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TESTO Commento su Primo Re 17, 6-16; Ebrei:13, 1-8; Matteo. 10, 40-42

don Raffaello Ciccone  

VI domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore (Anno C) (06/10/2013)

Vangelo: 1 Re 17, 6-16; Eb13, 1-8; Mt 10, 40-42 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Mt 10,40-42

40Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. 41Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. 42Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

1 Re 17, 6-16
Elia è il grande profeta in conflitto con il re Acab e la regina Gezabele, sua moglie, proveniente dalla Fenicia e missionaria decisa del culto della sua terra. Elia annuncia una prolungata siccità per la punizione che viene data al re, tutto dedito agli dei Fenici. Infatti l'esempio del re condiziona e influenza il popolo che perciò abbandona la fede di Israele nell'unico Dio per seguire gli dei della Fenicia. Durante questo flagello, per un primo momento, il profeta si nasconde presso il torrente Cherit e i corvi gli portano pane e carne: in modo straordinario, mattino e sera. Ci si rifà all'alimentazione del popolo d'Israele nel deserto, nel tempo della liberazione, ricordata nel libro dell'Esodo (16,8.12). Quando poi il torrente si secca per la siccità che si prolunga nel tempo, Elia si dirige verso Zarepta, un paese vicino a Sidone, a 15 km, sulla costa fenicia. Il Signore suggerisce di rivolgersi ad una vedova. Effettivamente il profeta incontra una povera donna e ad essa chiede acqua e cibo, garantendo che il Signore avrebbe provveduto per tutto il periodo della siccità.
Elia si è spostato in una zona pagana, la terra di origine della regina Gezabele. Se da questa può venire la sua rovina, attraverso un'altra donna, questa volta vedova e povera, viene la sopravvivenza.
Dio gioca di fronte ai tiranni, aiutando i poveri che sanno provvedere a coloro che libereranno il suo popolo. Nel salmo 146,9 si dice "Il Signore protegge lo straniero, egli sostiene l'orfano e la vedova, ma sconvolge le vie degli empi". Gesù richiama quest'episodio per rimproverare al suo popolo il rifiuto che viene opposto ai profeti e alla Parola di Dio (Luca 4,25-26). E mentre disapprova l'incomprensione di Israele, garantisce che i benefici messianici saranno riservati ai pagani che accoglieranno il messaggio, riservato a tutti gli uomini e donne.
Ci si ritrova qui, di fronte al compito dell'accoglienza, un elemento fondamentale che la comunità cristiana, dall'inizio, ha sempre praticato. L'esempio è stato accolto dal Primo Testamento, a cominciare da Abramo che accoglie Dio, che si presenta come un viandante anonimo sotto l'aspetto di 3 personaggi che passano accanto alla sua tenda. Per l'ospitalità, offerta gratuitamente e spontaneamente, questi personaggi ricambiano, come dono di riconoscenza, con l'annuncio che Abramo avrebbe generato un figlio nella sua vecchiaia. L'ospitalità genera vita.
Una bellissima riflessione di J. Danielou ci fa ricordare che l'ospitalità si contrappone alla guerra: «L'umanità ha compiuto un passo decisivo, e forse il passo decisivo, il giorno in cui lo straniero da nemico (hostis) è divenuto ospite (hospes)». Se accolgo un povero, l'altro mi considererà sempre un amico e avrà riconoscenza. La guerra nasce da chi ti odia, da chi si sente rifiutato, non da chi ti offre ospitalità. L'ospitalità, in tutte le sue forme, contiene e mantiene la vita.
Lettera agli Ebrei Ebrei:13, 1-8
Con il cap.13 siamo giunti alla conclusione della "lettera agli ebrei." Essa diventa particolarmente ricca di suggerimenti pastorali e di brevi raccomandazioni pratiche. Si potrebbe suddividere in ammonizioni sulla vita sociale (vv 1-4), nel raccomandare il distacco dai beni materiali e la fiducia in Dio, (vv 5-6), e, infine, nella fedeltà agli esempi dei capi e alla dottrina (vv 7-10).
La persecuzione, che la comunità sta sopportando, incoraggia maggiormente ad essere solidali ed accoglienti. E viene fatto un accenno a personaggi misteriosi che sono ricordati nel Primo Testamento come aiuto a persone che vanno aiutate: dall'ospitalità dei tre viandanti ospitati da Abramo (Gen 18,3), sopra ricordata, all'angelo che rassicura e suggerisce comportamenti adatti alla nascita di Sansone (Giud 13,22), all'arcangelo Raffaele (Tobia 5,4 ss), compagno di viaggio di Tobia, che si mostrerà, poi, risolutore di molti drammi e di molti incidenti familiari.
Si raccomandano i prigionieri e coloro che sono maltrattati: sono due attenzioni e sollecitudini particolarmente importanti e significative anche per il nostro tempo (l'affollamento delle carceri, la giustizia troppo lenta, i maltrattamenti delle donne e dei bambini, il pericolo del terrorismo contro innocenti e le persecuzioni contro credenti; e l'elenco continua).
Una serie di raccomandazioni, pur breve ma particolarmente importante per questa comunità, è il comportamento verso la santità della vita coniugale. Il contesto pagano rende facile e plausibile una condotta scorretta di libertinaggio e di adulterio. Oppure, al contrario, alcune sette religiose rifiutano il matrimonio stesso e i rapporti tra coniugi vengono rifiutati perché indegni di credenti.
L'autore biblico ricorda perciò che bisogna rifiutare l'adulterio e valorizzare il rapporto di amore fedele di famiglia.
Una nuova ammonizione ricorda il distacco dalle ricchezze, dall'avarizia e un sufficiente equilibrio per accontentarsi di quello che si ha. I testi citati fanno riferimento alla garanzia che Mosè offre a Giosuè per la conquista di Canaan (Deut 31, 6.8) e che il Signore stesso offre a Giosuè all'inizio del suo compito (Gios 1,5); "Non ti lascerò e non ti abbandonerò". La risposta del credente è ripresa dal Salmo118,6: "Il Signore è il mio aiuto, non avrò paura. Che cosa può farmi l'uomo?".
Infine il brano incoraggia ad avere presente il dovere di riconoscenza e di amore "verso i capi".
Hanno evangelizzato tutti coloro che ora sono gli aderenti alla Comunità cristiana, hanno dimostrato, attraverso la Parola di Dio, annunciata e praticata, il valore della fede e il significato di una docilità profonda al Signore. Il fatto che si ricordi il termine della loro vita di responsabili di una Comunità fa pensare che, fino in fondo, sono stati leali e fedeli, probabilmente fino al martirio, diventando un luminoso esempio di rettitudine e di fede. La loro fedeltà è stata a Cristo. Così tutta la comunità cristiana è ricondotta all'unico esempio che è Gesù: immutabile nella sua preesistenza, nella sua presenza nella storia, nel suo ritorno glorioso: "Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre" (v 8).
La conclusione apre il brano dogmatico successivo sulla dottrina (13,8-15). In questo abbraccio del tempo in cui Gesù mantiene e manifesta la sua grande presenza fedele, ci sentiamo profondamente accolti.
Matteo. 10, 40-42
Ci ritroviamo a leggere una piccola parte del compito della Comunità cristiana. E' la conclusione della riflessione sulla missione del capitolo 10, il secondo dei cinque grandi discorsi di Gesù ai discepoli, riportato da Matteo, che racchiude in sé il compito del missionario-discepolo di annunciare il messaggio di Gesù. Già nel primo dei discorsi (cc5-7) che sintetizza le scelte fondamentali delle "beatitudini" come criteri di vita dei seguaci di Gesù, si intravede la linea di operosità: Gesù manifesta ai discepoli la novità che porta, essi maturano con Lui la ricchezza della Parola, lentamente, ma sanno che poi quella Parola dovrà essere trasmessa alla gente. "Gesù, vedendo le folle, Gesù salì sul monte, si pose a sedere si avvicinarono a Lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: "Beati i poveri di spirito..." (Mt5,1-2). Così il messaggio, offerto ai discepoli, prima di tutto, perché lo custodiscano nella sua interezza e pienezza, non deve restare per una èlite, ma affidato in mani sicure, deve venir offerto a tutti, proprio attraverso i discepoli che hanno vissuto con Lui e quindi hanno condiviso non solo i pensieri, ma anche le scelte, i timori, la fame, subendo odi e rifiuti e accettando gli entusiasmi delle folle. Ma per portare il messaggio ci vuole stile, metodo, scelte. Perciò questo secondo discorso (c 10) sviluppa suggerimenti, stili, proposte e atteggiamenti interiori "del discepolo, del profeta e del piccolo".
Gesù inizia:
- Delinea la missione (10,1-16).

