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TESTO Signore, aumenta in noi la Fede

mons. Antonio Riboldi

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XXVII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (03/10/2004)

Vangelo: Lc 17,5-10 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 17,5-10

In quel tempo, 5gli apostoli dissero al Signore: 6«Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.

7Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? 8Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? 9Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? 10Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Stiamo vivendo tempi di forti tensioni sociali, a tutto campo, vale a dire senza esclusioni, di nazioni, fino alla cronaca di violenza quotidiana.

Pare proprio che l'uomo abbia perso ogni impronta di creatura fatta da Dio "a sua immagine e somiglianza": un uomo che Dio ha come estratto dal profondo del Suo Cuore e chiamato a condividere amore e felicità. Ci siamo forse scordati che, come figli di Dio, il senso della nostra vita è quello di essere amati e di amare.

C'è davanti a noi il terrorismo, che è una vera guerra globale, e può colpire chiunque e dovunque, senza guardare in faccia a bambini, come in Ossezia, o gente che lavora per lenire le piaghe del terrore, come capitò alle due Simona.

Vicino al terrore - sottolinea il Santo Padre – c'è un mondo che muore di fame e di sete per la violenza e l'egoismo di chi ha e non chiama alla "sua tavola" chi non ha.

Si ha la sensazione che sia di oggi il lamento del Profeta Abacuc, vissuto lontanissimo da noi, vale a dire nel VI secolo avanti Cristo, "che ci offre alla riflessione seria un lamento dell'uomo ed una risposta di Dio. Ieri, oggi.

"Fino a quando, Signore - prega il profeta - implorerò e non ascolti: a te alzerò il grido "violenza!" e non soccorri? Perché mi fai vedere l'iniquità e resti spettatore dell'oppressione? Ho davanti rapina e violenza, ci sono liti e si muovono contese".

Ed ecco la risposta del Signore: "Il Signore rispose e mi disse: Scrivi la visione e incidila bene nelle tavolette, perché la si legga speditamente. E' una visione che attesta un termine, parla di una scadenza e non mentisce: se indugia attendila, perché certo verrà e non tarderà. Ecco soccombe colui che non ha l'animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede" (Ab l,2-3;2,2-4).

E' dei deboli di fede cedere al pessimismo, vedendo quella che si pensa come impassibilità di Dio, rinuncia alla sua onnipotenza, incapacità di entrare nella storia dell'uomo. Ci siamo dimenticati, forse, che l'amore del Padre non ha limiti: la sua tenerezza è la sola luce che dà fiducia, ancora oggi, nonostante tutto. Non è Dio che ha abbandonato l'uomo, ma siamo noi che abbiamo creduto impunemente di liberarci di Dio, per quell'insensato uso della libertà che, anziché essere le braccia aperte all'amore, diventa quella oppressione e violenza di cui parla il profeta.

Non dimentichiamolo mai: Dio continua a volerci bene, e tanto, come solo un Padre amatissimo sa fare. Forse "scuote la testa", di fronte alle aberrazioni dell'uomo, che sono l'immenso mare di lacrime di oggi.

Ma chi veramente ha fede, partecipa sì al dolore, ma sa che l'uomo non è Dio e che il futuro è nelle Sue mani...per fortuna! Lo sanno tutte le anime dei giusti, che vivono ancora oggi di fede - e sono tanti - anche se non fanno rumore.

Una fede che arriva a scoprire la gioia del Padre nella sofferenza e nel martirio. E' bello leggere quello che una martire del nostro tempo disse un giorno, Annalena Tonelli, assassinata in Africa, dove era andata a portare speranza ai diseredati:

"Lascio l'Italia, dopo avere prestato servizio per sei anni ai poveri della mia città. Trentatre anni dopo grido ancora il Vangelo della speranza con la mia sola vita e brucio dal desiderio di continuare a gridarlo così, fino alla fine. Questa è la mia passione di fondo, insieme a una passione invincibile per le creature ferite e minorate senza colpa, al di là della razza, della cultura e della fede. Voglio, e volevo, servire solo Cristo. Quando mi decisi a partire per l'Africa, tutto mi era contro. Ero giovane, e dunque non degna di ascolto e di rispetto. Ero bianca, e dunque disprezzata dagli indigeni di altro colore. Ero cristiana, e dunque rifiutata e temuta. Poi non ero sposata, un assurdo in quel mondo in cui il celibato non esiste e non è un valore per nessuno. Ma io, ripeto, volevo seguire Cristo e nulla mi interessava di più".

