografiche, quali Hair, Tommy e Jesus Christ Superstar. Fu proprio quest'ultimo musical teatrale di Andrew Lloyd Webber, portato successivamente sul grande schermo, che favorì più o meno innocentemente l'equivoco di identificare o quantomeno avvicinare la persona di Gesù al movimento hippie, i valori cristiani con alcune idee socialiste, etc. etc.

Preciso subito che, contrariamente al costume della Beat Generation, la portata trasgressiva della fede cristiana consiste paradossalmente nel rifiutare ogni atteggiamento esplicitamente trasgressivo, di rottura, di polemica a priori... La pace di Cristo non si può realizzare esaltando il rifiuto sistematico come ideologia e stile di vita: rifiuto dei legami familiari, rifiuto dell'ordine sociale, rifiuto di ogni religione istituzionale, rifiuto di ogni morale, rifiuto di ogni misura e di ogni legge.

L'unica, vera istanza trasgressiva, l'unica vera novità scaturita dal Vangelo è costituita dalla logica cristiana del perdono attraverso l'accettazione della croce!

Nessun vittimismo, però! nessuna spiritualità dolorista! nessuna canonizzazione della sofferenza! Il dolore non è un valore intrinseco, è sempre un male e non si può desiderare, tantomeno predicare! chi lo fa, si allinea ai famigerati profeti di sventura e rende un pessimo servizio a Cristo e alla Chiesa. Lo ripeto: il segreto della fede è nascosto e manifesto in quell'affermazione di Gesù, in cammino verso Gerusalemme: "Chi vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua" (Lc 9,23).

Il cristiano non è un perditempo, al contrario, è uno che ama il lavoro, l'impegno serio e diuturno. Il cristiano sa giocarsi completamente in relazioni fedeli e in scelte di vita durature!

La rivoluzione eretta a principio esistenziale non ha niente a che spartire con il Vangelo! Leggetevi la Lettera a Diogneto, scritta dopo il 100, tra le testimonianze più importanti dell'antichità cristiana, vero testo fondativo della nostra identità di credenti; eccone alcuni stralci.

"I cristiani non si differenziano dal resto degli uomini né per territorio, né per lingua, né per consuetudini di vita. Infatti non abitano città particolari, né usano di un qualche strano linguaggio, né conducono uno speciale genere di vita. La loro dottrina non è stata inventata per riflessione e indagine di uomini amanti delle novità; né i cristiani si appoggiano, come taluni, sopra un sistema filosofico umano. Abitano in città sia greche che barbare, come capita, e pur seguendo nel vestito, nel vitto e nel resto della vita le usanze del luogo, si propongono una forma di vita meravigliosa e per ammissione di tutti, incredibile. Abitano ciascuno la loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutte le attività di buoni cittadini e accettano tutti gli oneri come ospiti di passaggio. Ogni terra straniera è patria per loro, mentre ogni patria è per essi terra straniera. Come tutti gli altri si sposano e hanno figli, ma non espongono i loro bambini. Hanno in comune la mensa, ma non il talamo.

Vivono nella carne, ma non secondo la carne. Trascorrono la loro vita sulla terra, ma la loro cittadinanza è quella del cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, ma, con il loro modo di vivere, sono superiori alle leggi.

Amano tutti e da tutti sono perseguitati. Sconosciuti eppure condannati. Mandati a morte, ma da questa ricevono vita. Poveri, ma arricchiscono molti. Mancano di ogni cosa, ma trovano tutto in sovrabbondanza. Sono disprezzati, ma nel disprezzo trovano la loro gloria. Sono colpiti nella fama e intanto si rende testimonianza alla loro giustizia. I cristiani amano chi li odia. E quanti li odiano non sanno dire il motivo della loro inimicizia. In una parola i cristiani sono nel mondo quello che è l'anima nel corpo.".

 

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