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TESTO Commento su 2 Cor 5,17-21

Monastero Domenicano Matris Domini  

IV Domenica di Quaresima - Laetare (Anno C) (06/03/2016)

Brano biblico: 2Cor 5,17-21 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 15,1-3.11-32

1Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». 3Ed egli disse loro questa parabola:

11Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. 12Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. 13Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. 14Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. 16Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. 17Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; 19non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. 20Si alzò e tornò da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 21Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. 22Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. 23Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.

25Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. 27Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. 28Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. 29Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. 30Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. 31Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Collocazione del brano
Il nostro cammino di Quaresima ci presenta una pagina importante della seconda lettera ai Corinti. Questa lettera presenta alcuni salti all'interno della sua esposizione. Questa cosa fa pensare che in essa si siano fuse due o più lettere di Paolo, scritte in momenti e in occasioni differenti. Il brano che leggiamo oggi fa parte della cosiddetta "lettera polemica", scritta dall'apostolo per ribadire la validità del proprio operato davanti ad alcuni predicatori arrivati a Corinto, i quali si avvalevano di una personalità affascinante e di doni soprannaturali. Paolo ricorda che seguire queste personalità è rimanere nell'uomo vecchio, nello stile del mondo che cerca il successo e i facili entusiasmi. Egli esorta invece i Corinti a diventare nuova creatura, perché c'è un vecchio che ormai è passato e c'è un nuovo a cui ormai i credenti in Cristo possono partecipare e che è passato attraverso la riconciliazione con Dio.

Lectio
Fratelli, 17se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.
I predicatori giunti a Corinto avvaloravano le proprie parole con esperienze estatiche, davanti alle quali i Corinti erano molto sensibili. Paolo nel versetto precedente a questo ricorda che tali manifestazioni sono ancora opere della carne. Il credente in Cristo invece è una creatura nuova e deve lasciare perdere le opere della carne, le cose vecchie. L'espressione nuova creatura è ripresa dagli ambienti apocalittici, nei quali si diceva che alla fine del mondo ogni persona sarebbe diventata una nuova creatura. Paolo prende il termine e lo adatta al messaggio evangelico. La nuova creatura si realizzerà alla fine dei tempi, ma già da ora chi crede in Cristo è una nuova creatura, perché l'esperienza di liberazione portata da Cristo per il singolo credente è pari allo sconvolgimento della fine dei tempi, è l'irrompere di una nuova epoca.

18Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione.
Ancora Paolo prende un termine del mondo in cui vive, per adattarlo al messaggio evangelico. Egli prende come punto di riferimento la Pax romana, l'ideale politico a cui l'impero romano aveva ispirato la sua espansione in tutto il bacino del Mediterraneo. Ma se quella era una pace imposta con la spada e il terrore, la pace di Cristo si estende grazie alla riconciliazione con il Padre, realizzata dal sacrificio di Cristo, e diffusa in tutto il mondo attraverso i ministri della riconciliazione.

19Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione.
Ovviamente una riconciliazione presuppone una situazione di inimicizia e di rottura e segnala l'iniziativa di Dio come fattore attivo di superamento. Come è giunto alla riconciliazione del mondo a sé? Attraverso il perdono dei peccati. Dio non ha più tenuto conto delle colpe degli uomini.

20In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.
In questa riconciliazione Paolo inserisce il proprio caso particolare. I Corinti lo avevano criticato, non seguivano più le sue esortazioni perché affascinati dai nuovi predicatori. Paolo ricorda che il suo messaggio non viene da lui, ma viene da Cristo, che ha riconciliato il mondo con il Padre. Egli è un ambasciatore. Egli dunque esorta in modo accorato i Corinti a riconciliarsi con lui, per riconciliarsi con Dio. Al di là della situazione concreta in cui queste parole sono state scritte vi possiamo leggere un invito rivolto a noi, l'invito a lasciarci riconciliare con Dio, a tornare pienamente a Lui, senza permettere che niente ci divida dal suo amore.

21Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.
In finale ricorda che la riconciliazione del mondo con Dio è avvenuta non solo mediante il perdono dei peccati, ma anche con la giustificazione degli uomini. Coloro che non erano giusti a causa delle loro opere, sono stati resi giusti grazie al sacrificio di Cristo. E' Lui che ci ha resi giusti. Quindi non vi sono meriti da parte degli uomini. Essi devono solo accogliere questa loro nuova condizione di essere stati giustificati e devono lasciarsi riconciliare con il Signore.

Meditiamo
- Cosa sono le cose vecchie che dobbiamo lasciarci alle spalle?
- In quali aspetti della mia vita il Signore è rimasto fuori?
- Cosa dovrei fare per riconciliarmi completamente con Lui e gioire del dono della sua misericordia e del suo amore?

 

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