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24 Dicembre (24/12/2014)

Vangelo: Lc 1,67-79 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Nessuno potrà mai parlare di Dio, narrare la sua gloria, dire le sue opere se lo Spirito del Signore non è in lui. Ognuno dice di Dio in misura della potenza dello Spirito di Dio che abita e dimora in lui. Narrare Dio, raccontare Dio, vedere Dio nella storia, profetizzare le sue opere presenti e future, è solo opera sua. Noi tutti siamo come Sansone. Quando lo Spirito del Signore lo afferra lui è irresistibile. Lo Spirito si ritira e tutti prevalgono sopra di lui. Lo Spirito ritorna e lui diviene l'uomo dalla forza sovrumana. Diviene capace di qualsiasi forza. È "onnipotente".

Intanto la capigliatura che gli avevano rasata cominciava a ricrescergli. Ora i prìncipi dei Filistei si radunarono per offrire un gran sacrificio a Dagon, loro Dio, e per far festa. Dicevano: «Il nostro Dio ci ha messo nelle mani Sansone nostro nemico». Quando la gente lo vide, cominciarono a lodare il loro Dio e a dire: «Il nostro Dio ci ha messo nelle mani il nostro nemico, che devastava la nostra terra e moltiplicava i nostri caduti». Nella gioia del loro cuore dissero: «Chiamate Sansone perché ci faccia divertire!». Fecero quindi uscire Sansone dalla prigione ed egli si mise a far giochi alla loro presenza. Poi lo fecero stare fra le colonne. Sansone disse al servo che lo teneva per la mano: «Lasciami toccare le colonne sulle quali posa il tempio, perché possa appoggiarmi ad esse». Ora il tempio era pieno di uomini e di donne; vi erano tutti i prìncipi dei Filistei e sul terrazzo circa tremila persone fra uomini e donne, che stavano a guardare, mentre Sansone faceva i giochi. Allora Sansone invocò il Signore dicendo: «Signore Dio, ricòrdati di me! Dammi forza ancora per questa volta soltanto, o Dio, e in un colpo solo mi vendicherò dei Filistei per i miei due occhi!». Sansone palpò le due colonne di mezzo, sulle quali posava il tempio; si appoggiò ad esse, all'una con la destra e all'altra con la sinistra. Sansone disse: «Che io muoia insieme con i Filistei!». Si curvò con tutta la forza e il tempio rovinò addosso ai prìncipi e a tutta la gente che vi era dentro. Furono più i morti che egli causò con la sua morte di quanti aveva uccisi in vita. Poi i suoi fratelli e tutta la casa di suo padre scesero e lo portarono via; risalirono e lo seppellirono fra Sorea ed Estaòl, nel sepolcro di Manòach suo padre. Egli era stato giudice d'Israele per venti anni (Gdc 16,22-31).

Così è per Zaccaria. Lo Spirito del Signore si ritira da lui per la sua incredulità e lui diviene muto. Non parla. Non narra le opere di Dio. Non le racconta. Non le dice. Parla a gesti. Lo Spirito di Dio lo investe con potenza e lui diviene il cantore della storia della salvezza. Vede Dio che viene con potenza nella nostra storia per la sua salvezza e redenzione. Vede il Messia presente. Vede il bambino che deve andare innanzi al Messia per preparargli la strada. Vede in pienezza di fede e di verità.

Oggi vi è una teologia morta, incapace di narrare Dio, dire la sua grandezza, raccontare le sue opere, non quelle di ieri, bensì quelle di oggi. È il segno che lo Spirito Santo non è con la teologia. Vi è solamente l'uomo o muto come Zaccaria oppure cieco come Sansone. Se non chiediamo con grande umiltà e purezza di cuore allo Spirito del Signore che ci pervada con la sua divina ed eterna sapienza e intelligenza, avremo sempre una parola morta. La parola di Dio è però viva, perché eternamente vivificata dal suo Santo Spirito. Teologia, parola, Spirito Santo devono essere una cosa sola. Se divengono tre cose, la parola sarà sempre di morte e non di vita. Sarà una parola di uomini, mai diverrà parola di Dio. Non può perché l'uomo è senza lo Spirito Santo. È fuori di Lui. Non è in Lui. È lo Spirito che rende viva ogni parola dell'uomo.

Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, innestateci nello Spirito Santo.

 

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