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TESTO La Trasfigurazione di Gesù sul monte

mons. Antonio Riboldi

II Domenica di Quaresima (Anno C) (21/02/2016)

Vangelo: Lc 9,28-36 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 9,28-36

28Circa otto giorni dopo questi discorsi, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. 29Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. 30Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, 31apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. 32Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. 33Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quello che diceva. 34Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. 35E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». 36Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

La prima domenica di Quaresima siamo stati vicini a Gesù, nostro Maestro nella santità, quando ‘condotto dallo Spirito' nel deserto, conobbe le tentazioni di Satana: tentazioni sottili, come sono tutte e sempre le tentazioni, che cercano di fare apparire bene il male, rifiutando così l'amicizia e l'obbedienza al vero e sommo Dio, nostro infinito Amore. Gesù, le ‘Sue scelte', le vide chiare nel silenzio del deserto, che è sempre stato, per i ‘cercatori di Dio', il luogo privilegiato per l'ascolto, nell'intensità della preghiera che è l'appassionato dialogo con Dio, in cui diventa facile dire ‘sì' a Lui e al prossimo; nella penitenza, che è come uno strapparsi di dosso le false sicurezze, se non addirittura i nostri motivi di rifiuto all'amore, come è ogni forma di egoismo, dalla ricchezza all'indifferenza, diventando disponibili ad accogliere l'Amore, itinerario alla santità.

Le tentazioni rivolte a Gesù furono ‘durissime': cercavano di portarlo a scegliere le vie facili ad un messianismo basato sulla potenza, sul prestigio, sul trionfo. Gesù scelse la via dell'umiltà, dell'annientarsi fino a dare tutto di Sé, fino alla crocifissione per la resurrezione. Nel deserto e nelle tentazioni dovevano apparire, senza possibilità di appannamento, ‘i segni concreti' e le ‘parole vere' dell'amore al Padre.

Ma le Sue scelte avevano bisogno di una conferma presso quelli che Lui aveva scelto, chiamato, gli Apostoli, che avevano accettato di seguirLo, forse sognando di fare con Lui strade trapuntate di gloria, come suggerisce sempre satana.

Le vie della povertà, del nascondimento, dell'umiliazione, del rinnegamento totale del proprio egoismo, faticavano ad entrare nelle prospettive umane degli Apostoli, e anche nostre, che amiamo vedere successi, più che fare strada ai ‘successi' del Cuore di Dio.

Da qui il grande evento della Trasfigurazione, raccontato dall'evangelista Luca:

"In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, e salì sul monte a pregare. E mentre pregava il suo volto cambiò di aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco due uomini parlavano con Lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a termine a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno, tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini che stavano con Lui..

Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: ‘Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè ed una per Elia'. Egli non sapeva quel che diceva.

Mentre parlava così, venne una nube e li avvolse; all'entrare in quella nube ebbero paura. E dalla nube uscì una voce che diceva: ‘Questi è il Figlio mio, l'eletto: ascoltatelo!'. E appena la voce cessò, Gesù restò solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono ad alcuno nulla di ciò che avevano visto". (Lc. 9, 28-36)

Lascio che sia Paolo VI a commentare questo prezioso tassello della vita di Gesù con alcuni dei Suoi Apostoli, che così potranno ricordare, soprattutto nei momenti difficili della passione, Chi davvero era Gesù e perché era tra noi. Dopo aver descritto la scena della Trasfigurazione, Palo VI afferma:

"Sul monte, Gesù intende dare un saggio di chi Egli veramente è. Perché i suoi conservino la fede, non scandalizzati, esterrefatti dalla fine triste del Maestro, decide di imprimere nelle loro anime la meraviglia vista sul Tabor... e pone dinnanzi a noi oggi una questione di grande attualità...

La domanda è la medesima rivolta da Gesù, sei giorni prima dell'evento del Tabor: ‘Chi dite che sia il Figlio dell'uomo?'. È la stessa che oggi siamo invitati a rivolgerci: Chi pensiamo sia Gesù? Chi è per noi Gesù? Sappiamo bene cosa sia nella nostra vita realmente? Alla domanda alcuni, forse molti, non sanno rispondere, non sanno che dire. Esiste come una nube opaca di ignoranza che preme su troppi. Si ha una vaga conoscenza di Gesù, non lo si conosce bene...al punto che all'offerta di Gesù di essere per tutti guida, Maestro, si risponde di non averne bisogno e si preferisce tenerLo lontano.

Ma noi, noi che crediamo in Gesù, sappiamo bene Chi è? Sappiamo dirGli una parola diretta ed esatta, chiamarLo veramente per Nome, chiamarLo Maestro, Pastore ed invocarLo quale Luce dell'anima e ripeterGli: Tu ci sei necessario, noi non possiamo fare a meno di Te, sei la nostra fortuna, la nostra gioia e felicità e speranza? Ecco il senso del racconto evangelico. Bisogna che gli occhi della nostra anima siano rischiarati, come abbagliati da tanta luce e che la nostra anima prorompa nell'esclamazione di Pietro: ‘Come è bello stare qui, davanti a Te, Signore, e conoscerTi ed amarTi!". (4 aprile 1965)

Ho avuto modo di stare vicino a fratelli che avevano un solo desiderio nella vita: ‘contemplare, stare con Gesù'... Sono tanti, più di quello che pensiamo. Gente di tutte le età, che non possono fare a meno di visitare Gesù, capaci di ritagli nella giornata per ‘stare con Gesù', per farsi rigenerare nella fede e nella gioia. Vivere, insomma, ‘stando in casa con Gesù'.

Gente serena, buona, che nulla ha a che fare con le tende che gli uomini sanno moltiplicare nelle nostre piazze e che contengono amarezza e stordimento, ma nulla che sia respiro dell'animo.

Ci sono chiese aperte anche di notte per accogliere quanti vogliano stare con Gesù... e risulta che sono soprattutto i giovani a scegliere la notte per uscire dal chiasso del mondo e della vita, e gustare il silenzio con il loro Signore e Maestro. Ci sono anime consacrate che fanno della loro vita un continuo stare con Gesù: sono le ‘adoratrici perpetue', che si danno il turno anche di notte per non lasciare mai solo Gesù.

Mia mamma, innamorata di Gesù, che aveva sempre sulle labbra e nel cuore, trovava sempre il tempo per il suo turno di adorazione durante la settimana e spesso affermava: ‘Per me Gesù è la sola gioia piena della vita'. Ecco dunque l'invito che ci viene oggi dalla Parola: diventiamo ‘tende di Gesù', sapendo e testimoniando che c'è Chi ci ama, ha cura di noi, e ci invia ad essere ‘strumenti' della Sua stessa Misericordia verso ogni fratello che pone sul nostro cammino.

 

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