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TESTO E ha suscitato per noi un Salvatore potente

Movimento Apostolico - rito romano  

Natale del Signore - Messa della Vigilia (24/12/2013)

Vangelo: Lc 1,67-79 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Mt 1,1-25

1Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. 2Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, 3Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, 4Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, 5Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, 6Iesse generò il re Davide.

Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Uria, 7Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abia, Abia generò Asaf, 8Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia, 9Ozia generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechia, 10Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosia, 11Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.

12Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, 13Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, 14Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, 15Eliùd generò Eleazar, Eleazar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, 16Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.

17In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici.

18Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. 20Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; 21ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

22Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:

23Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio:

a lui sarà dato il nome di Emmanuele,

che significa Dio con noi. 24Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; 25senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù.

Chi legge la storia della salvezza, noterà che vi sono in essa due agenti: Dio e l'uomo. Dio è l'Agente che non si stanca mai di elevare verso l'alto la sua creatura fatta da Lui a sua immagine e somiglianza. L'uomo invece è l'agente che mai si stanca di distruggere ciò che Dio sempre cerca di risollevare, rinnovare, ricostruire, rialzare.

È questa una lotta, un combattimento che durerà sino alla fine della storia. Poi le sue forze saranno separate in eterno. Dio sarà con coloro che si saranno lasciati ricostruire da Lui. Chi invece non si sarà lasciato rifare, rimodellare dal Signore, sarà abbandonato per sempre alla sua nullità spirituale e fisica. Diventerà vanità eterna, in una morte senza fine, che mai lo consumerà e mai lo ridurrà al nulla.

Meditando sugli eventi che sono verità eterna del mistero del Santo Natale, vedo oggi me stesso e con me molti altri cristiani, che cantiamo solo liturgicamente il mistero della salvezza. Lo cantiamo come lo canta Zaccaria, in modo mirabile nella sua storia passata e attuale, ci dimentichiamo però che manca la nostra fede storica, concreta, effettiva, di partecipazione con tutte le forze del nostro spirito e della nostra anima.

Zaccaria a questo mistero non diede la sua fede. Rimase muto per ben nove mesi. Solo ora gli si scioglie la lingua. Dopo che ogni parola proferita dall'Angeli Gabriele si è puntualmente avverata. È un canto perfetto per quanto riguarda l'opera del Signore. Imperfetto per quanto invece attiene alla sua fede.

Pensiamo per un attimo alle nostre stupende liturgie, ai nostri odoranti incensi, alla polifonia dei nostri canti, alle infinite cerimonie che regolano ogni nostro movimento attorno all'altare del Dio Onnipotente, pensiamo a tutti questi gesti che si compiono. Tutto è studiato alla perfezione. Ognuno è chiamato a recitare la sua parte con scrupolosa osservanza. È tuttavia questa liturgia e ritualità spesso è vuota. Cosa Manca? La nostra fede, la nostra carità, la nostra speranza.

Manca il nostro cuore, la nostra anima, il nostro spirito, spesso neanche il nostro corpo è presente, perché trasportato in altri luoghi dalle nostre infinite distrazioni. Cantiamo l'opera di Dio, ma noi non siamo l'opera di Dio. Celebriamo Dio che opera meraviglie di salvezza, ma noi non siamo la meraviglia salvata da Dio. Gridiamo al Signore che è salvatore potente, ma no rimaniamo nel nostro fango di peccato e di morte.

Zaccaria, suo padre, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo: «Benedetto il Signore, Dio d'Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo, e ha suscitato per noi un Salvatore potente nella casa di Davide, suo servo, come aveva detto per bocca dei suoi santi profeti d'un tempo: salvezza dai nostri nemici, e dalle mani di quanti ci odiano. Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri e si è ricordato della sua santa alleanza, del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, di concederci, liberati dalle mani dei nemici, di servirlo senza timore, in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i nostri giorni. E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell'Altissimo perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza nella remissione dei suoi peccati. Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, ci visiterà un sole che sorge dall'alto, per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell'ombra di morte, e dirigere i nostri passi sulla via della pace».

Il canto di Zaccaria è perfetto. Ad esso non manca nulla. Vi è racchiusa tutta la storia della misericordia di Dio verso il suo popolo e l'umanità intera. È però un canto al quale lui non può aggiungere la sua fede. Ora chiediamo: al canto del Natale che si innalza nelle nostre chiese e nelle nostre case, possiamo aggiungere noi la nostra fede oppure esso è un canto stupendo ma senza l'opera stupenda che siamo noi, perché ancora siamo nel peccato e nella distruzione della nostra umanità? La nostra bocca canta senza il cuore e la mente, oppure il canto sgorga dal più profondo della nostra anima che è divenuta dimora di ogni Parola di Dio? Siamo noi il frutto del mistero che celebriamo, o celebriamo il mistero rimanendo noi assenti al mistero, perché ancora facenti parte della vecchia umanità e del vecchio peccato che ci uccide?

Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci parte vera del mistero.

 

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