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TESTO Adozione nazionale e adozione internazionale

Riccardo Ripoli  

Martedì della XXXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno I) (19/11/2013)

Vangelo: Lc 19,1-10 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 19,1-10

1Entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, 2quand’ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, 3cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. 4Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. 5Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». 6Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. 7Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». 8Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». 9Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. 10Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto

Quante persone vorrebbero prendere in adozione un bambino, quante si mettono in moto, magari chiedendo anche prestiti o accendendo mutui, per un'adozione internazionale, più facile e più veloce da perseguire rispetto a quella nazionale.

Viaggi della speranza, spesso finiti male con bambini abbandonati dopo l'adozione, non più voluti perché non corrispondenti ai canoni culturali, non in linea con le aspettative di coloro che pagando sono andati a prendersi un bambino in Brasile, Bolivia o in altri paesi.

Sono tantissimi i bambini abbandonati dalle famiglie adottive (si parla per paesi sudamericani di un abbandono vicino al cinquanta per cento), costretti ad entrare nel circuito dell'affido, ormai grandi e non voluti da nessuno, abbandonati a sé stessi per un capriccio di chi, troppo alla leggera, era andato a prenderli nel loro paese di origine.

Quale sia la motivazione di queste famiglie non l'ho ancora capito. Desiderio di un figlio? L'impossibilità ad averne di propri? Non certo il voler togliere un bambino da una brutta situazione, non prendiamoci in giro. Se così fosse non si andrebbe fino in sudamerica a spendere fra i trenta e i sessantamila euro da mettere in mano alle organizzazioni dell'uno e dell'altro paese, ma nemmeno se fossero mille o duemila. Se veramente si volesse aiutare un bambino, se veramente fossimo convinti che la nostra vita potrebbe essere donata ad piccolo esserino che ha tanto sofferto, non si andrebbe così lontano, ma si dovrebbe cercare di utilizzare al meglio le nostre risorse. Ci sono tanti bambini in Italia da accogliere. Come dite? L'adozione nazionale non è praticabile? Tempi di attesa troppo lunghi? E' la risposta che mi sento sempre dare, ma è una scusa per mascherare il proprio egoismo. Le famiglie che vanno all'estero, diciamoci la verità, vogliono un bimbo in adozione che sia piccolo piccolo. Nessuno, o quasi, vuole un bambino già grande o, peggio che mai, un ragazzo adolescente.

Se foste sulla riva di un lago e vedeste dei bambini grandicelli che stanno affogando, e nello stesso tempo vedete altri bimbi più piccoli abbandonati ai margini del bosco dalla parte opposta del lago. Se aveste a cuore la salute di un bimbo non avreste dubbi chi dovreste salvare, quelli che sono maggiormente in pericolo, quelli che stanno affogando nelle acque gelide, quelli che hanno bisogno di maggior cure una volta tolti dall'acqua, quelli per i quali occorre far presto prima che muoiano. Invece non è così. In molti passano accanto al lago, sentono le grida dei ragazzi ma fanno finta di non sentire, vedono le loro braccia agitarsi ma fanno finta di non vederli, vedono la loro sofferenza ma fanno finta che stiano bene, vedono che potrebbero far qualcosa per loro ma fanno finta che altri si occuperanno della loro vita. Passano, vanno dall'altra parte, vanno a prendere uno di quei piccoli. Perché? Perché non aiutare chi ha più bisogno di noi? Perché non investire il nostro tempo e le nostre risorse nei bambini vicini a noi, italiani o stranieri che siano. Perché non accogliere un adolescente? C'è in giro la leggenda metropolitana, supportata dal silenzio dei media, che in Italia non ci siano bambini da adottare? Ma è la cosa più falsa che si possa sentire. Bambini ce ne sono tantissimi, ma non sono piccoli, non hanno pochi mesi o pochi anni, hanno già un loro passato, son già stati a scuola, hanno già visto troppe cose brutte, sono abbandonati e soli al mondo, figli di quei bambini che in passato nessuno ha voluto aiutare preferendo andare dalla parte opposta del lago. Non solo bambini in affidamento, ma tanti, tantissimi bimbi da prendere in adozione. Proprio qualche giorno fa parlavo con un magistrato di un tribunale dei minori per una ragazza di diciassette anni, da tre anni in comunità, in attesa da sempre di una famiglia che la accolga e la protegga, ed anche lui mi diceva del suo sconforto, della pena per i bambini che già ad otto/nove anni nessuno vuole, considerati da tanti già come futuri delinquenti.

Non giudico nessuno, ma ognuno di voi si faccia un esame di coscienza e pensi se ha fatto tutto il possibile per accogliere almeno un bambino nella propria famiglia, se sarebbe disposto a prendere in casa propria un ragazzo con problemi perché aiutare chi non ha problemi quale senso ha se ci sono migliaia di ragazzi che stanno affogando e per i quali domani sarà troppo tardi?

 

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