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TESTO Anticipare la gioia

don Maurizio Prandi

II Domenica di Quaresima (Anno C) (21/02/2016)

Vangelo: Lc 9,28-36 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 9,28-36

28Circa otto giorni dopo questi discorsi, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. 29Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. 30Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, 31apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. 32Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. 33Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quello che diceva. 34Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. 35E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». 36Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Nella seconda domenica di Quaresima, come da tradizione, ascoltiamo il vangelo della Trasfigurazione di Gesù, il vangelo (è importante questo), nel quale viene anticipata la meta del nostro cammino: la meraviglia, lo stupore, la gioia della Resurrezione. E in questo cammino che abbiamo detto prende un po' tutta la nostra persona, tutto il nostro corpo, dopo aver domenica scorsa annusato la vita per augurarci reciprocamente una vita che profumi di vangelo, cioè una bella vita e non la bella vita, la liturgia oggi ci invita ad avere uno sguardo capace di andare oltre, uno sguardo capace di guardare e di puntare in alto. Lo si diceva già venerdì sera con alcuni pregando il vespro ed ascoltando il vangelo: le letture di questa domenica hanno questo denominatore comune il guardare oltre. Non è per (scusate l'espressione), picchiare sempre lì, ma è bello avere che ritorna spesso e ci permette di verificare del percorso fatto insieme. E' l'andare oltre le apparenze che ci veniva richiamato ieri durante l'incontro con i cresimandi da Alessandra, che da tanti anni si occupa di commercio equo e solidale: vai oltre quel che vedi, vai oltre prodotto che stai comprando, perché ci sono tanti volti dietro quel pacchetto di zucchero, tante storie. E' l'andare oltre che verrà richiamato questa sera da don Franco, parroco del carcere di Chiavari, ai giovani che parteciperanno all'incontro con lui: oltre quel delitto, oltre quella condanna, perché il tempo da vivere dentro possa diventare occasione di ri-costruzione, ri-partenza, ripresa in mano della propria vita.

Guarda in cielo, e conta le stelle se riesci a contarle... così sarà la tua discendenza... vai oltre la tua attuale incapacità a generare. E qui sento che la sterilità è quella riferita alla vita, non alla prole, è una vita che non è ancora uscita definitivamente, deve uscire fuori dalla tenda Abramo, per guardare in alto, non è bastato uscire da Ur dei Caldei, il posto dov'era nato. Tre anni fa scrivevo proprio così: Dio condusse fuori Abram e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle». Stringere un'alleanza, per Dio significa condurci fuori, farci uscire dalle nostre chiusure, indicarci orizzonti nuovi, aprire la nostra vita, invitarci a custodire la bellezza dentro uno sguardo dilatato dalla fantasia di Dio: credo che questo sia il significato dell'invito a guardare le stelle. Ma Alleanza è anche altro. Mentre il sole stava per tramontare, un torpore cadde su Abram, ed ecco terrore e grande oscurità lo assalirono. Nel momento (e chissà quanti ce ne sono e ce ne saranno) che meno noi pensiamo, cioè nel momento dell'oscurità e del terrore Dio è presente, anzi quello è il momento in cui sigilla la sua Alleanza, è il momento in cui Lui passa in mezzo e il momento della paura diventa il momento della presenza e della promessa: si era fatto buio fitto, ecco un braciere fumante e una fiaccola ardente passare in mezzo agli animali divisi. In quel giorno il Signore concluse quest'alleanza con Abram. Che bello! Il momento dell'oscurità del buio fitto, nel quale le stelle (e la promessa quindi), non le vedi più, diventa il momento nel quale la luce di Dio si fa presente per illuminare la nostra notte come illuminò la notte di Abramo. E' il momento in cui ti dice: fermo... non passare in mezzo agli animali, passo io, soltanto io... ti sarò sempre fedele! E' nella nostra concreta situazione di debolezza e di fragilità che sperimentiamo la fedeltà di Dio.

