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TESTO La gioia dell'amore risorto

don Giovanni Berti

III Domenica di Pasqua (Anno C) (17/04/2016)

Vangelo: Gv 21,1-19 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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1Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: 2si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. 3Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.

4Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. 5Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». 6Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. 7Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. 8Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.

9Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. 10Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». 11Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. 12Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. 13Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. 14Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

15Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». 16Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». 17Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. 18In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». 19Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

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Erano tante le attese riguardo quello che papa Francesco avrebbe scritto sulla famiglia dopo i due sinodi dei vescovi di tutto il mondo nel 2014 e 2015.

"Amoris laetitia" è il titolo scelto per questo lungo e articolato scritto uscito proprio in questi giorni. Come tradizione il titolo è preso dalle prime parole latine del documento, e la scelta di metter la parola "amore" e "gioia" come inizio della questa lunga riflessione è davvero significativo.

Ho solo iniziato a leggere questo documento, lo confesso, e ho voluto soprattutto ascoltare le reazioni immediate di alcuni commentatori fuori e dentro la Chiesa. Come sempre ci vorrà del tempo per avere un quadro completo, ma è davvero interessante che prevalga in queste ore un senso di accoglienza positiva anche da chi era preoccupato che la Chiesa ancora una volta mostrasse un volto duro e fermo su questioni che riguardano tantissimi suoi figli e figlie. E il papa in questo non ha deluso. Pur non stravolgendo affatto l'impianto tradizionale su famiglia e matrimonio, ha decisamente imboccato la strada pastorale di attenzione misericordiosa alle situazioni concrete e vere della famiglia, con il suo stile che vuole la Chiesa non come un fortilizio chiuso e in difesa, ma come un "ospedale da campo", immerso nella realtà concreta limitata, fluida e concreta del mondo.

Il Vangelo di questa domenica ci presenta Gesù proprio così, risorto dai morti e nello stesso tempo immerso nella realtà concreta e limitata dei suoi fragili amici. Questi ultimi sono ritornati a pescare dopo gli eventi drammatici della morte di Gesù. E ancora una volta sperimentano la limitatezza della loro vita, fatta di fallimenti e reti vuote. E Gesù si mostra loro proprio lì dove sono e non dentro pareti sacre e lontane dalla vita. Gesù risorgendo ha mostrato che le porte tra cielo e terra, tra Dio e l'umanità, non sono chiuse e i ponti levatoi sono abbassati.

Gesù mangia con i discepoli, si mostra vivente in modo concreto e non "per finta". Ricerca ancora un legame con l'infedele Pietro, un legame di amore che sembrava dissolto con il triplice rinnegamento in quella notte del processo. Pietro è ancora lì e Gesù pure, e quest'ultimo ritorna a fidarsi e ad affidare la sua comunità al discepolo imperfetto, ma proprio per questo amato di più.

Ecco il Gesù che crediamo e annunciamo ancora oggi come Comunità di credenti che non si stacca dalla vita reale ma ci sta dentro in modo pieno e senza paure.

Papa Francesco in "Amoris Laetitia" ripete che il Vangelo chiede di non condannare e non giudicare nessuno e di evitare giudizi "troppo duri e impazienti". Ripropone una riflessione che ha già fatto molte volte, invitando i preti a non diventare "controllori della grazia", ma "facilitatori", perché "la Chiesa non è una dogana".

La comunità del Signore Risorto è chiamata a stupire il mondo con la misericordia che nasce dal Vangelo, in modo che chiunque in qualsiasi situazione di vita si trovi possa esclamare nello spirito "E' il Signore" con quella gioia che è propria dell'amore vero.

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