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TESTO Commento su Fil 3,17-4,1

Monastero Domenicano Matris Domini  

II Domenica di Quaresima (Anno C) (21/02/2016)

Brano biblico: Fil 3,17-4,1 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 9,28-36

28Circa otto giorni dopo questi discorsi, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. 29Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. 30Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, 31apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. 32Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. 33Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quello che diceva. 34Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. 35E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». 36Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Collocazione del brano
Nella domenica in cui la Chiesa ci invita a contemplare Gesù trasfigurato sul monte, la seconda lettura ci parla della trasfigurazione che attende anche noi e si realizzerà quando Gesù verrà nella gloria. In questo terzo capitolo della lettera Paolo attacca duramente alcuni missionari giudeo-cristiani che all'interno della comunità di Filippi avevano riportato le usanze della religione israelitica (specialmente la circoncisione) e che si ritenevano perfetti. Paolo ricorda ai Filippesi che il messaggio di salvezza portato da Cristo è radicalmente nuovo rispetto alla legge di Mosè. Li esorta quindi a rimanere saldi nel vangelo che lui ha predicato loro con la parola, ma soprattutto con l'esempio, nell'attesa di essere uniti definitivamente a Cristo nella sua gloria.

Lectio
17Fratelli, fatevi insieme miei imitatori e guardate quelli che si comportano secondo l'esempio che avete in noi.
Paolo nei versetti precedenti ha parlato della sua esperienza. Da fiero membro del popolo di Israele, grazie all'incontro con Cristo ha cambiato completamente il suo modo di vedere le cose, non si sente un arrivato, ma si sforza di seguire il suo modello, Gesù, al fine di poter rimanere sempre con lui. Perciò Paolo chiede ai Filippesi di imitare l'esempio suo e di quelli che hanno predicato il vangelo con lui. Anche lui ha imitato gli apostoli, c'è una catena di imitatori, un esempio che si passa da credente a credente, che aiuta tutti a raggiungere la vera meta.

18Perché molti - ve l'ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto - si comportano da nemici della croce di Cristo.
Una sola è la via da seguire. Le altre sono da evitare, poiché vi sono alcuni che cercano proseliti e presentano una religiosità che sembra seria, ma che in realtà va contro la croce di Cristo, il suo vangelo. Paolo parla di lacrime, è estremamente accorato perché vede il grande danno fatto da questi predicatori che riportano i credenti a pratiche religiose che non portano alla salvezza.

19La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il loro Dio. Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra.
Di fatto questi andranno in perdizione, poiché non si aprono alla vera via della salvezza. Le parole di condanna di Paolo sono dure. Essi hanno per Dio il loro ventre, perché si fermano alle osservanze alimentari giudaiche, che riguardano appunto solo il ventre. Si vantano di essere perfetti perché seguono queste prescrizioni, ma dovrebbero vergognarsene, poiché in fondo si tratta solo di cose esteriori, sono solo questioni pratiche, della terra.

20La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo,
I cristiani invece hanno ben altro a cui guardare. Essi vivono le cose della terra, certo, ma come se abitassero in terra straniera, con il cuore e il desiderio volto alla loro vera patria. Questa patria è nei cieli, quindi il credente si apre con la fede al mondo della grazia di Dio. La speranza e la gioia cristiana sono fisse in Lui. C'è un'attesa, ma c'è già un'anticipazione di questa pienezza, della salvezza che Gesù ci ha portato.

21il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose.
Come risorto Gesù possiede la stessa potenza divina di Signore dell'universo. A lui dunque ci si può affidare, trasfigurerà il nostro corpo, cioè ci renderà partecipi della sua gloria.

4 1Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete in questo modo saldi nel Signore, carissimi!
Chiudendo la sua esortazione Paolo chiama i Filippesi fratelli carissimi. Egli era molto affezionato alla comunità di Filippi. Davvero in questa comunità aveva trovato una fede viva, molto affetto e soddisfazioni apostoliche. Erano la sua gioia e la sua corona, quindi sarebbe stato duro per lui perdere una comunità così fervente solo per un nostalgico ritorno alle consuetudini antiche. Egli ricorda dunque loro di rimanere saldi e di non lasciarsi sviare.

Meditiamo
- A cosa si ispirano i propositi che ho fatto per questa Quaresima? Cosa voglio raggiungere?
- C'è qualcuno che mi ha aiutato nella mia crescita nella fede e che sto imitando?
- Attendo la trasfigurazione del mio corpo?
- Chi è la mia gioia e la mia corona? Per quali motivi?

 

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