- Ricorda la difficoltà della fedeltà per la persecuzione (10,17-25).

- Incoraggia alla continuità senza smarrimenti, impegnandosi a non temere (10,26-33.
- Mantiene la linea di esigenze radicali (10,34-39).

- Infine prepara l'accoglienza dei missionari (10,40-42).
Accogliere un discepolo significa accogliere Cristo, e quindi accogliere Dio Padre. Nel giudaismo chi porta il messaggio incarna la stessa persona che lo invia (10,40). "L'inviato di un uomo è come l'uomo stesso".
L'accoglienza avrà una ricompensa come quella del missionario. Il verbo "accogliere" è proposto sei volte, tante volte quanti i giorni necessari per la creazione dell'uomo e della donna (Gen 1). I discepoli sono definiti con richiami suggestivi: profeti, giusti, piccoli.
Sono categorie esistenti nella prima comunità cristiana. Il profeta, personaggio particolarmente attivo nel Primo Testamento, trasmette le parole e la volontà di Dio, penetra nei significati e nella presenza dei segni di Dio nella storia, sa vedere dove altri vedono oscurità.
I giusti sono probabilmente le persone coerenti e seriamente impegnate nella volontà del Padre.
I piccoli sono i discepoli di Gesù. Essi sono e debbono rimanere piccoli, umili, semplici, aperti, perché di persone come loro è il Regno dei cieli (19,14)
Questo è il compito che Gesù ci affida. Ma non possiamo manipolare il messaggio, né glorificarci del suo contenuto come se quello fosse frutto delle nostre azioni, Solo Gesù deve restare al centro delle proprie attese e delle proprie fedeltà poiché la missione apostolica è l'estensione nel tempo e nello spazio della missione di Gesù. L'apostolo è solo mediatore, destinato a scomparire. Non contano le sue qualità intellettuali e morali, la sua genialità e la sua persona. Conta ciò che trasmette da parte di Gesù.

 

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