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TESTO Commento su Dt 26,4-10; Lc 4,1-13

Carla Sprinzeles  

I Domenica di Quaresima (Anno C) (14/02/2016)

Vangelo: Lc 4,1-13 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 4,1-13

1Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, 2per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. 3Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». 4Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo».

5Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra 6e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. 7Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». 8Gesù gli rispose: «Sta scritto: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto».

9Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; 10sta scritto infatti:

Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo

affinché essi ti custodiscano;

11e anche:

Essi ti porteranno sulle loro mani

perché il tuo piede non inciampi in una pietra».

12Gesù gli rispose: «È stato detto: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».

13Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

Amici, siamo giunti alla quaresima, cerchiamo di coglierne un senso.
Chiediamoci: chi siamo? Qual è la nostra fonte?
Viviamo in contatto con la nostra origine fontale?
Ci fidiamo dell'Amore come il piccolo appena nato, si abbandona senza riserve fra le braccia di chi lo ama? Solo allora si scopre la gioia di essere figli di un Padre amoroso!
Per questo io faccio risuonare dentro di me un versetto del salmo 131 "Io resto quieto e sereno: come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è in me l'anima mia."
Come a Gesù non sono state risparmiate difficoltà e tentazioni, anche noi dovremo fare i conti con la "croce"; la sua solidarietà con la nostra umanità e la totale apertura al Padre rappresentano anche per noi la forza che può sorreggerci nel cammino.

DEUTERONOMIO 26, 4-10
La prima lettura è tratta dal Deuteronomio, dove viene sottolineata la fede in Dio: da lui viene ogni sostentamento; solo a lui va rivolta la riconoscenza e ogni forma di culto.
In pochi e semplici versetti sono percorsi tutti i maggiori passaggi storici del popolo ebraico e le gesta di liberazione compiute da Dio.
Questa confessione di fede avviene davanti all'altare nel momento della festa annuale delle primizie a Dio, riconoscimento che quei frutti della terra sono un dono che viene da lui.
La storia è un luogo in cui Dio opera, il male è presente, è rappresentato dal nostro limite e dal nostro rifiuto ad essere trasparenza del bene.
Se il male è presente nella storia, Dio è a fianco degli esseri umani, per stabilire continuamente l'amicizia e la sua alleanza.
Ricordando che "mio padre era un arameo errante.."Israele deve confessare che non è un popolo nativo della terra che abita, che è dono di Dio. La liberazione dall'oppressione egiziana avviene per mano di Dio. Israele viene condotto alla terra promessa attraverso il deserto, non l'ha scelta o conquistata da sé.
In tutto il testo rieccheggia che tutto viene da Dio, tutto è benedizione divina, anche i passaggi difficili della storia lo sono, se vissuti sotto lo sguardo divino.
In tal senso lo stesso culto di rendimento di grazie per i benefici ottenuti, non è un rito propiziatorio.
La fede biblica riposa sulla coscienza di una relazione tra Jahveh e il suo popolo, tra Dio e ogni essere umano.
Prendiamo coscienza che il cammino quaresimale proposto quest'anno ha sullo sfondo il tema della relazione tra Dio e l'uomo.
Impariamo a dialogare con lo Spirito che è in noi e con noi in ogni momento della giornata.

