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TESTO Con uno Spirito nuovo in questo mondo

padre Antonio Rungi

Pentecoste (Anno A) - Messa del Giorno (08/06/2014)

Vangelo: Gv 20,19-23 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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19La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». 20Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». 22Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. 23A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

La solennità della Pentecoste ci invita a vivere le vicende della chiesa e del mondo con uno spirito nuovo.

Cosa vuole dire questo è facile indicarlo. Bisogna abbandonare le cose vecchie, come tutto, ed aprirsi alle cose nuove, in quanto lo Spirito del Signore rinnova la faccia della terra. Infatti, nel salmo responsoriale di questa giornata di festa, preghiamo con espressioni mirabili da un punto di vista spirituale: "Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra".

Rinnovare la faccia della terra nella misura in cui rinnoviamo la nostra faccia, non quella esteriore, che curiamo molto da un punto di vista estetico, ma la faccia del cuore, quella che ci identifica come persone, capaci di essere strumenti di novità per se stessi e per gli altri.

Troppo "vecchiume" circola tra di noi, sia nel nostro modo di pensare che di agire. Il cristiano che si lascia condurre dalla Spirito di Cristo svecchia ogni cosa e rende giovani le varie situazioni e istituzioni. Noi come chiesa abbiamo bisogno di svecchiarci e di togliere dalla nostra faccia le tante rughe del male e dell'abitudine ad agire per il male e non per il bene.

Ecco: rinnovare la faccia della terra significa rinnovare il nostro modo di pensare ed agire come cristiani e come chiesa. Quante povertà morali e spirituali nella nostra ed altrui vita quando non siamo docili all'azione dello Spirito e la Pentecoste è celebrata solo nella liturgia, anche in modo solenne, con veglie e preghiere, ma non è celebrata nella vita, quando si tratta di dare un impulso nuovo e una spinta più forte per indirizzare verso il meglio le tante situazioni della vita corrente.

Ricordandoci di quanto ci viene detto da San Paolo Apostolo nel brano della seconda lettura di oggi, tratto dalla Prima Lettera ai Corinzi, dobbiamo avere la piena consapevolezza che non siamo battitori liberi nella chiesa, ma lavoriamo insieme per il bene di tutti e con il contributo carismatico di tutti. La ricchezza dei doni e dei carismi non fa altro che aumentare il grado di accettazione della Chiesa. Una chiesa uniformata su certi schemi, perde la sua creatività e la sua perenne novità. La chiesa deve essere in sintonia con i carismi che lo Spirito Santo genera al suo interno. In essa c'è posto per tutti i carismi, se questi non vengono abortiti prima della loro nascita e riconoscimento ufficiale. Nella pluralità dei carismi e nella diversità dei doni, noi costruiamo la vera famiglia di Dio nel mondo, ognuno con il proprio spazio di realizzazione ed affermazione non di se stesso, ma della comunità cristiana.

Gesù promettendo lo Spirito Consolatore, prima di ascendere al cielo, raccomanda alcune fondamentali cose per vivere al meglio questi incontri periodici. I frutti dello Spirito Santo sono la misericordia, il perdono e la pace. Chi non ha lo spirito del Signore non sarà mai una persona di pace, in pace e capace di perdonare. Certo, si fa riferimento al ministero della riconciliazione, alla confessione, che deve essere sincera e deve esprimere un sincero pentimento. Ma al di là del valore indiscutibile del sacramento della penitenza, c'è un perdono più profondo quando nasce dalla convinzione che tutti siamo peccatori e nessuno può ergersi a giudice e giustizialista degli altri.

Chiediamo al Signore di apportare a noi gli stessi benefici che lo Spirito Santo concesse agli apostoli quando discese su di essi, riuniti in preghiera insieme a Maria nel cenacolo. Il dono di farsi capire nell'unico e con l'unico linguaggio del vangelo. Questo dono è prezioso soprattutto oggi in una babele di tante infondate notizie ed informazioni. Stare dalla parte della verità, che lo Spirito Santo ci illumina a perseguire sempre in ogni situazione della vita, non fa altro che accrescere in noi il desiderio delle cose che contano davvero in questo mondo e per il possesso della vita eterna.

Sia questa la nostra comune preghiera in questo giorno di festa in cui lo Spirito Santo fa nuovo il volto degli uomini e della terra: "O Padre, che nel mistero della Pentecoste santifichi la tua Chiesa in ogni popolo e nazione, diffondi sino ai confini della terra i doni dello Spirito Santo, e continua oggi, nella comunità dei credenti, i prodigi che hai operato agli inizi della predicazione del Vangelo". Amen.

 

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