Anche san Paolo, nella seconda lettura, con quel richiamo alla cittadinanza nei cieli invita la popolazione di Filippi ad andare oltre una situazione di vantaggio. Si perché i Filippesi erano in larga parte coloni romani, veterani di guerra e per questo avevano ottenuto terre ed altri benefici. La città di Filippi era esente da varie imposte ed aveva autonomia amministrativa. Una sorta di porto franco a statuto speciale in piena Macedonia. Bello che Paolo continui a proporre modelli differenti: non è l'essere cittadini romani ciò che conta, non sono le battaglie combattute contro i nemici di Roma a far grande un uomo, ma è la battaglia da combattere contro i nemici della Croce di Gesù la cosa più urgente. Paolo e i Filippesi avevano a che fare con persone ben più pericolose di quelle che oggi vogliono togliere il crocefisso dalle aule scolastiche o dai luoghi pubblici, davvero non sono pericolosi questi. Il vero pericolo sono quelli che la Croce la vogliono togliere dal cuore e ti dicono che assolutamente no, non ha senso amare fino a dare la vita. Erano giunte a Filippi delle persone che (pensate a come la storia ha davvero corsi e ricorsi che fanno nascere delle domande forti) che facevano valere non l'amore gratuito, ma altri criteri di appartenenza alla chiesa: criteri ad esempio di natura etnica per rivendicare un grado di superiorità rispetto agli altri. Persone che si insediano nella comunità per perseguire obiettivi che nulla hanno a che vedere con la signoria di Gesù (Servizio della Parola). Anche qui, ripropongo un pensiero che sento importante richiamarmi a distanza di anni: nemico della croce è colui che dalla Croce toglie la speranza, cancella la gloria, cioè la presenza di Dio, chi vuole restringere il dato della salvezza, come se lo sguardo misericordioso di Dio non fosse rivolto a tutti, questi si comporta da nemico della croce di Cristo, perché la svuota della sua universale capacità di parlare ad ogni vita, ad ogni cuore. Nel momento della morte di Gesù, dice il vangelo che si fece buio su tutta la terra. La notte di Gesù come la notte di Abramo, un buio che impedisce di scorgere la promessa del Padre. Ma anche in quel buio, la fiaccola della fede: Padre, nelle tue mani consegno il mio Spirito e il buio diventa l'occasione per l'abbandono fiducioso, la croce diventa l'abbraccio del Padre nelle quali lasciarsi andare con la certezza di essere custodito. Credo che negare che questo dono della vita di Gesù sia per tutti è non riconoscersi in quel suo abbandono, in quel suo confidare nel Padre e lo sento come un gesto di grande e gravissima inimicizia. Paolo chiede di andare oltre, di essere intelligenti e leggere dentro quella proposta sbagliata un modello tanto seducente da annullare la forza dell'esempio di Gesù che dona la sua vita. E' necessario invece prendere una posizione per dare alla propria vita mete e direzioni differenti: una vita che ascolti, che obbedisca alla vita di Gesù.

Il vangelo invita ad andare oltre, ascoltando! Cosa è che istintivamente mi prende in questo brano di vangelo? La bellezza e la fatica di salire sul monte, la bellezza del volto di Gesù trasfigurato, la limpidezza sfolgorante delle sue vesti, l'apparizione dei due profeti più grandi che la storia del popolo d'Israele conosca: nientemeno che Mosè ed Elia, una nube che avvolge tutti... Uno dice: tanta roba! Meno male che in mezzo a tanta meraviglia che rischia di farmi desiderare di fermare l'attimo e la vita, dalla nube esce la voce del Padre che richiama discepoli ed ognuno di noi all'essenziale: guardate che ciò che veramente conta è mio Figlio, ciò che veramente conta sono le sue parole! Significativo che di fronte ad un esodo, ad un cammino faticoso, la reazione di Pietro sia quella di fermare tutto: fermarsi invece di partire! Dio chiede di andare oltre quel momento di abbagliante bellezza e mettersi in cammino per imparare ad essere ognuno di noi Trasfigurazione, ovvero, come dicevo all'inizio, anticipo di quella gioia che è meta del nostro camminare.

Vi racconto, e concludo, come due ragazzi questa settimana sono stati anticipo, per me, di questa gioia: giovedì pomeriggio dopo il tempo dello studio (ci troviamo in chiesetta con chi desidera ripassare e fare i compiti), ho chiesto a L. e M. di accompagnarmi a fare la spesa per una famiglia povera delle nostre parrocchie e mentre sceglievano loro cosa comprare mi chiedevano informazioni per cercare di prendere le cose più utili. Papà, mamma e tre bambini. Alla fine, dopo aver pagato (non con soldi miei, ma grazie alle tante persone che ci aiutano con i più bisognosi), vedo che i due fanno anche loro la coda alla cassa per comprarsi qualcosa e già, incapace come sono di andare oltre la vivacità penso: chissà che schifezze si sono comprati. Una volta arrivati alla macchina L. tira fuori dalla giacca un sacchetto di ovetti di cioccolato e me lo consegna dicendomi: don, abbiamo comprato questi per i bambini... non voglio farla più grande di quello che è, è solo un sacchetto di cioccolatini, ma vi assicuro che quel gesto mi ha cambiato non solo la giornata, ma la settimana. Siamo ancora capaci di gesti che anticipano la gioia... è stata gioia per me ed è stata gioia, vi assicuro per quei tre bimbi.

 

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