E Cristo, lo sposo che cercava, la raggiunse nel martirio. Che fede! Arrossiamo tutti davanti a tanta fede e comprendiamo che è questa fede la sola risposta all'oggi.

E' la risposta che Dio dà alle nostre inquietudini, la stessa che diede ad Abacuc: "Scrivi la visione...E' una visione che attesta un termine, parla di una scadenza e non mentisce: se indugia attendila, perché certo verrà e non tarderà".

E' la risposta che Gesù dà agli apostoli, oggi, che chiedono: "Signore, aumenta la nostra fede". E Gesù, con la sicurezza di Dio, che noi non possediamo, afferma: "Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: sii sradicato e trapiantato in mare, ed esso vi ascolterebbe" (Lc 17,5-10).

Ma cosa si intende per fede, oggi? "Spesso nel linguaggio ordinario – scrive Paolo VI - si dice che uno conserva la fede, quando ancora ammette certe formule religiose ben poco precise, che sono come un sedimento residuo di una istruzione catechistica dimenticata e di una osservanza religiosa decaduta, ma dotata di qualche occasionale reviviscienza. E' questa, purtroppo la fede di molta gente del mondo odierno, una fede di abitudine, una fede convenzionale, una fede non capita e poco praticata, una fede incoerente con il resto della vita e perciò noiosa e pesante. Non è del tutto morta, ma per niente viva...Fede è una risposta al dialogo di Dio, alla sua Parola, alla sua rivelazione. E' il "sì", che consente al pensiero divino di entrare nel nostro: è l'adesione dello spirito, intelletto e volontà...per l'autorità trascendente di una testimonianza, quella di Cristo, a cui non solo è ragionevole aderire, ma intimamente logico, per una strana e vitale forza persuasiva, che rende l'atto di fede estremamente personale e gioioso".

Difficile forse essere, oggi, uomini, giovani, donne di fede, ma "credere", ossia dire "sì" al Verbo di Dio, è come sentirsi nelle sue braccia, che a volte fanno sentire la dolcezza del riposo, a volte la durezza della croce, ma, sempre, ti danno quella sicurezza che fa della vita un camminare con Dio, verso Dio.

La nostra vita allora diventa, come è nel Vangelo di oggi, un diventare "servi", se vogliamo inutili, ma che si prestano all'azione del Padre. Non pretendono di costruire una mondo a misura di poveri uomini, che sanno fare disastri, ma si lasciano volontariamente usare da Dio, perché è Lui e solo Lui quello che dà alla vita la pienezza di senso, e la certezza del futuro, che è Lui stesso.

E' una fiducia che spiega le tante audacie dei santi, di tutti i tempi, che sembra non conoscessero le nostre difficoltà o angosce, per la semplice ragione che erano nelle braccia di Dio. Non importa quale sia il ruolo o il che cose chiedeva o chiede il Padre. E' famosa la frase di Madre Teresa, che si definiva "dito prestato alla mano di Dio, perché Lui scriva la storia del Suo Regno". Il Card. Ballestrero, che fu cardinale a Torino ai nostri tempi, cui mi legava una grandissima amicizia e stima, un'anima veramente di fede e di Dio, così pregava: "Quale sarà il mio posto nella casa di Dio? Lo so, non mi farai fare brutta figura, non mi farai sentire creatura che non serve a niente: perché Tu sei fatto così: quando ti serve una pietra per la tua costruzione, prendi il primo ciottolo che incontri; lo guardi con infinita tenerezza, e lo rendi quella pietra di cui hai bisogno: ora splendente come un diamante, ora opaca e ferma come una roccia, ma sempre adatta al tuo scopo.

Che farai di questo ciottolo che sono io? Di questo piccolo sasso che tu hai creato e lavori ogni giorno, con la potenza della tua pazienza, con la forza invincibile del tuo amore trasfigurante? Tu fai cose inaspettate, gloriose. Getti le cianfrusaglie e ti metti a cesellare la mia vita. Se mi metti sotto un pavimento, che nessuno vede, ma che sostiene lo splendore dello zaffiro, o in cima a una cupola, che tutti guardano, e ne restano abbagliati, ha poca importanza. Importante è trovarmi ogni giorno là dove tu mi metti, senza ritardi.

E io, povera pietra, senta di avere una voce. Voglio gridarti, o Dio, la mia felicità di trovarmi nelle tue mani, malleabile, per renderti servizio, per essere tempio della tua gloria".
Che uomo di fede!

 

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