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TESTO Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi

Riccardo Ripoli  

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XXXII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (10/11/2013)

Vangelo: Lc 20,27-38 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 20,27-38

In quel tempo, 27si avvicinarono a Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: 28«Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. 29C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. 30Allora la prese il secondo 31e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. 32Da ultimo morì anche la donna. 33La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». 34Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; 35ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: 36infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. 37Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. 38Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

Forma breve (Lc 20, 27.34-38):

In quel tempo, disse Gesù ad alcuni8 sadducèi, 27i quali dicono che non c’è risurrezione: 34«I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; 35ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: 36infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. 37Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. 38Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

Adolescienza, scelte che segnano la vita

Tra ragazzi a scuola il lunedì mattina ci raccontavamo cosa avessimo fatto nei fine settimana e quando dicevo che ero stato a Messa erano in molti a scuotere la testa, a commentare "è roba da vecchi". Passava il tempo e crescendo molti dei miei amici, come è normale nella vita, avevano le loro sofferenze, dalla ragazza che li lasciava alla morte di un nonno o di un genitore, dalla malattia di un figlio ad un'operazione da dover affrontare e più di una volta capitava che si rivolgessero a Dio, che lo pregassero perché li aiutasse e sostenesse nel momento difficile che stavano attraversando. Allora non era più Dio dei vecchi, dei morti, ma era Dio capace di guarire, consolare, indicare una strada, fare un miracolo.

Quando un ragazzo vive la propria adolescenza all'interno della famiglia vede solo il male, le regole da rispettare, le ristrettezze, i vincoli, vivendo con irrequietezza ogni singolo giorno cercando il modo di scappare da quel mondo che è di vecchi, di gente che non lo capisce, di persone che non vogliono il suo bene ma solo dare imposizioni. In molti scappano, specie nella mia esperienza di affido, per cercare altrove la felicità senza accorgersi che la bellezza della vita è quella dove ci si vuole bene pur dovendo sopportare e fare dei sacrifici.

Sono ormai diversi mesi che Rebeka se n'è andata da casa nostra, stufa della vita che conduceva da noi, scocciata dei doveri che ogni giorno le venivano rammentati, desiderosa di un'esistenza piena di spensieratezza, con tante gioie e nessun dovere. Se non lo ha già fatto si accorgerà che la vita reale è fatta più di doveri che di piaceri, che per conquistare un momento di felicità si deve sudare e non poco. Quanti ragazzi di ieri, oggi uomini e donne, rimpiangono le scelte fatte da giovani, quante occasioni perse per volersi divertire, per non dover seguire le regole. Quanti ragazzi hanno rifiutato lavori per i quali dovevano svegliarsi presto, fare fatica, impegnarsi, quanti hanno smesso di studiare per andare nelle sale gioco o a giro con gli amici, e quanti oggi sono a piangere per quelle scelte, oggi che sei milioni sono i disoccupati e già a trent'anni sei considerato vecchio perché è finita l'età dell'apprendistato, oggi che le aziende chiedono la laurea per fare il rappresentate dei loro prodotti.

Noi siamo come questi giovani, ci allontaniamo da Dio, sputiamo sulle sue regole, lo consideriamo Dio dei vecchi, Dio dei morti, per poi avere in seguito tanti rimpianti. Se però nel lavoro non si torna indietro, se l'età è passata e non trovi lavoro, Dio c'è sempre e si può tornare da Lui anche se lo abbiamo deriso, abbandonato, insultato. Dio c'è perché è Dio dei vivi, di coloro che hanno bisogno di Lui, di quelli che hanno la forza e il desiderio di cambiare strada, la capacità di chiedere scusa e lasciarsi andare tra le sue braccia.

Non si può tornare alla nostra adolescenza, ma si può tornare da Dio

 

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