LUCA 4, 1-13
La pagina del vangelo è ricca di insegnamenti.
Gesù, dopo il battesimo, unto dallo Spirito, andò nel deserto per riflettere, per decidere che orientamento prendere.
Era stato discepolo di Giovanni, il battesimo aveva sigillato questo periodo di discepolato, ma aveva delle riserve nei confronti del modo di agire e di certe impostazioni del maestro, tanto è vero che poi nella sua predicazione e nel suo modo di svolgere la sua missione avrà dei tratti molto diversi da quelli di Giovanni, che insospettiranno Giovanni in prigione.
Quindi Gesù stava maturando una scelta: che orientamento dare?
Quando c'è una scelta da compiere ci sono alternative che si presentano.
E' lo spazio dell'illusione: quando dobbiamo fare una scelta si presentano costantemente delle possibilità illusorie, frutto della nostra immaginazione, frutto dei nostri istinti, frutto delle opinioni comuni, della cultura del tempo.
Gesù si è trovato a vivere questa situazione e allora va nel deserto.
Ogni scelta dev'essere avvolta dal silenzio della riflessione e dalla preghiera.
Quando noi preghiamo, non è che sollecitiamo Dio a fare qualcosa per noi, perché lui ha fatto tutto nel suo presente, siamo noi che ci apriamo alla luce che già ci avvolge e che ci attraversa, ma che trascuriamo.
Con la preghiera ci sensibilizziamo, entriamo nella stessa lunghezza d'onda di Dio, per cui invade la nostra vita e vediamo le cose in modo nuovo.
La preghiera trasforma noi e cambia noi!
La storia, la situazione che viviamo, esige che di fronte ad ogni problema sappiamo raccoglierci, riflettere, fare silenzio e metterci in ascolto, leggere i segni.
Per questo Gesù andò nel deserto e rimase a lungo a riflettere e a pregare.
"Quaranta" è un numero simbolico, che richiama i quarant'anni nel deserto, per indicare la lunghezza del tempo necessario per accogliere la parola-azione di Dio e discernere le scelte da fare. Ogni giorno dovremmo trovare "un tempo" per riflettere, pregare perché noi accogliamo a piccoli frammenti la verità, richiede sempre un dialogo, un confronto con la Parola.
Gesù si è trovato in questa situazione: stava programmando l'annuncio del Regno e si trovava di fronte a tante scelte possibili, però molte di quelle scelte erano illusorie.
Le tentazioni sono queste anche per noi!
Cerchiamo di avere gratificazioni, applausi, riconoscimenti, cerchiamo di essere sostenuti e sono sostegni illusori.
Non dobbiamo pensare che questo brano sia la narrazione di ciò che Gesù ha vissuto nel deserto.
Questo racconto rappresenta una meditazione sulle tre tentazioni del popolo ebraico nel deserto: la tentazione del pane, quando volevano tornare in Egitto, perché lì almeno avevano il cibo assicurato; la tentazione di Massa e Meriba, quando misero alla prova Dio, per vedere se realmente voleva proteggerli e guidarli alla terra promessa; infine la tentazione dell'idolatria, quando, tardando Mosè a scendere dal monte, pensarono di essere stati abbandonati e si costruirono il vitello d'oro, come simbolo del Dio del luogo.
Le tre tentazioni del popolo ebraico vengono prese come simbolo delle diverse difficoltà che Gesù ha incontrato nella sua vita.
Dio non è come gli imperatori romani che addormentavano il popolo dandogli pane e giochi.
Ci chiede invece di collaborare alla sua creazione, lavorando per portarla a compimento, lottando per trasformare il male in una dinamica di vita.
Lottare contro gli ostacoli fa crescere.
Il male fa parte della vita, come l'ombra risponde alla luce.
Il sogno di onnipotenza, che pensa di colmare il vuoto con qualsiasi mezzo, dal denaro al sesso, dalla droga alla bulimia, è invece l'infantile rifiuto di crescere, di assumersi le proprie responsabilità.
L'uomo, come risponde Gesù al tentatore, non si nutre di solo pane, ha bisogno di entrare in contatto col proprio vuoto per trovare la sua dignità nel perseguire il bene collaborando con il Creatore.
Dopo la tentazione dell'onnipotenza, viene quella del potere usurpato a Dio, prostituendosi a un idolo, cioè a qualsiasi persona o traguardo che si pone a posto del sommo bene, dal quale si attende tutto. L'unico potere reale è la vittoria sul male, data a chi rimane con il Signore.
L'ultima tentazione è quella di risolvere i problemi della vita con prestazioni miracolistiche attraverso le quali Dio diventerebbe strumento della gloria umana.
Persino la preghiera se è magica e pretende di piegare la realtà al proprio volere, mentre le leggi del creato sono lo spazio dove l'uomo trova la sua vera dignità, quella di figlio prediletto, al punto che gli angeli lo servono.

Iniziamo questo nuovo periodo, curando la nostra relazione con Dio, il nostro nemico è la paura di non farcela, di essere abbandonati a noi stessi, del fallimento, della sconfitta, ma la nostra risorsa è la fiducia riposta in Dio, nel suo amore, nella sua provvidenza, più che lo sforzo di volontà, che potrebbe portarci a frustrazione.

 

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