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TESTO Va', profetizza al mio popolo

padre Antonio Rungi

XV Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) (12/07/2015)

Vangelo: Mc 6,7-13 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Mc 6,7-13

7Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. 8E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; 9ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. 10E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. 11Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». 12Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, 13scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

La liturgia di queste domeniche ci parla, sotto vari aspetti, di profeti e di profezia. Oggi è il profeta Amos, protagonista della prima lettura di oggi a parlarci della sua chiamata e del suo ministero in mezzo al popolo di Israele, al quale lo invia il Signore proprio con la missione di profetizzare. Lui un semplice mandriano si trova a svolgere una missione, nel nome del Signore, al di sopra delle sue possibilità. A Betel dove egli esercita questo ministero non lo vogliono, addirittura gli fanno capire di andare via e profetizzare altrove. Il il profeta Amos, scelto e designato dal Signore a questo compito non viene meno al suo impegno davanti a Dio e continua per la sua strada. L'invito da parte di Amasia di lasciare il territorio, in realtà diventa per lui in motivo in più per portare a compimento la missione ricevuta dal Signore. Nell' ottica della missione che si comprende anche il testo del vangelo di questa XV domenica del tempo ordinario, nel quale si parla appunto il mandato missionario affidato da Gesù ai suoi discepoli. Una missione non facile anche perché il missionario del vangelo deve confidare pienamente nella grazia di Dio e nella forza che viene dall'alto e non nei mezzi umani e materiali. Sprovveduti di tutto, ma ricolmi dello spirito, essi devono andare di villaggio in villaggio a portare la parola della speranza, della gioia e della pace. In questa azione apostolica non sono solitari allo sbaraglio, né individui che vanno a predicare a titolo personale, ma ci devono andare in compagnia, almeno due, segno della comunione ecclesiale e del mandato che la stessa chiesa affida loro oggi e sempre nel campo dell'evangelizzazione. La solitudine missionaria non è espressione di comunione ecclesiale. Certo le circostanze storiche e gli avvenimenti della vita hanno portato spesso i missionari a rimanere da soli o ad essere pionieri nell'evangelizzazione di nuove zone e popoli missionari, ma anche in questi casi estremi, l'opera missionaria era ed è rimasta espressione della Diocesi, della congregazione religiosa da cui proveniva quel missionario o della parrocchia in caso di fedele laico. Essere sprovveduti di mezzi materiali, ma pieno e ricchi di mezzi spirituali, questi sono e saranno i missionari di sempre che la chiesa invia o conferma nel mandato in ogni parte del mondo. Oggi, la chiesa si è giustamente attrezzata anche con i new media per portare il vangelo fino all'estremità della terra, ma ciò che può fare una visita pastorale, come quella che sta compiendo Papa Francesco nell'America Latina, in questi primi giorni del mese di luglio 2015, non lo può fare nessuna trasmissione radio-televisiva, giornale o rivista. Il contatto diretto con le popolazioni, la vicinanza ad esse, soprattutto nei momenti di bisogno rivelano il vero animo missionario non solo del Papa, dei Vescovi, dei sacerdoti, dei religiosi, ma di tutti il popolo santo di Dio. Quattro regole fondamentali devono quindi guidare i missionari: lavorare insieme, in equipe e non come lupi solitari; avere il necessario e l'essenziale; fermarsi nei luoghi e presso persone di stimata virtù; camminare per incontrare le sofferenze e guarire le malattie delle persone che sono nelle reali difficoltà spirituali, morali e materiali.

La nostra preghiera oggi, sia il testo della lettera di san Paolo Apostolo agli Efesini che costituisce, tra l'altro, uno dei brani biblici che accompagna la nostra preghiera personale e comunitaria nella liturgia delle ore e che fa parte del nostro patrimonio spirituale personale, dal quale non bisogna mai allontanarsi per cercare altre soluzioni o soddisfazioni nella nostra vita di credenti.

Rendiamo lode e grazie al Signore per quanto ci dona ogni giorno, per quanto riusciamo a fare nella vita alla sua gloria e sostenuti dalla sua grazia. Chiediamo perdono, se nella nostra vita non sempre sentito la missione come la priorità di ogni nostra azione, ma l'abbiamo relegata all'ultimo posto dei nostri impegni di vita cristiana. Non c'è cristiano se non è missionario e missionario secondo il cuore di Cristo e nel pieno rispetto del mandato di Cristo e della Chiesa. Preghiera perché tutti i missionari siano davvero pastori coraggiosi, liberi da ogni compromesso, e generosi nel servire Cristo, la Chiesa e l'umanità, specialmente quella più povera e sofferente nel corpo e nello spirito.

 

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