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TESTO Ecco, io vengo, Signore, per fare la Tua volonta' (177)

don Remigio Menegatti  

II Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (16/01/2005)

Vangelo: Gv 1,29-34 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Gv 1,29-34

In quel tempo, Giovanni, 29vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! 30Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. 31Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».

32Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. 33Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. 34E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Per comprendere la Parola di Dio alcune sottolineature

La prima lettura (Is 49,3.5-6) riporta la risposta del servo di Dio che avverte la chiamata. Ancor prima di essere nato è stato amato da Dio. Il suo compito è duplice: a favore dei suoi fratelli ebrei, per riunire al Signore il popolo eletto; e per tutti gli uomini, perché anche coloro che abitano all'estremità della terra siano illuminati dall'amore di Dio e sconfiggano con la sua luce le tenebre della paura ed della morte.

Il vangelo (Gv 1,29-34) riporta le parole del Battista che indica ai suoi discepoli Gesù come "l'agnello di Dio che toglie il peccato del mondo", e lo presenta come "il Figlio di Dio". Il Battista l'aveva scoperto nel Giordano: mentre lui battezzava Gesù, Dio stesso aveva consacrato il falegname di Nazaret, inviando su di lui il suo Spirito per renderlo capace della missione. Gesù è venuto per fare la volontà del Padre.

Salmo 39

Ho sperato: ho sperato nel Signore
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
lode al nostro Dio.

Sacrificio e offerta non gradisci,
gli orecchi mi hai aperto.
Non hai chiesto olocausto e vittima per la colpa.
Allora ho detto: «Ecco, io vengo.

Sul rotolo del libro di me è scritto,
che io faccia il tuo volere.
Mio Dio, questo io desidero,
la tua legge è nel profondo del mio cuore».

Ho annunziato la tua giustizia
nella grande assemblea;
vedi, non tengo chiuse le labbra,
Signore, tu lo sai.

L'esperienza della sofferenza porta a invocare il Signore; la salvezza che viene sperimentata conduce alla lode. Una lode così grande che non sono sufficienti i canti e le preghiere già conosciute; serve sia il canto nuovo, unito alla fedeltà a Dio. Si sa bene infatti che anche l'offerta di sacrifici di ringraziamento è vuota se manca la fedeltà dell'uomo come risposta alla fedeltà di Dio.

La testimonianza offerta nell'assemblea liturgica aiuta a condividere con altri il dono ricevuto, così da stimolare la fede e la fiducia in coloro che da ascoltatori possono diventare testimoni dell'amore di Dio. Il Magnificat di Maria è un "canto nuovo" per dire il grazie e la lode; un canto a cui fanno eco "tutte le generazioni" che riconoscono nella Vergine Madre la donna beata.

L'autore della Lettera agli Ebrei, soprattutto nel capitolo 10, suggerisce un'importante spiegazione di questo salmo: lo pone sulle labbra di Gesù stesso e spiega anche con questo "canto nuovo" la missione di Gesù.

Un commento per ragazzi

Se nella partita decisiva ci lasciano in panchina o non siamo nel sestetto base...non siamo molto felici. Agli occhi dei compagni e degli spettatori, in particolare genitori e amici che seguono ogni partita, possiamo apparire come poco in forma o non adatti a quella gara. Se però succede che veniamo inseriti nel momento cruciale della partita, e le nostre azioni risultano determinanti per la vittoria,...è tutta un'altra musica.

Gesù appare solo alcuni secoli dopo la chiamata di Abramo, l'uscita dall'Egitto, il re Davide... Forse corriamo il rischio di pensare che il Figlio di Dio sia stato mandato sulla terra solo per rimediare il peccato di Adamo. Pensando così che senza il peccato dell'uomo non ci sarebbe stata l'incarnazione del Figlio di Dio. Gesù non è una riserva, nel senso che il Padre si vede costretto a "mandarlo in campo" solo davanti a un risultato decisamente minore del previsto, ad una possibile sconfitta. Il Figlio di Dio è venuto tra noi prima di tutto per farci conoscere il vero volto di Dio. È divenuto uomo per ricordarci il grande valore che ogni uomo, piccolo e grande, povero e ricco, giovane e anziano, ha di fatto. Siamo amati da Dio, siamo tutti suoi figli. E se rischiamo di dimenticarlo, o di voler far senza lui – questo può essere il vero peccato – allora il Figlio ce lo ricorda così che diventi la bella notizia. Il vangelo,... appunto!

La volontà di Dio non è prima di tutto la morte di Gesù; sarebbe un Dio difficile da capire, lontano dall'immagine vera di un Padre buono. Gesù ha parlato del Padre e del suo amore per noi, senza tenere la reazione e il rifiuto di tanta gente. E non diamo la colpa né al popolo degli Ebrei, né a quelli che allora vivevano attorno a Gesù. Il peccato inteso come rifiuto è anche il nostro, quello che viviamo senza preoccuparcene molto, tanto "sono cose da poco" diciamo. E sono le cose che rischiano di farci perdere la grande partita della vita. Allora entra in campo il campione, voluto e preparato proprio per questo. La storia prima di lui, da Abramo in poi, era solo una prima parte della gara, che prevedeva l'inserimento del giocatore che avrebbe risolto in maniera positiva e definitiva tutta la partita, portando alla vittoria la squadra di Dio. Che poi è la squadra in cui giochiamo noi.

Fermarsi ad ammirare il campione è già positivo. Conoscere le sue imprese e far festa è un buon inizio. Molto meglio se poi noi impariamo a giocare come lui; vediamo il suo stile e lo imitiamo. Anche noi infatti siamo chiamati a "fare" la volontà. Ce lo ricordiamo ogni volta che diciamo la preghiera dei figli di Dio, quella che Gesù ci ha insegnato. È come dire al Padre, "ecco, anch'io, dopo e con Gesù, vengo a fare, o padre la tua volontà".

Non scriveranno libri sulle nostre opere; almeno non qui in terra. Ma nel "libro della vita" il nostro nome è già scritto. Si tratta di renderlo "glorioso" aggiungendoci tante belle scelte. Quelle che Gesù ha fatto e insegnato. A cominciare dal servizio, perdono, fedeltà, obbedienza, generosità. Cose così.

Un suggerimento per la preghiera

Signore, il mio canto nuovo, è vivere le parole che ti dico ogni giorno e prego con la comunità alla domenica: "sa fatta la tua volontà".

Sono io, con i miei familiari, amici, compagni di scuola, del gruppo parrocchiale e associativo, che posso e voglio fare anche ogni la tua volontà.

E avrò la gioia di vincere con te la grande sfida che vede contrapposti nel campo della vita il bene e il male. Con te il bene vince, se anch'io do il mio contributo.

Libri di don Remigio Menegatti

 

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